La prima cosa da sapere sulla Nuova Zelanda è che la Nuova Zelanda non è l’Australia.

La seconda cosa da sapere sulla Nuova Zelanda è che la Nuova Zelanda non è Il Signore degli Anelli.

La terza cosa da sapere sulla Nuova Zelanda è che la Nuova Zelanda non è ciò che vi aspettate che sia.

Ho  validi motivi per scrivere questo piccolo prontuario. Di ritorno dal mio semestre neozelandese, amici e parenti mi facevano due tipi di domande:

  1. Hai visto i canguri / i koala / gli squali?
  2. Hai visto dove hanno girato Il Signore degli Anelli?

In entrambi i casi la risposta era solo una: no. No, perché l’ecosistema neozelandese è molto diverso da quello australiano e no, perché le aree dove hanno girato Il Signore degli Anelli sono in gran parte delle zone brulle e deserte dell’Isola del Sud, da cui si passa in direzione di posti ben più interessanti, come i fiordi del Milford Sound.

Ma cos’ha, allora, di speciale la Nuova Zelanda, se non i koala, i canguri e la Terra di Mezzo?
Tutto il resto.

Wellington dalla cima del Mt. Victoria

Abitata da circa 4 milioni di persone e 40 milioni di pecore, Aotearoa non è esattamente il posto più frequentato della Terra. È come uno di quei bar in cui la gente alla moda non mette piede, preferendo accalcarsi in locali più cool e perdendosi, così, l’atmosfera accogliente e rilassata di un posto che non ha né nulla da dimostrare, né promesse da mantenere.

Questa metafora non l’ho scelta a caso: difficilmente troverete tra i locali di Auckland la suddivisione in caste che vige, per esempio, a Milano. I pub più malfamati di K-Road e i lounge bar di Ponsonby e Parnell, assieme ai ristoranti per turisti di Quay Street accolgono senza selezione all’ingresso la fauna più variegata: studenti indiani, trans in tutù e fashion victim con tacco 12. Tutti troppo occupati a ubriacarsi per giudicare gli outfit altrui.

Ma la Nuova Zelanda non è solo questo: è una terra che, se percorsa da nord a sud, vi conquisterà in un continuo crescendo di ‘non può diventare meglio di così’. La Bay of Islands, Auckland, la Coromandel Peninsula, Wellington, il traghetto verso Picton, i Malborough Sounds, Kaikoura, Christchurch, Tekapo, Wanaka, Queenstown. Un crescendo che ha il suo culmine nel Milford Sound, a cui si arriva attraversando l’omonimo parco naturale, percorrendo una serie di tornanti che si aprono all’improvviso su un fiordo imponente e impassibile. Davanti a cui l’unica cosa che si riesce a fare è rimanere in silenzio.

Billi TeesEsattamente sottosopra rispetto alla nostra penisola, la Nuova Zelanda è la versione migliore dell’Italia: ciò che avremmo potuto essere se ci fossimo presi cura della nostra terra con la dedizione dei kiwi. E con la consapevolezza dei maori, secondo cui ‘toitū he whenua, whatungarongaro he tangata’: la terra è permanente, l’uomo scompare.

I maori, per inciso, sono il popolo nativo e la loro lingua è ufficialmente riconosciuta assieme all’inglese (‘kia ora’, buongiorno, dicono i presentatori dei tg in televisione) . I kiwi, invece, non sono frutti verdi, che si chiamano invece kiwi fruit. I kiwi sono i neozelandesi, i jafa – just another fucking aucklander – sono gli abitanti di Auckland, secondo chi sostiene che ad Auckland siano tutti scontrosi. La mascotte del paese è il kiwi – non il frutto, né l’aborigeno, ma un buffo e raro volatile. Che non vola. La pianta simbolo è la felce. La parola che sentirete ripetere fino alla nausea è ‘sweet’, una sorta di ‘cool’ americano prolungato fino a diventare un ‘sawiiiit’, che i neozelandesi usano come intercalare per dire all’occorrenza: ok, fantastico, va bene, ci sto.

Ma questi sono solo dettagli, e i dettagli da soli non fanno un popolo, né una terra.

La prossima settimana: Gondwana, l’arte tutta kiwi di arrangiarsi, come muoversi in Nuova Zelanda e altre cose a cui non ho ancora pensato.