Lucia Dolci, Magenta (Italia)

Mi chiamo Lucia Dolci, ho ventotto anni e sono un ingegnere. Tutti dicono che sono un ingegnere anomalo. In fondo, penso, meglio così.
Faccio foto con vecchie reflex 35mm.
Negli USA ci sono andata da sola, con uno zaino da 75 litri e una Nikkormat FTn con l’obiettivo 50mm. Ho comprato i rullini lì, da Walgreens perchè costavano meno. Viaggio leggera io.

2,800 miglia

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email a Rossella del 22 ottobre (Rossella è il mio capo):
“Cara Rossella,
da domani sono in ferie. Ho preso un paio di settimane per andare a trovare mio fratello, che studia alla University of Minnesota, a Minneapolis. Vado a vedere come se la sta cavando lassù da solo. Intanto che ci sono, magari visito un’altra città. Ti avverto che se non torno è perchè mi sono fermata lì, magari a vendere gelati sulla spiaggia a San Francisco.
Lucia”

email a Rossella dell’8 novembre, due settimane dopo:
“Cara Rossella,
sono rientrata oggi a Malpensa e mi sto sforzando di ignorare il jet-lag.
Sono arrivata a Minneapolis/St Paul dopo 24 ore tra voli e scali vari. Mi sono bastati 3 giorni per accertarmi che mio fratello sta bene. Va molto d’accordo con le cheerleaders e non so se ce la farà a uscire dal giro delle confraternite prima di rientrare in Italia. Ho preso un volo interno per Seattle,WA e ho deciso che un giorno andrò a vivere lì. Quando attraversi il Puget Sound sul battello, l’aria in faccia è talmente forte che non ti fa respirare. Come passano la notte di Halloween a Portland, OR te lo racconto un’altra volta. Ho cercato di dormire durante le 10 ore sull’autobus tra l’Oregon e la California, ma un enorme ispanico ubriaco mi si è accasciato addosso. Sono arrivata a Merced, CA, e del giaccone imbottito non sapevo più che farmene: sole e palme, in mezzo al nulla. Lì le strade non hanno un nome, hanno le lettere. Ho preso un cheesburger vero e mi sono addormentata da Starbucks. Sul pullmino per lo Yosemite ho parlato con un nativo. Si è presentato come Leonard, ma sua nonna da piccolo gli ha dato un nome che suona simile a “Usha-Lu”, perchè è così che nella loro lingua chiamano gli orsi quando cercano di afferrare qualcosa. Miriam, è biologa e scala le montagne. Di lavoro fa la guida e ci ha portati in giro per il parco con il van dell’ostello. Ho scoperto che esistono dei fiorellini bianchi che profumano di curry. Ho abbracciato le sequoia e anche un po’ di persone che ho conosciuto, delle quali sentirò la mancanza. A San Francisco ho camminato da est a ovest finchè non sono arrivata all’oceano. Ho toccato il Pacifico con le mani. Non sono mai stata così lontana da casa. Ho bevuto tequila, ho baciato un australiano e ho ballato al ritmo dei tamburi. Sono rimasta sui gradini fuori dall’ostello fino alle 3 di notte a parlare con Matt, di Kansas City (che non sta in Kansas, ma nel Missouri). Un clochard ci ha convinti a comprare il suo manoscritto di quattro pagine per 2 dollari: Matt ha tenuto pagina 1 e 2, io ogni tanto rileggo pagina 3 e 4, cercando di trovarne il senso. C’è stato un disguido e non hanno registrato la mia prenotazione dello shuttle per il San Francisco International Airport. Ho rischiato sul serio di rimanere lì a vendere gelati sulla spiaggia. Non mi sarebbe dispiaciuto in fin dei conti.
Ci vediamo domani al lavoro.
Lucia”

“Model 95″ è una rubrica dedicata alla fotografia analogica contemporanea.