La Bassa Bergamasca, detta Basa, è come il fondo di un paiolo appena tolta la polenta. La crosta gialla che si forma è la pianura. L’acqua che la raffredda è la nebbia. La Bassa è la visione di uno spazio in proiezioni ortogonali. I campi e i fossi gli elementi del piano orizzontale, dove le distanze si misurano su due direzioni: la strada che va e che poi servirà a tornare. Trattori difficili da superare e campi che seguono campi sui due lati dei finestrini i compagni di percorso. Nella Bassa le strade disegnano il territorio. Le strade portano ai paesi. I cartelli di frontiere immaginarie sono bilingue, a segnare l’ingresso in nuovi comuni dove a cambiare sono i nomi delle cascine e la densità dell’odore nell’aria. I nodi delle rotatorie si riannodano sempre simili, cambiando solo il numero dei chilometri scritti sulle segnaletiche per Bergamo.  La struttura e la gestione dei paesi è sempre molto simile a se stessa. Le vie portano a stop con obblighi di svolta che riportano alla piazza della chiesa, alla piazza del comune, alla posta, alle scuole elementari. Le donne si raggruppano agli angoli delle strade vicino ai muri con le carte dei morti, uscendo da messa e andando a prendere il pane, prima di rientrare a casa a mettere la padella dell’acqua sul fornello per l’uomo. Appena ti perdi in un qualche paese sbagliando la svolta questa è la trappola, e se non c’è la nebbia è perché qualcuno ha  appena acceso una candela per te. Proviamo ad indicare un percorso. Caravaggio, il punto più basso sulla linea terra, al confine con il cremasco, è città di pittori: il Merisi, certo, ma anche Polidoro allievo di Raffaello, Fermo Stella, il Moriggia e Mariolino il Falsario. Qua e là per il paese si possono trovare tracce di un passato migliore tra gli affreschi di S. Bernardino e il museo nautico sotto il chiostro, la chiesa parrocchiale e la sua cappella bramantesca, girando per rioni e angoli di strade fatte con sanpietrini, alla ricerca di possibili case natali. Meta obbligata dei pomeriggi estivi sono le Gaverine. Prendere una bici e passati i pullman dei fedeli parcheggiati ai lati del Santuario, con i suoi pesci rossi e l’acqua benedetta, attraversare la statale Rivoltana, svoltare nella prima via a sinistra e proseguire nella strada sterrata dei campi. L’acqua dei fontanili è fredda anche per agosto, i treni per Cremona passano lenti nella linea della calura e le balle di fieno immobili misurano sempre le stesse distanze. Destinazioni simili poco distanti possono essere le Quarantine o i Livelli; o sempre alla ricerca dell’acqua potete fare una biciclettata sul fiume Serio o sull’Adda. Tracciando una linea retta, e spingendosi oltre, per chilometri di fabbriche, stalle con le vacche, pompe di benzina, menù di lavoro, spioventi di cascinali, villette solitarie, bar sport, campanili, campi di granturco, autovelox, agriturismi, gelaterie, piloni della corrente, chiesette con oratorio, casse rurali, si passano Misano, Mozzanica, Fara Olivana con Sola, Covo, Barbata, Antegnate, Fontanella, Calcio…e poi si sente già l’odore bresciano. È la provincia. La provincia che di domenica non lavora. Nel primo pomeriggio solitamente le strade sono vuote, ed è possibile camminare per un paese qualsiasi della zona leggendo le scritte stratificate sui muri scrostati, contando i mattoni che si mostrano, facendo abbaiare i cani nei cortili tra i panni stesi. I pensionati e i giovani li puoi trovare tra i tavoli del circolino o del bar tra partite a scopa, partite a briscola in cinque, La Gazzetta dello sport, L’eco di Bergamo o Il giornale di Treviglio e bicchieri di mista (vino bianco e spuma). Alla televisione le partite, anche se adesso l’Atalanta gioca di sabato. Siate certi che il possibile estraneo è subito individuato e fonte di sospetto. La gentilezza può passare anche nel silenzio, o in due parole in dialetto nostrano. Riprendendo la via principale, la statale Treviglio-Caravaggio è il punto di traffico più complesso, e a tagliarla in due stanno iniziando anche i lavori per la Brebemi. I campi fuori paese dei contadini vengono espropriati, l’albero degli zoccoli farà da spartitraffico e il casello avrà come sfondo il profilo delle Alpi orobiche. Su questa strada ha appena chiuso lo Studio Z, la più grande discoteca di Lombardia. Se siete tredicenni tamarri, quarantenni che ballano latino-americano o settantenni amanti del liscio fate una sosta in memoria nel parcheggio; altrimenti tirate dritti. Così arrivate a Treviglio, che è il comune con più abitanti della zona, l’ospedale, il cinema, le scuole superiori, le stazioni dei treni e i negozi grandi con tante cose. Il centro storico è dominato dal campanile della Basilica di S. Martino, che al suo interno ha il polittico di Zenale e Butinone tra il meglio del quattrocento lombardo. Per il resto il paese prova a fare la città, con le zone Nord ed Ovest, le frazioni, le zone industriali e il McDonald’s. Seguendo la provinciale e andando dritti al semaforo passate la fabbrica dei trattori Same e arrivate a Cassano d’Adda con la sua centrale termoelettrica e villa Borromeo, già sul confine con Milano. Dritti lungo il fiume trovate anche Fara, Vaprio e Canonica d’Adda. Se invece svoltate a destra passate la fabbrica di biciclette Bianchi e la strada sempre dritta vi porterà a Bergamo città. Sul tragitto trovate: Castel Rozzone, cascine, un cimitero e cinque bar che si affacciano su una piazza moderna lastra di cemento a dislivelli di lance e pali storti, Arcene e il campo di bocce del centro sportivo, Verdello e Verdellino con il suo acquedotto che sembra un disco volante anni Settanta qui atterrato e mai più ripartito, Levate e Stezzano con il suo intricato centro storico con curve di ville, palazzi e chiese e per contrasto il rettilineo del Kilometro Rosso; mentre sull’altro lato, al di là del ponte della ferrovia, appare Dalmine con la ciminiera di raffreddamento della fabbrica siderurgica che gli da il nome, il vecchio velodromo e il casello dell’Autostrada A4. Altro possibile percorso, che congiunge diversi punti della Bassa, potrebbe essere quello tra rocche e castelli. Romano di Lombardia borgo cresciuto da Roma al Medioevo ai veneziani al Regno Lombardo-Veneto, disegnato a cerchi intorno alla Rocca rettangolare, Martinengo piccola capitale del feudo di Bartolomeo Colleoni, compatta ed irregolarmente rettangolare dentro al suo fossato tra portici e piazze, Malpaga ambiente campagnolo e il suo castello preso per cento ducati d’oro dal solito Bartolomeo, Brignano Gera d’Adda insieme di viette alberate che portano a Palazzo Visconti, candido insieme di archi ed affreschi, Pagazzano paese  contadino che si nasconde dietro il ponte levatoio del proprio castello, Urgnano comune protetto dalle quattro torri del quadrato della Rocca viscontea e svegliato dalle campane del campanile del Cagnola; nel giro di pochi chilometri potete leggere diverse declinazioni di medioevo rurale o di quando il territorio bergamasco era parte della Serenissima Venezia e spesso lottava per non esserlo più. I merli dei perimetri che non si specchiano più in nessun fossato azzurro, mangiati dal lavoro delle muffe e del tempo, si mischiano ai merletti degli abiti delle rievocazioni storiche, delle parate in calzamaglia e spade di plastica che festeggiano ognuna il proprio eroe locale. Nei vari cortili interni, d’estate potete trovare dei concerti, d’autunno le castagne fatte sul fuoco e sotto Natale le bancarelle con i prodotti tipici della terra. Nelle ampie panoramiche o riassunto nei dettagli rituali, il carattere di questa terra è il carattere di chi ne ha a che fare, di chi incrocerete nei passi misura degli spazi vuoti. Troverete una superficie piana ma anche ruvida ed incisa, una tovaglia sporca di vino che risponde per analogia. Ecco: la Bassa, forse come ogni pianura, non permette di essere giovani, e percorrerla spiega più il concetto di tempo che di spazio. Il peso del tempo è conformato al luogo: bisogna solcare la terra per scoprire il cielo che sta sotto, bisogna solo decidere quando smettere di essere bambini, iniziando a sentirsi vecchi.

Daniele Pilenga, utente della Bassa da circa una trentina di anni, vive e lavora tra Caravaggio e Bergamo, provando a spiegare dipingere fotografare l’importanza delle immagini nella memoria e a come trasformarle in traccie di senso. Altro qui.