Mappa dell'URSS. Clic per ingrandire.

Mappa dell’URSS. Clic per ingrandire.

È l’agosto 1991 quando Radio Mosca annuncia il tentato putsch di alcuni membri del governo e del KGB ai danni del presidente Gorbačëv. Il tentato golpe, nonostante non vada a compimento, segna l’inizio del processo di dissoluzione dell’Unione Sovietica. Terzani in quel momento sta partecipando a una spedizione sino-russa sul fiume Amur (estremo oriente sovietico, ai confini con la Repubblica Popolare Cinese). Ma poi, appresa la notizia e spinto da una romantica combinazione di casualità e carpe diem, fa fagotto (anzi: si limita a metterselo in spalla, poiché ce lo ha già) e intraprende un viaggio nelle vastità dell’Unione Sovietica. Un viaggio che si trasformerà in un intenso reportage, volto a testimoniare una delle fasi più drammatiche della Storia Contemporanea: la fine dell’Impero Sovietico e il conseguente turbamento dell’ordine mondiale.

Il viaggio di Terzani dura tre mesi, dal 16 agosto al 3 ottobre 1991. L’itinerario prevede tappe in tutte le repubbliche (ormai ex) socialiste, attraversando Siberia, Asia Centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghisia, Tajikistan, Turkmenistan), Caucaso (Azerbaigian, Georgia e Armenia) per concludersi a Mosca, nel mausoleo di Lenin. I mezzi adoperati per traversare l’intero continente asiatico sono: la nave «Propagandist» per la prima tratta fino a Komsomol, pericolanti aerei della compagnia sovietica Aeroflot (Аэрофлот) per le tappe intermedie in Asia Centrale, e alcuni taxi di fortuna o improvvisati con l’aiuto di «biglietti magici» per gli spostamenti locali e nel Caucaso, più un ultimo Aeroflot per la tratta Erevan–Mosca.

Dai diari della traversata emergono dei concetti ricorrenti, che formano il leitmotiv del viaggio di Terzani:

  • la russificazione (dai tempi dello zar) e la sovietizzazione esercitata sugli indigeni al fine di riscrivere la storia dei popoli locali, alimentata dalla migrazione di massa di cittadini russi nei territori «periferici»;
  • i «nodi che tornano al pettine», ovvero le dirette conseguenze della progressiva caduta del comunismo (e soprattutto dei suoi organi di controllo). Tra tutte, spicca la crisi identitariadei popoli, la quale sfocia sotto varie forme:
    • un nazionalismo che risorge dalle ceneri della politica stalinista che nel 1924 riscrisse a tavolino i confini dell’Asia Centrale per controllarla secondo l’approccio del Divide et impera (prima le repubbliche formavano un’entità territoriale senza frontiere interne chiamata Turkestan);
    • un fondamentalismo islamico volto a ricomporre, di pari passo al nazionalismo, i resti identitari dei popoli;
    • attriti tra alcune popolazioni (ad esempio, tagiki e uzbeki o armeni e azerbaigiani) che, se sotto il controllo sovietico venivano controllati (a volte persino sobillati, es. cit. «è come se il partito ci bisbigliasse se le cose non funzionano, la colpa è del tuo vicino»), ora riemergono;
  • l’agghiacciante disinvoltura con cui venivano soppressi (o distribuiti nei Gulag) persone e personaggi scomodi al regime;
  • il disastro ecologico perpetrato sulle repubbliche, le cui risorse sono state sfruttate senza alcuna tutela dell’ambiente e della salute degli abitanti (toccante la descrizione di Sumgait, città azerbaigiana appestata dai fumi delle fabbriche chimiche);
  • la bruttezza estetica degli edifici, la trascuratezza delle persone e dei paesaggi, l’architettura monotona, inelegante e alienante, il degrado diffuso, le numerose opere incompiute, le attese sfiancanti per ogni azione quotidiana che richiede l’intervento di una qualche istituzione;
  • l’ipocrisia del potere che abbatte le statue di Lenin, cambia l’acronimo dei partiti, fomenta le masse al riscatto, ma, di fatto, lascia i suoi vertici al loro posto (tutti pronti a rinnegare il proprio «passato comunista» e a cavalcare l’onda nazionalista) talvolta mantenendo il suo apparato di sicurezza (come in Uzbekistan);
  • l’interdipendenza economica tra le varie repubbliche, le quali ora, guardandosi l’un l’altra con diffidenza, hanno difficoltà ad ottenere i prodotti e materie prime che precedentemente spettavano loro secondo l’economia pianificata (es. cit. «L’Azerbaigian per esempio può farsi le sue sigarette, ma non quelle col filtro. I filtri venivano tutti dall’Armenia. Gli armeni dal canto loro non hanno più verdura perché gran parte dei loro contadini erano azerbaigiani e, ora che quelli sono partiti, nessun armeno vuole andare a coltivare i loro campi»);
  • la dipendenza delle repubbliche dalla Russia: le minoranze russe presenti nelle repubbliche formano la classe di professionisti qualificati: ingegneri, tecnici, operai specializzati. Fette di popolazione senza le quali le repubbliche si troverebbero l’economia bloccata e che ora – con il fervore nazionalista – vengono additate come invasori;
  • le mafie ch e s’infilano nel vuoto legislativo e sfruttano il disorientamento delle istituzioni, alimentando il mercato nero (mancano merci ovunque, ancor più senza il coordinamento centrale di Mosca, che prima distribuiva – programmaticamente – beni e risorse nell’URSS);
  • la difficoltà di movimento all’interno delle repubbliche, la necessità di visti dalle condizioni proibitive, e le difficoltà di comunicare oltreconfine (giorni e giorni di linee telefoniche interrotte).

L’occhio osservatore di Terzani testimonia tutto questo, in un’opera amara che coinvolge il lettore e lo invoglia ad approfondire. Un diario di viaggio conciso e accattivante, arricchito di retrospettive storiche, aneddoti, miti e leggende (ad esempio, Alessandro Magno, Gengis Khan, Enver Pascià). Un viaggio fatto di incontri, dialoghi e impressioni a caldo, mossi dall’impavida convinzione  di Terzani secondo cui emerge più verità dalla voce della gente che dal copione dei potenti. Un’avventura da cui si profila un Terzani dalla insaziabile curiosità e dalla contagiosa voglia di mettere in discussione le proprie convinzioni. Non dimentichiamo, infatti, la sua formazione di «simpatizzante» comunista, già incrinata dalle sue esperienze nella Cina comunista e qui violentemente compromessa dalla caduta di una nazione che era, prima di tutto, un sogno.

Buonanotte, Signor Lenin! Tiziano Terzani, 1991 — Quinta Edizione.
Casa editrice: Tea Libri. Acquistabile online presso Amazon o Ibs.

La fotografia in alto è originale di Tiziano Terzani scattata durante il suo viaggio in URSS. I suoi scatti sono attualmente in mostra a Roma, in via dei Prefetti 22, fino al 29 maggio 2011: Clic! 30 anni d’Asia. Accorrete!

(Piaciuto l’articolo? Segui Jacopo su twitter! )