“Perché vai in campeggio” è la domanda a cui ogni campeggiatore ha dovuto rispondere almeno una volta nella sua vita. Il come, il dove e il quando arrivano sempre dopo. Eppure, il camping è un’ottima scelta, almeno per questi motivi:

  1. È economico: mai quanto il dormire gratis, ma è meno caro di qualsiasi hotel, ostello, bed and breakfast o appartamento in affitto. In alcuni paesi, poi, il camping può essere gratuito: basta piantare la tenda in spiaggia (Grecia) o chiedere di essere ospitati nel giardino/campo di qualcuno (Scozia, Irlanda, Nuova Zelanda);
  2. È facile: contrariamente a quanto si pensa, non servono particolari conoscenze o anni di scoutismo per piantare una tenda e sopravvivere a una notte all’aperto. Certo, le cose cambiano se si fa campeggio libero in Alaska (avete visto Grizzly Man, sì?) o se si sceglie la Scozia come destinazione (la pioggia bisogna saperla affrontare, in campeggio);
  3. È difficile: ma difficile in senso buono, in quel senso tipicamente legato all’infanzia e al gusto di mettersi alla prova nei compiti più impegnativi solo per il gusto di farlo. Accendere un fuoco, organizzare le cibarie in modo che non vengano invase da un esercito di insetti/animali selvatici, fare il bucato e ingegnarsi per capire dove stenderlo dopo esserci accorti che abbiamo dimenticato di mettere nello zaino la corda e le mollette.
  4. È ecologico: se fatto in maniera corretta. C’è un modo di dire che sintetizza bene la giusta filosofia con cui piantare la tenda in un parco nazionale, in un’area protetta o bosco dietro casa: take nothing but photographs leave nothing but footprints > non portar via nulla che non sia una fotografia, non lasciar nulla che non sia un’impronta. Chi mastica l’inglese per approfondire può leggersi la guida un po’ datata al camping a impatto zero scritta da Keith McRae del Canberra College of Advanced Education (1986) [PDF];
  5. È il miglior modo per raggiungere e visitare aree inaccessibili alle auto (sì, purtroppo questo punto include il camminare come mezzo alternativo di trasporto) ed è il ritorno alla Natura per antonomasia.

Una volta stabilito che il campeggio (in tenda) non è roba da matti, come ci si prepara?

Bagagli: per un campeggio in tenda il minimo richiesto è una tenda (!), un telone impermeabile da mettere sotto la tenda, un materassino per dormire (opzionali e più o meno alti a seconda delle esigenze), sacco a pelo, filo per stendere i panni (un po’ di spago torna sempre utile), mollette, lampada/torcia. Questo è il kit base, a cui si aggiungono stoviglie, fornelli, sedie e quant’altro se si decide di cucinare in campeggio o se il camping non ha una cucina per gli ospiti. Per quanto riguarda la tenda, quella ‘facile da montare’ venduta da Decathlon è veramente facile da montare, ma non da smontare e richiudere. E farla entrare su un autobus di linea di un paesino sperduto nell’Algarve in Portogallo potrebbe dare qualche difficoltà, soprattutto se la state portando in spalla assieme al vostro zaino. La scelta dei materassini dipende molto dallo stato di salute della schiena, io prima di fratturarmi la mia ho scelto comunque un materassino gonfiabile alto circa 10cm (tipo questi) e non me ne sono mai pentita, anzi. L’ideale sarebbe anche non dimenticarsi di portare spray e lozioni contro gli insetti più un classico coltellino svizzero.

Dove: praticamente ovunque. Si va dal campeggio libero a quello di lusso (lo chiamano glamping) passando per tutte le variazioni sul tema. In Italia ci sono diverse associazioni che raccolgono i camping sparsi nelle nostre regioni: Assocamping e Confedercampeggio sono le due principali, poi ci sono le associazioni regionali, le provinciali e, qualche volta, le locali. Anche i siti di ricerca si sprecano: campeggi.com, camping.it, guidacampeggi.com sono solo alcuni, per l’Europa c’è l’ottimo eurocamping.co.uk. Esistono siti simili per quasi ogni regione al mondo e tutte le guide turistiche hanno una sezione dedicata al campeggio. Quanto ai libri, c’è la guida annuale pubblicata da De Agostini sia per l’Europa sia per l’Italia.

Inutile dire che le aree migliori per fare campeggio sono i parchi nazionali. Gli Stati Uniti ne hanno 392 e con 80 dollari all’anno si compra l’accesso a tutti i parchi [info]. Chi cerca qualcosa di più, uhm, metropolitano, può provare a campeggiare nel centro di Berlino, alla Tentstation a 11 euro a persona a notte oppure, per fare le cose ancora più in grande, il New York City Department of Parks and Recreations dà ogni anno la possibilità di campeggiare nei parchi della città (incluso Central Park) [info].

Sul campeggio non c’è molto altro da aggiungere che non sembri ovvio, ma ecco comunque qualche consiglio in ordine sparso:

  • mai piantare la tenda su una superficie inclinata, se si è costretti, dormire con la testa dalla parte più in alto per ovvie ragioni;
  • se in zone / stagioni a rischio pioggia, isolare la tenda piantandola sopra un telone impermeabile e circondarla con un piccolo fossato che eviti l’allagamento;
  • mai piantare la tenda sotto un albero isolato. effetto parafulmine garantito;
  • piantare la tenda nel proprio giardino prima di portarla in viaggio, soprattutto se si campeggia per la prima volta;
  • in Alaska (et similia) cucinare e conservare il cibo lontano da dove si dorme;
  • mai partire senza un rotolo di scotch (e uno di carta igienica);

Per concludere, il video di Manfred, il Campeggiatore Felice.

Happy Camper – Born With A Bothered Mind (featuring Bouke Zoete) from Job, Joris & Marieke on Vimeo.

E una citazione di Teddy Roosevelt, fatta dopo aver campeggiato allo Yosemite National Park: “È stato come  dormire in una grande e solenne cattedrale, molto più vasta e bella di qualsiasi altra cattedrale costruita dall’uomo”.

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Il video in alto e in home page è stato girato in time-lapse da Nate Bolt in Florida. La foto è di Dana Le ed è stata scattata a Bishop, in California. Il video di Manfred il Campeggiatore Felice è di Job, Joris & Marieke.

  • caterina

    Ciao siamo una famiglia di campeggiatori vi prego avrei bisogno di un sito compara prezzi negli stati uniti.fino ad ora abbiamo campeggiato solo in italia.un grazie a tutti voi.

  • fabrizio carner

    Siccome sono un tantino “orso” preferisco le zone poco battute. Basta che ci sia acqua nei paraggi e tutto il resto viene da se ;0)

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  • ciao Fabrizio,
    in effetti il campeggio in campi/giardini altrui sta diventando sempre più complicato da mettere in pratica. L’ideale per farlo è andare in zone meno battute dal turismo, dove la gente è più disponibile a prestare un pezzo di giardino alla tenda 🙂 In Nuova Zelanda, per esempio, la gente è ancora molto aperta e disponibile. Immagino che in Scozia e Irlanda si siano abbastanza stufati 😛

  • “un po’ di spago torna sempre utile”
    è la cosa più vera che io abbia mai letto sul campeggio.

    Io però non ho trovato così semplice il “chiedi al proprietario del campo” in Scozia ed Irlanda, alla fine dovemmo quasi sempre programmare tappe che ci portassero nei pressi dei campeggi, dove magari campeggiavamo nell’area ritardatari arrivando oltre l’orario reception, alle volte gratis, ma praticamente mai su suolo privato.

    Forse eravamo troppo sbarbini ai tempi e più imbranati, chissà.