Ammetto che sono di parte, ma per me il viaggio più grande della storia dell’umanità è durato solo 108 minuti dall’inizio alla fine. Il viaggiatore è partito da Baikonur in Kazakistan, ed è arrivato in un campo vicino alla città di Engels in Ucraina, dove è stato accolto da un gruppo di contadini un po’ sconvolti: il viaggiatore era letteralmente piovuto dal cielo. Tolto l’enorme casco bianco con le lettere C C C P, staccati i ganci del paracadute dalla tuta arancione, disse: “non abbiate paura, sono un cittadino sovietico come voi. Sono atterrato dallo spazio e ho bisogno di un telefono per chiamare Mosca”.

Il 12 aprile 1961 Jurij Alekseevič Gagarin divenne il primo uomo a compiere un viaggio nello spazio, completando un’intera orbita intorno alla terra a bordo di una capsula spaziale a forma sferica dal diametro di poco più di due metri. Erano gli anni della Guerra Fredda e della corsa alla conquista dello spazio tra URSS e USA, e i cosmonauti sovietici sferrarono un colpo decisivo agli astronauti rivali della NASA. Il programma spaziale sovietico aveva già ottenuto vari primati e successi lanciando missili e satelliti – tra cui Sputnik-1, il primo satellite artificiale della storia, nel 1957 – ma la scarsa riuscita degli esperimenti di volo nello spazio con animali (a cominciare dalla triste storia di Laika, il primo cane nello spazio, che morì in orbita per mancanza di ossigeno) fecero sì che i piani per la missione Vostok, ritenuta pericolosissima e con poca aspettativa di successo, furono mantenuti segreti fino a missione completa. Diciannove cosmonauti erano stati preparati per la missione, e tra i due finalisti selezionati fu Gagarin a dimostrarsi pronto all’alba del 12 aprile, quando venne informato che sarebbe stato lui a partire e non il suo amico German Titov (che, a dir la verità, la prese molto male, e soffrì terribilmente di mal dello spazio – psicosomatico? – quando venne il suo turno nell’agosto del ’61).

Durante il volo nello spazio Jurij comunicò brevemente con la torre di controllo (come si può sentire in questa registrazione con parziale traduzione in inglese): “Si vede tutto. Da quassù la terra è bellissima, senza frontiere né confini. Continuo a volare. Tutto procede normalmente, tutto funziona perfettamente, sto molto bene. È magnifico: la terra è blu”. Durante la discesa verso la terra, Gagarin fischiettò la canzone patriottica Родина слышит, Родина знает (Rodina slijshit, Rodina znaet), un motivo musicato da Dmitri Shostakovich col testo di Evgenij Dolmatovskij: “La madrepatria sente, la madrepatria sa quando suo figlio è in volo nel cielo”.

Figlio di contadini, addestrato allo sport e alla prodezza fisica fin da bambino, Gagarin nacque e crebbe in un piccolo villaggio nella provincia di Smolensk, Russia centrale, vicino a una città che oggi porta il suo nome. Appassionato e abile pilota militare, intelligente e dotato studioso di matematica, fisica e tecnologia aerospaziale, dopo la missione Vostok-1 Gagarin divenne il poster boy della propaganda sovietica: lo mandarono a conoscere l’alleato Fidel Castro, a presentare progetti politici al governo finlandese, e a promuovere la superiorità della tecnologia sovietica (e quindi del sistema politico in toto) dal Giappone all’Egitto, dall’Italia alla Gran Bretagna. (Durante la cena ufficiale con la regina Elisabetta II d’Inghilterra Gagarin le sussurrò imbarazzato che non sapeva quale delle quattro paia di posate d’argento che si ritrovava davanti avrebbe dovuto usare per mangiare l’antipasto – lei gli rivelò che a volte non lo sapeva neanche lei, e che in genere osservava cosa facevano gli altri…).

Il sorriso di Jurij e il suo senso dell’umorismo gli guadagnarono l’affetto e l’ammirazione di mezzo mondo, e lo trasformarono in un irresistibile personaggio da salotto, nonché improbabile tombeur de femmes. Tra aprile e dicembre del 1961 Gagarin ricevette più di un milione di lettere da ammiratori ma soprattutto da ammiratrici, alcune delle quali si dichiaravano pronte a darsi anima e corpo al figlio delle stelle. Jurij non se lo fece dire due volte, e in più di un’occasione si ritrovò chiuso dentro l’armadio di casa di queste giovani fan come in una scenetta del Trio Marchesini-Solenghi-Lopez: “cielo, mio marito!”. Una volta fu sua moglie a coglierlo in flagrante nella stanza d’albergo di un’avvenente modella ucraina; Jurij scappò dalla finestra e cadde malamente, procurandosi un enorme taglio sulla fronte. La settimana dopo in un’intervista televisiva raccontò l’accaduto ridendo della sua goffaggine. Persino Gina Lollobrigida fu talmente presa dalla personalità di Gagarin che approfittò delle sue capacità di fotografa per ottenere un pass a una conferenza stampa internazionale e piazzargli un bacio sulla guancia.

Jurij Gagarin continuò a lavorare per l’aviazione militare sovietica come pilota collaudatore, e morì nel 1968 all’età di 34 anni in un incidente aereo dalle circostanze sospette. Ci sono varie ipotesi di complotto – conversazioni con il KGB, forse un velivolo manomesso – ma nessuna chiarezza. Poco più di un anno più tardi Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins atterrarono sulla luna. Jurij aveva partecipato al primo volo umano nello spazio come pilota, ma fu anche responsabile dell’addestramento di Valentina Tereškhova, la prima donna nello spazio, e di Aleksej Leonov, il primo uomo a compiere una spacewalk, una passeggiata nello spazio al di fuori di una navicella spaziale. Raggiungere la luna era una delle sue più grandi ambizioni, e mi piace pensare che per quanto partigiano dell’ideologia dell’URSS e ambasciatore del programma spaziale sovietico, Jurij avrebbe gioito nel vedere compiuto questo sogno dell’esplorazione umana, indipendentemente dal successo dei rivali americani.

Oggi festeggiamo il cinquantesimo anniversario della missione Vostok-1 comandata da Gagarin. Nonostante i numerosi risultati delle missioni spaziali sovietiche e americane, i viaggi nello spazio che negli anni ’60 sembravano dover diventare il futuro dell’esplorazione umana sono perlopiù confinati al regno dell’immaginazione, della science-fiction, e della ricerca poco applicata. C’è una puntata di The West Wing in cui il Presidente Bartlet e lo staff della Casa Bianca si preparano alla rivelazione pubblica delle prime immagini che dovrebbero arrivare da una navetta telecomandata atterrata su Marte. Per un guasto tecnico la missione non viene completata, e il progetto comincia a sembrare un’enorme spesa inutile: quando ci sono tanti altri problemi di cui occuparsi, cose più urgenti e più importanti – gente che non ha da mangiare, non sa leggere e scrivere, non ha un lavoro qui, sulla terra, nel nostro paese – perché dovremmo preoccuparci e investire nell’esplorazione dello spazio?

La conversazione procede più o meno così:

SAM: Ci sono tantissime persone nel mondo che soffrono la fame, Mal, e nessuna di loro fa la fame perché siamo stati sulla luna. Nessuno sente più freddo, e di certo nessuno è più stupido perché siamo arrivati fino alla luna.
MALLORY: Siamo andati sulla luna. Dobbiamo proprio andare su Marte?
SAM: Sì.
MALLORY: Perché?
SAM: Perché è il passo successivo. Siamo usciti dalla caverna, abbiamo sbirciato oltre la collina e abbiamo visto il fuoco. Abbiamo attraversato l’oceano, abbiamo conquistato per primi il West e siamo arrivati fino al cielo. La storia degli esseri umani corre di pari passo alla cronologia delle esplorazioni e Marte è il prossimo traguardo.
MALLORY: Lo so.
SAM: Le persone come te, che dicono… Cosa hai detto?
MALLORY: Ho detto che lo so. Siamo fatti per essere esploratori.
[Aaron Sorkin, The West Wing “Galileo”, S02 E09 – nostra traduzione]

Ecco perché oggi celebriamo la vita e il lavoro di Jurij Gagarin: perché lui e la sua squadra ci hanno fatto vedere che cosa c’era oltre al cielo, perché la curiosità che ci spinge a mettere il naso fuori dalla porta di casa in cerca di nuove frontiere da attraversare è ciò che ci rende migliori, perché proprio come errare, explorare humanum est. Buon volo, Jurij.

Irene Musumeci

  • Anna

    articolo molto interessante! ma nell’audio del link di you tube (almeno nella traduzione inglese) non dice “senza confini né frontiere” né “la terra è blu”… visto che sto disperatamente cercando l’audio originale dove dice questa frase per un lavoro, sapresti forse aiutarmi? grazie anticipatamente!

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  • gio

    E siamo figli delle stelle…..
    guarda guarda l’Hydrogenium che ci dice!

  • …Oppure citazione ante litteram da Pretty Woman 😉 D’altronde si sa che la regina può rompere le regole quando le pare (lei guida contromano sul Grande Raccordo Anulare!)

    Anche David Bowie cantava “planet earth is blue and there’s nothing I can do” http://www.youtube.com/watch?v=cYMCLz5PQVw

  • Vincenzo Musumeci

    …magnifico la terra è blu… ( da lassù. quaggiù qualcuno cantava :

    penso che un sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo la faccia di blùùùùù….)

    Interessante personaggio l’amico Juri ,al di là dei primati celesti e sociali.
    Ma la storia della regina…
    Reale ignoranza!

  • Anonimo

    che bello! un saluto al grande pioniere Jurij!
    e che dire di questo canale youtube dedicato?
    http://www.youtube.com/firstorbit?feature=yoodle

    un saluto!