Uno zaino, un sacco a pelo, qualche mappa, un taccuino, una macchina fotografica. E via, senza tanti programmi. Un puntino rosso che si perde sulla cartina d’Europa. Una particella che scivola tra i rivoli della rete ferroviaria europea, ecco cosa sei.

InterRail. Un mito che resiste da generazioni.

Qualche tappa fissa, certo: la città che avresti sempre voluto visitare (Berlino? Stoccolma? Lisbona?), la meta simbolica che ti attrae da secoli (Capo Nord? Granada? Istanbul?), il parco naturale dei tuoi sogni (Abisko? Tarta? Plitvice?) oppure un mare improbabile. Che so, ti dici: «Voglio fare il bagno nel Mar Baltico»,  rimedi un costume e parti, direzione Danzica. Coraggio e voglia d’avventura: non serve altro. Il biglietto da sé offre la possibilità di andare ovunque con poco, in treno e in nave (ad esempio con il celebre traghetto Stoccolma-Helsinki o attraverso i collegamenti marittimi in Grecia) – tutto compreso in un unico biglietto valido in tutta Europa.  È un low-cost, ma non è un low-cost: costa poco, ma si può comprare in stazione, allo stesso prezzo, cinque minuti prima della partenza. Il ritmo di viaggio è insieme lento e spedito: se da un lato si può cambiare città da un giorno all’altro, tendendo quindi a esplorare molti luoghi senza soffermarsi a lungo, il treno, a differenza dell’aereo, favorisce osservazione (godersi un paesaggio dal finestrino è molto più di un film al cinema) e socializzazione.  Inoltre, nessuno vieta all’interrailer di fermarsi più del previsto in un luogo, se dovesse sentire di farlo.

È sufficiente una vaga idea sull’inizio e sulla fine, perché il durante verrà da sé, costruito via via, a ogni passo,  in ciascun chilometro di rotaie percorso. Un durante che sarà una sorpresa continua, soggetto a decisioni repentine, scatti improvvisi verso un binario, consigli di un viaggiatore incontrato in ostello, ispirazioni del momento. Si arriva un giorno in un luogo senza sapere dove si finirà il giorno successivo. L’essenza dell’InterRail si concentra in questa libertà. Un approccio che sovverte totalmente i dettami consumistici dell’all-inclusive, dell’ultra-comfort, e dei pacchetti viaggio preconfezionati che  spesso si rivelano incubi ad aria condizionata.

Chi l’ha provato, descrive il suo primo interrail come l’esperienza più intensa della propria vita. Un rito d’iniziazione, a ogni età. Un susseguirsi di immagini, suoni, odori, volti e luci. Un’impresa che lascia il segno. Materiale su cui commuoversi.

Mi presento, sono Jacopo, scrivo da Roma e di InterRail ne ho fatti quattro, di cui due in solitaria. Se non si fosse capito, non ne ho ancora abbastanza. Non mi stufo mai di raccontare le mie esperienze di viaggio e con la nascita di NBM ho l’opportunità di condividerle.

Nei miei prossimi post proverò a spiegare cos’è, questo InterRail. Come funziona. Quale tariffa scegliere. Come raggiungere il confine italiano (le tratte nazionali non sono comprese nel prezzo, quindi conviene pianificarle ad hoc per risparmiare). Cosa portarsi. E con chi andare.

(La foto in alto & in home page è stata scattata da Joel a Toronto, in Canada)