Viaggiare in InterRail, ok. Ma con chi? In gruppo o in solitaria? E se in gruppo, in quanti? Come scegliere i propri compagni di viaggio? Come evitare spiacevoli situazioni di conflitto? Come evitare di partire in sei e tornare in tre coppie distinte? In questo post tratteremo le problematiche relative alla compagnia di viaggio.

In InterRail ci si muove continuamente da una città a un’altra per sfruttare nel miglior modo biglietto, tempo e soldi a disposizione. Ma la libertà che il biglietto offre è una lama a doppio taglio: se da un lato offre l’occasione di sentirsi protagonisti autonomi della propria esperienza di viaggio, dall’altro richiede una certa maturità: non ci sono agenzie a prenotare l’albergo o a suggerire il ristorante dove mangiare.  Non ci sono tutor a indicare la via. Ogni azione è frutto del libero arbitrio e le scelte, quando in compagnia di altre persone, devono essere il più possibile condivise — pena, il botto. Il successo dell’esperienza (che poi coincide coi momenti piacevoli vissuti nel cammino) è legato a doppio filo al buonsenso dei singoli che prendono parte alla compagnia. E se è vero che la libertà di una persona finisce dove inizia quella di un’altra, viaggiando in gruppo bisogna rispettarsi a vicenda, prendendo decisioni collettivamente e sacrificando parte della propria indipendenza per il quieto vivere comune; ma è anche utile meditare preventivamente su come formare una compagnia di viaggio, affinché non ci si ritrovi a fianco di persone poco compatibili.

Quando si ha di fronte la possibilità di partire in InterRail con qualcuno, un consiglio che vale sempre è di discutere il progetto a tavolino. Supposto che già vi conosciate, e quindi più o meno si sa chi si ha davanti, è bene snocciolare alcuni punti fondamentali. Ad esempio, si può stilare un budget approssimativo del viaggio (x euro al giorno), elencare i posti imperdibili (quindi un itinerario di massima), dove alloggiare (se in tenda, in ostello o altro, ad esempio Couch Surfing), e lo stile del viaggio, ovvero ritmo (quante tappe, all’incirca?) e impronta (divertimento? natura? cultura? camminate in montagna, tour dei musei o tutte le sere in discoteca?).  Sono queste le domande che si possono affrontare, senza nulla togliere alla flessibilità. Una discussione del genere serve a evitare di partire con chi – legittimamente – ha una visione opposta. Occhi ancora più aperti quando si parte con una persona sconosciuta (magari trovata online, come nei forum Inter-Rail.it o Zingarate): se è vero che possono nascere belle esperienze, è altrettanto vero che si rischia di non trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda.

Un altro fattore da considerare è il numero. In quanti viaggiare? Se compiuta da soli, in coppia o in compagnia — l’esperienza cambia radicalmente.

Partiamo dal gruppo più ristretto, composto da una singola unità. È evidente: viaggiando in solitaria tutti i problemi connessi alle dinamiche di gruppo vengono meno. Massima indipendenza: stando da soli non si deve mai scendere a compromessi, se non con se stessi. Viaggiare in totale autonomia permette di assaporare a pieno l’idea di libertà di cui è infusa la filosofia InterRail. Ed è anche un ottimo modo per socializzare con altri backpacker. Paradossalmente ci si troverà, infatti, “meno soli” in solitaria che in gruppo, perché il gruppo spesso si chiude in se stesso e lascia meno spazio al caso. Da soli si è spinti ad aprirsi, a creare contatti e a fare amicizia. Prendendo il meglio da tutti. Imparando. Lasciandosi contaminare.

Secondo caso: la coppia. Che sia una coppia di fidanzati, di amanti o di amici, poco cambia: viaggiare in coppia si può, ma richiede una spiccata affinità di carattere. Per via della parità del numero non si potrà prendere una decisione democratica nel senso classico del termine. Se di fronte a un bivio uno vuole andare a destra e l’altro a sinistra, le possibilità sono tre: o uno dei due cede e segue l’altro, o ci si divide, o si tira dritti al centro rischiando di finire in un burrone (scontentando entrambi). Quindi, prima di partire in coppia, conviene: uno, scegliersi una persona che si ritiene affine;  due, discutere vis à vis del progetto; tre, prepararsi a dover scendere a compromessi. Nel caso una di queste precauzioni venga meno, il viaggio potrebbe rivelarsi frustrante. Convivendo 24 ore su 24 emergono i difetti e le contraddizioni di ognuno. Si aggiunga lo stress psicofisico, ed ecco che la coppia scoppia. Tuttavia, tra i vantaggi rispetto al viaggio in solitaria c’è  la certezza di avere una persona fidata al proprio fianco, con la quale affrontare eventuali difficoltà; una persona con cui distrarsi nei momenti di attesa o di vuoto; una persona con cui spartire parte del bagaglio; una persona con cui condividere l’intera esperienza e con cui poterla rivivere una volta tornati. Infine, viaggiare in due può essere un’ottima occasione per conoscere a fondo il nostro compagno di viaggio e costruire con lui, o lei, un legame profondo.

Terzo caso: la triade. Il tre è da molti considerato il numero giusto per andare in InterRail non solo perché il 3 è il numero perfetto, ma anche perché è un numero non troppo grande e non troppo piccolo, che permette al gruppo di raggiungere una maggioranza democratica nel momento di una decisione. In caso di divergenza tra due il terzo può mediare, ristabilendo l’equilibrio del gruppo. Per il resto valgono i consigli di sopra, più un’accorta verifica dell’entusiasmo di tutti. Evitare di trascinare persone tanto per fare numero.

Quarto caso: gruppi estesi, da quattro o più persone. Aumentano le persone, aumentano le complessità. Ogni individuo ha pregi e difetti, idee, valori, gusti, esigenze, cambiamenti d’umore e questioni di principio: tanto più le persone da accontentare sono numerose, tanto più ardua si fa l’impresa di mantenere un equilibrio interno. Come non mai vale il discorso della compatibilità. Sono necessari un notevole entusiasmo comune e un’omogeneità d’interessi e visioni di viaggio. Se c’è alchimia nel gruppo allora l’InterRail si trasformerà in una bellissima avventura, altrimenti, alle prime frizioni, nel migliore dei casi si discute, nel peggiore si assiste a faide interne che portano alla frammentazione. Se proprio si deve partire in un gruppo esteso, si organizzi il viaggio prima della partenza coinvolgendo e ascoltando tutti i membri del gruppo. Si consideri inoltre l’ostacolo del trovare posto negli ostelli, nei campeggi, nei treni: più si è e più è complicato distribuirsi in camerate comuni o in sedili adiacenti. La compresenza di molte persone comporta caos, e il caos può rivelarsi creativo. O distruttivo. Accontentare tutti è difficile e le tensioni non mancheranno. Pertanto è consigliato prepararsi psicologicamente all’eventualità di una separazione: può essere affrontata con serenità e rispetto. «Noi la pensiamo così, voi così: meglio dividersi che rovinarsi l’intero viaggio.» E amici come prima.

Ricapitolando, a prescindere dal numero di persone che formano il gruppo di viaggio ed eccetto il caso del viaggio in solitaria, le parole d’ordine sono: compatibilità, affiatamento, pazienza e rispetto reciproco. Fare un InterRail in gruppo non è banale, ma è un’opportunità per autodisciplinarsi, imparare a conoscere l’altro e, soprattutto, rispettarlo.


Foto in alto di J Heffner