C’è chi, come Paolo Rumiz, li ha percorsi a bordo di una vecchia Topolino e chi invece a piedi, come Enrico Brizzi, a volte valicandoli in italianissimi coast to coast, dal Tirreno all’Adriatico, altre volte assecondando il loro dipanarsi fino alla punta dello Stivale, seguendo quella che può considerarsi a tutti gli effetti la vera e propria spina dorsale del nostro Bel Paese.

Gli Appennini, spesso considerati figli di un Dio minore, quando paragonati alle “più nobili” Alpi, racchiudono in realtà un patrimonio di storie, panorami ed esperienze che, seppur diverse, non hanno nulla da invidiare a montagne che fanno dell’altezza il loro punto di forza.

Offrono anzi una serie di esperienze forse unica, pur senza considerarli nel loro complesso, ma circoscrivendo di molto il raggio d’azione.

Un esempio sono le cime che, dal basso Piemonte, arrivano a sporgersi fino al mare della Liguria, costituendo i primi ostacoli a quanti, un tempo, si trovavano costretti ad attraversarli percorrendo i chilometri iniziali dell’antica Via del Sale.

Senza nemmeno troppa preparazione fisica, permettono a chi è abbastanza curioso di andare alla scoperta di paesini ormai fantasma, ma, nei primi anni del Novecento, abitati da intere comunità che stagione dopo stagione si sono trovate costrette a scendere a valle, lasciando del loro passato solo vecchie macerie, talvolta usate come rifugi dai numerosi partigiani della zona. Capita spesso che ogni paese abbia una storia diversa e a sentirle raccontare tutte non basterebbe un’intera settimana.

Ma basta muoversi di poco per scoprire come queste stesse montagne consentono anche di raggiungere a piedi un posto magico come il santuario di San Fruttuoso, camminando a picco sul mare, tra gatti rossi e alberi di corbezzoli, mentre dietro le spalle Genova fa capolino, protetta dalla linea di forti che la cingono quasi d’assedio.

Con una flora che cambia da zona a zona e che alterna folti boschi di castagni, spesso habitat prediletto di daini e cinghiali, a squarci invece molto più aspri, dove sono le rocce vive a farla da padrone, permettono nei loro sentieri più semplici anche salite invernali, quando la neve e il ghiaccio, preda del vento che spesso soffia su quelle cime, formano geometrie impensabili anche solo per chi abita qualche chilometro più a valle.

E un’infinità ancora di posti da scoprire, uno diverso e più bello dell’altro, ma spesso troppo vicini a chi abita quelle zone per essere capaci di sorprendere con il loro splendore. Un po’ come le giovani promesse del calcio italiano a cui spesso, a parità di tecnica, vengono preferiti giocatori stranieri dai cognomi altisonanti, solo perché grazie a quelli sono in grado di far sognare di più i tifosi.

Anche queste miopie di un Paese ormai pronto a festeggiare il suo primo secolo e mezzo.

Paolo

Paolo ha molte passioni. Per la letteratura, per la musica italiana e per i viaggi a piedi. E’ piemontese, ma da qualche anno vive a milano. Indossa spesso giacca e cravatta, ma appena può prende il suo zaino, le sue scarpe da trekking e comincia a camminare.

(la foto che accompagna l’articolo è sempre di paolo)

  • quando avete fatto mandateci due righe per raccontarcelo!

  • Ho in programma con un amico di completare lo 00 entro la fine della nostra vita, per ora purtroppo abbiamo fatto solo le province di Modena e Faenza, ma abbiamo tempo… 😀

  • Paolo,
    non dirlo due volte che poi ci mettiamo davvero a cercarlo, il terzo Paolo-camminatore.

  • Paolaki

    Ok, se troviamo un terzo Paolo che viaggia a piedi possiamo tranquillamente partire in tournée! Bellissimo pezzo, gli Appennini sono davvero la bellezza troppo vicina per potersene accorgere, ancor più faticoso per chi ci è nato in mezzo. Sai cosa aiuta? Abbandonarli per un bel po’…