Quando scrivo che vedere la Nuova Zelanda vi cambierà la vita non uso un eufemismo. Premesso che per lasciarsi cambiare la vita da un viaggio bisogna essere disposti a farlo, la Nuova Zelanda avrà la capacità di disattendere tutte le vostre aspettative. Non che io ne avessi molte, quando sono partita: non sapevo nulla di Aotearoa e non avevo di quel paese un’immagine mentale come quelle che i film e le pubblicità hanno creato del Messico o di Cuba. Sapevo che era dall’altra parte del mondo, che era un insieme di tantissime isole dominate da quella del Nord e da quella del Sud – le più grosse – e sapevo che mi avrebbe ospitata per sei mesi.

La prima immagine che ho avuto della Nuova Zelanda, sorvolando alle 11 di mattina l’aeroporto di Auckland, è anche l’immagine che – pur non fotografata – rimarrà per sempre impressa nella mia mente: un mare blu intenso striato di onde a tratti più chiare a tratti più scure e costellato da miriadi di isolotti verdi che, mano a mano che l’aereo si abbassava, diventavano più grandi, più verdi, più morbidi, più sinuosi. Così delicati e perfetti da farmi desiderare di allungare una mano per toccarli.

Cape Reinga, il nord del Nord

Il paesaggio neozelandese ha una maestosità che non esiste in Europa: l’ambiente domina gli esseri umani senza infierire su di loro, ma ricordando con costanza e discrezione che l’uomo è parte della Natura, e non viceversa. Questa impressione nasce ad Auckland, dalle cui strade si vede sempre l’oceano e sul cui cielo passano basse e veloci centinaia di migliaia di nuvole al giorno. Fiorisce, tra le radici degli alberi secolari di Albert Park, in mezzo a cui gli studenti si accoccolano per pranzare tra una lezione universitaria e l’altra. E cresce guidando fuori dal centro, verso la spiaggia di Piha, oltre l’Harbour Bridge in direzione di Mangawhai o, ancora, verso la Coromandel Peninsula.

Dalla punta a nord di Cape Reinga alla punta a sud del fiordo di Milford Sound, la Nuova Zelanda è un crescendo di stupore che riempie gli occhi e sottrae parole alla bocca. Non è un caso, quindi, che il silenzio domini tanto quanto la Natura.

Poesia a parte, se siete in partenza per la Nuova Zelanda vi lascio volentieri tutta la mia invidia e qualche consiglio suLa giornata nazionale delle infradito? Eggià. cosa vedere. In linea di massima, la costa orientale è la più accogliente: qui le correnti marine sono meno forti, ci si può tuffare con tranquillità nell’oceano (è facile annegare, in Nuova Zelanda, ma c’è un vero e proprio culto per il lavoro dei bagnini, a cui è stata dedicata una giornata nazionale, il National Jandal Day) e le spiagge sono larghe, lunghe e bianche. A ovest, per intenderci, ci vanno surfisti molto esperti e nuotatori altrettanto esperti.

L’Isola del Nord è la più urbanizzata, e la costruzione di fabbriche, centri commerciali e superstrade la sta lentamente imbruttendo. Ho detto lentamente, il che significa che ci sono ancora tanti spazi da cui lasciarsi mozzare il fiato. A cominciare da Auckland.

La capitale di fatto della NZ è la versione in piccolo di una metropoli americana. Grattacieli? Giusto un paio. Parchi? L’Auckland Domain, fratello minore di Central Park. Manhattan è sulla spiaggia, vista vulcano, e si chiama Mission Bay. I quartieri alternativi si trovano lungo K’Road, in Grey Lynn e Kingsland. Molti travel blogger americani la considerano una meta secondaria, ma Auckland ha tanto da offrire, basta non fermarsi al centro (CBD) e spingersi oltre il ponte, in direzione di Devonport (consigliatissima è la mini-scalata di Mt. Victoria, da cui si vede tutta la baia), Takapuna o, verso sud, Half Moon Bay. Con circa venti minuti di traghetto si possono raggiungere le isole che si affacciano sulla città: Rangitoto, di origine vulcanica, Waiheke, famosa per i suoi vigneti, e Great Barrier Island. D’estate (dicembre-marzo) i kiwi escono dal letargo e si danno al barbecue e ai festival all’aperto. Da non perdere il Big Day Out, mega concerto nell’Auckland Domain, ma anche il Lantern Festival e a novembre, se amate nuotare, il tradizionale Harbour Crossing, la traversata del porto a nuoto.

I miei posti preferiti in città erano Albert Park – il parco del quartiere universitario – Mission Bay, a cui si può arrivare camminando verso est dal centro di Auckland e dove tutti vanno nei weekend, il negozio di dischi Real Groovy e Ponsonby Road, piena di bar dove sedersi a bere un flat white. La città vanta un cinema d’epoca (The Civic) e un IMAX a meno di 500 metri di distanza, si può fare bungee jumping dalla Sky Tower o farsi spennare al ristorante in cima alla torre. Il miglior modo per conoscere Auckland è camminarla o girarla in bici: il sito dei trasporti mette a disposizione itinerari e mappe da scaricare gratis sul suo sito.

Ma l’Isola del Nord non è solo Auckland.

Come ho già detto settimana scorsa, per visitarla ci si sposta facilmente in autobus o in macchina: in linea di massima, da Auckland in sù è consigliato l’autobus, perché le strade si diradano fino ad arrivare a Cape Reinga. Da Auckland in giù sia l’autobus sia l’auto non danno problemi, per raggiungere Wellington invece suggerisco caldamente il treno.

Sulla luna! Sulla luna!Le città che ho amato di più dell’Isola del Nord sono Taupo e Wellington. La prima si affaccia su uno dei laghi vulcanici più grandi al mondo e – anche questo – non è un eufemismo: il lago di Taupo sembra tutto, ma non un bacino senza sbocco sul mare. L’acqua è turchese, le onde forti come quelle dell’Adriatico e da una riva non si vede l’altra. La sua circonferenza è di circa 190 kilometri e, in bici – come ho fatto io – se ne riescono a vedere solo dei tratti. La città di Taupo in sé non offre molto, ma è la base perfetta per visitare il lago, le cascate Huka Falls e i Craters of the Moon, crateri di fango bollente nati da fenomeni geotermici.

Rotorua – la città termale della NZ – non mi è piaciuta: ma questo soltanto perché l’odore di terme mi ricorda le interminabili mattinate estive passate a fare aerosol a Cervia.

Sulla punta più a sud dell’Isola del Nord c’è Wellington: più ‘europea’ e moderata di Auckland, è la capitale ufficiale del paese, e sembra quasi sul punto di cadere nel mare che la circonda. È da qui che si prende il traghetto Interislander per l’Isola del Sud, ed è sempre qui che – arrampicandovi in cima al Mt. Victoria – avrete una delle ‘esperienze che vi cambieranno la vita’: ai vostri piedi ci sarà la città, ma non solo. Una distesa di promontori, fiordi e montagne, costellate di case bianche e circondate dal blu del mare. Il consiglio è di andarci al tramonto, quando i toni accesi della luce neozelandese saranno smorzati. Nel caso piova (e piove spesso), infilatevi nel Te Papa, il museo gratuito a cinque piani che il governo ha costruito per raccontare la storia del paese. Più che un museo è un’esperienza (non di quelle che ti cambiano la vita, però): immenso, interattivo e curato in ogni dettaglio, porta dalla nascita del Pianeta alla nascita della Nuova Zelanda di piano in piano, in un viaggio affascinante che non ha niente a che vedere con i nostri musei.

Se volete spingervi a nord di Auckland, vi troverete davanti a una regione racchiusa in una serie di aree protette e parchi naturali che conducono, curva dopo curva, fino a Cape Reinga, il punto più a nord dell’Isola del Nord. Ma, prima di arrivarci, fate tappa a Whangharei, dove la popolazione di Auckland si sposta in massa d’estate, o nella Bay of Islands, dove si può nuotare con i delfini. In quest’area le strade percorribili in auto si diradano e, per raggiungere Cape Reinga e l’infinita Ninety Mile Beach (che non è lunga 90 ma 55 miglia) è meglio prendere autobus e tour organizzati che conoscono bene l’area.

In generale, l’Isola del Nord è l’isola per entrare in contatto con i neozelandesi: gente davvero amichevole, pronta a chiacchierare alla fermata dell’autobus, a salutarti per strada, a raccontarti di quel nonno che ha fatto la guerra in Italia o a invitarti al prossimo barbecue sulla spiaggia. In infradito, ovviamente.

La prossima settimana: quarta e ultima parte della nostra guida, ovvero l’Isola del Sud.

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La foto di Cape Reinga è stata scattata da Nick Bramhall.

 

  • accostamento originale tra wellington e trieste 🙂

  • wellington,giusto un po’ di europa nostra in new zealand,ma anche nella grande citta’ le persone sono molto disponibili,conservando quel calore umano che si vive nei piccoli centri.

    potri accostarla per un verso a trieste,per il vento,continuo,ostinato,impetuoso che ricorda la ”bora”

  • wellington,giusto un po’ di europa nostra in new zealand,ma anche nella grande citta’ le persone sono molto disponibili,conservando quel calore umano che si vive nei piccoli centri.

    potri accostarla per un verso a trieste,per il vento,continuo,ostinato,impetuoso che ricorda la ”bora”