I dettagli a cui ho accennato settimana scorsa raccontano poco, della Nuova Zelanda. Per capirla bisogna tornare indietro di qualche millennio, fino al momento in cui Aotearoa decise di staccarsi da Gondwana prima del previsto, quando ancora i marsupiali e i mammiferi non si erano evoluti. Questi vennero, così, sostituiti nella catena evolutiva da uccelli, insetti e rettili. L’intero ecosistema neozelandese si sviluppò lungo un periodo di 82 milioni di anni in quella che un ecologista chiamò ‘una dispensa stracolma di proteine’. E la dispensa era traboccante perché non esistevano animali predatori: niente orsi, niente felini né lupi né, ovviamente, esseri umani. La Nuova Zelanda era una terra indifesa.

E indifesi, in qualche modo, sono anche i suoi abitanti. Non solo i Maori, che usavano la guerra come ultima risorsa e la haka come danza per scoraggiare gli avversari, non per sconfiggerli. Ma anche i colonizzatori, che arrivarono in Nuova Zelanda attorno alla metà del 1700 e vissero a lungo – fino ai giorni nostri – in un’economia lontana dalla ricchezza delle altre economie occidentali. Così, i neozelandesi hanno imparato a fare da sé – un po’ per le distanze che li separano dal resto del mondo, un po’ perché è più economico. Questo ‘far di necessità virtù’ li ha resi creativi ed estremamente attenti agli sprechi. La dimostrazione? Basta lasciare un divano in disuso sul marciapiede davanti a casa e nel giro di due ore sarà stato portato via da chi ne ha bisogno. E chi ne ha bisogno non è povero, è qualcuno a cui, semplicemente, serve un divano.

Forse per questo, forse per la sua posizione, la Nuova Zelanda – una volta pagato il costo esorbitante del biglietto aereo (se lo trovate sotto i mille euro scrivetemi) – non è una destinazione costosa. Durante i miei sei mesi in giro per il paese, non me ne ero resa conto: sono arrivata a capirlo una volta tornata al caro e vecchio euro.

I beni più costosi in Nuova Zelanda sono:

  1. Libri: i libri (nuovi) costano un occhio della testa, nonostante i kiwi siano uno dei popoli che leggono di più al mondo. Le grandi librerie come Borders e Whitcoulls sono, quindi, da tenere a distanza. Meglio scegliere le librerie di seconda mano (una su tutte la Hard To Find [but worth the effort] Books di Onehuga, ad Auckland), le splendide biblioteche o il bookcrossing, diffusissimo negli ostelli.
  2. Affettati: immaginate anche voi il perché.
  3. Mobili: IKEA non ha ancora colonizzato la Nuova Zelanda e i mobili di qualità si fanno pagare. Ma potreste trovare quello che cercate nei tanti negozi dell’usato o ai garage sales che i kiwi adorano fare nei finesettimana. Altra valida alternativa? TradeMe, la versione locale di eBay.

I beni meno costosi in  Nuova Zelanda sono:

  1. Treno: al momento di comprare il biglietto per il treno che collega Auckland a Wellington, 91 dollari neozelandesi mi sembravano una follia. Ma, una volta tornata a fare la pendolare tra Milano e Forlì, 12 ore in un treno munito di carrozza ristorante, carrozza panoramica, check-in bagagli e hostess, 91 dollari (49 euro) mi sono subito sembrati un prezzo onestissimo. Inutile dire che la tratta valeva ben più del costo del biglietto. Per info: www.railnewzealand.com
  2. Cibo: giapponese, thailandese, malesiana, indonesiana, cinese, polinesiana, francese, neozelandese e italiana. Queste sono le cucine che ho provato in Nuova Zelanda, nelle tante food courts di Auckland, alla mensa dell’Università o sul porto di Wellington. Senza mai spendere più di 10 dollari (5 euro) per 10/12 pezzi di sushi. Unica pecca: il pane. Meglio cucinarselo in casa che piegarsi all’orrendo pane in cassetta. So che lo state pensando. La pizza? La migliore l’ho mangiata da Gina’s.
  3. Vestiti: non chiedetemi perché, ma i tessuti sono migliori e i materiali più resistenti. Mentre scrivo ho addosso una t-shirt Supré vecchia di 4 anni che non sembra avere intenzione di abbandonarmi. Nota saldi: i saldi non hanno un periodo e non sono come in Italia. Niente rimasugli delle stagioni passate. I miei negozi preferiti: Jay Jay’s per le magliette, Max per abiti / maglioncini e poi via di negozi di seconda mano, uno su tutti Paper Bag Princess di K’Road.
  4. Affitti: io ho vissuto 4 mesi a Grey Lynn, un quartiere a tre chilometri (10 minuti di bus) dal CBD di Auckland. Vivevo con altre 6 persone in una casa di 3 piani, completamente in legno e restaurata. La mia singola costava 360 euro al mese, wi-fi e spese incluse. Se dovete trasferirvi per studio, evitate come la peste gli studentati: sono minuscoli, costano e non vi permettono di conoscere la fauna locale. I migliori quartieri dove vivere son Grey Lynn (nel suo parco a novembre fanno un bellissimo festival), Ponsonby (il più alla moda), Parnell (vicino all’Università) e Kingsland, il più hipster. Il mio sogno è sempre stata una casa a Devonport, la zona ricca oltre l’Auckland Harbour Bridge. Ma è sempre rimasto un sogno.

Molto probabilmente, però, se state leggendo questo articolo è perché volete andare in vacanza in Nuova Zelanda e non metterci radici. Veniamo quindi al sodo.

La semplicità delle tratte ferroviarie kiwiSpostarsi: il treno è economico, peccato che in NZ ci siano solo 8 linee ferroviarie, di cui soltanto 2 utili al turista medio. Scartata l’opzione inter-rail, rimangono il noleggio di un’auto o il bus. Entrambe sono economiche: gli autonoleggi sono molto popolari in Nuova Zelanda (Jucy, Budget, Thrifty, e Apex sono i più famosi) ed è difficile resistere al fascino del minivan parcheggiato vista spiaggia per la notte. Se ci riuscite, preferite all’auto i bus: non dovrete guidare dalla parte opposta della strada, conoscerete gente del posto e – considerata la bellezza stupefacente dei paesaggi – potrete godervi lo spettacolo senza preoccupazioni. La ‘compagnia di bandiera’ è la Intercity, la sua rivale low-cost è la Naked Bus. Entrambe permettono di prenotare online a prezzi stracciati (ricorderò sempre Kaikoura-Christchurch spendendo 1 dollaro, 50 centesimi di euro). Ci sono compagnie che organizzano tour in autobus (vedi alla voce Kiwi Experience & Magic Bus): sono un ottimo modo per conoscere altri turisti (per lo più giovani), ma non sono quello che cerco quando viaggio. Dimenticavo: sappiate che preferire l’aereo al traghetto Interislander per passare dall’Isola del Nord all’Isola del Sud è indice di uno stadio avanzatissimo di demenza.

Non fate i taccagni, prendete l'Interislander

Dormire: gli ostelli neozelandesi – salvo qualche eccezione cough-Picton-cough – sono ambienti puliti, piacevoli e, soprattutto, economici. Ce ne sono sia di indipendenti sia di affiliati alla Youth Hostel Association (YHA). I prezzi vanno dai 25/30 dollari (15 euro) dello spettacolare Wellington City ai 17 (8 euro) del più hippie e colorato di tutti, The Barn di Marahau, immerso in un’atmosfera incredibile alle porte dell’Abel Tasman National Park. Menzione d’onore al Silver Fern Lodge di Taupo, che ci ha accolte come una seconda famiglia.

In alternativa ci sono i tanti B&B o, per gli amanti del design, i boutique hotel come il DeBrett di Auckland. Gli escursionisti non avranno problemi a trovare un campeggio o, in sua assenza, a piantare una tenda nel giardino di qualcuno (chiedendo prima il permesso, si capisce).

Mangiare: premesso che i ristoranti non costano molto e che cucinare da soli batte ogni alternativa a tavolino, esiste una terza opzione: le food courts, piazze al coperto dove si trovano ristoranti e bar di ogni tipo e dove pranzare/cenare spendendo una cifra ragionevole (10/15 dollari). Ogni città medio-grande della Nuova Zelanda ha la sua food court (ad Auckland la mia preferita è quella in Ponsonby) e, spesso, dopo le due del pomeriggio, è possibile comprare a metà del prezzo piatti d’asporto che, altrimenti, finirebbero nel bidone prima di sera. Furbi questi kiwi, eh?

Esperienze che vi cambieranno la vita: l’Interislander tra Wellington e Picton, un’escursione a piedi nell’Abel Tasman National Park, guardare Auckland dalla cima del Mount Victoria di Devonport, il blu del lago di Tekapo, il traghetto che porta dentro il fiordo del Milford Sound.

La prossima settimana: vi prometto che parliamo delle ‘esperienze che vi cambieranno la vita’ e di altre due o tre che non potete non fare, una volta atterrati in terra neozelandese.

(Non faccio finta di niente: a Christchurch ci sono stata. Ho visitato la cattedrale, gironzolato per l’Arts Center e guardato i vecchietti giocare a scacchi nella piazza centrale, ma non esistono parole abbastanza forti per contrapporsi a un terremoto. In questi casi è meglio star zitti).