Le prime notizie che si hanno sul surf appaiono nei resoconti di viaggio del Capitano Cook, nel 1778. Sicuramente era una pratica già largamente in uso tra i popoli che abitavano le isole del Pacifico nei secoli precedenti. I marinai del Capitano Cook rimasero affascinati da questi uomini che in piedi su rudimentali tavole di legno, si lasciavano trasportare fino a riva  senza mai perdere l’equilibrio. Sarebbe stato però solo a metà del XX secolo, negli anni ’50, che il  surf tornò davvero alla ribalta sulle spiagge delle isole Hawaii. D’un tratto il fenomeno interessò centinaia di ragazzi che si buttavano tra le onde con una nuova generazione di tavole. I pionieri di questo sport furono Jack London, Alexander Hume Ford e George Freeth, che ai primi del ‘900 si incontrarono al Waikiki Swimming Club e iniziarono a diffondere la pratica di “cavalcare le onde”: in pochi anni, i Surf Club alle Hawaii si ritrovarono con alcune migliaia di membri. Tra questi il leggendario Duke Paoa Kahanamohu il primo uomo che nle 1917 riuscì a surfare per quasi un kilometro. All’inzio degli anni ’30 la scena si spostò in California grazie a Tom Blake che istituì il Pacific Coast Surf Riding Championships che ebbe luogo dal 1928 al 1939 e in seguito grazie a John H. “doc” Ball che nel fondò il California Surf Riders Club nel 1946, subito dopo la fine della guerra. Le altre tre figure chiave di questa epopea furono Rabbit Kekai, Woodbridge “Woody” Parker e John Kelly. Nella seconda metà del ‘900, l’evoluzione del surf si stava completando:  Kekai come diretta proiezione del suo mentore Kahanamohu, Parker che da aviatore trasferì le sue conoscenze aerodinamiche sulla progettazione delle tavole e Kelly che fu uno dei primi attivisti in ambito ambientale e lotto strenuamente per la salvaguardia delle isole Hawaii. Nel 1953 l’Associated Press pubblicò una foto in cui si vedeva Woodbridge con la sua tavola appeso a una parete d’acqua insieme ad altri due surfisti, fu la molla che fece scattare la voglia a molti californiani di partire per le spiagge delle Hawaii. Per i successivi 15 anni le isole diventarono la meta di un vero e proprio pellegrinaggio, i surfisti facevano da cassa da risonanza ad un fenomeno che ben presto si sarebbe riversato nella musica, nei film e nell’arte e che avrebbe coinvolto sempre di più la cultura giovanile fino ad arrivare ai giorni nostri.

Alcune cose da sapere sulle tavole:

LUNGHEZZA – più è lunga la tavola più è facile il bilanciamento e anche se è un po’ più complicato pagaiare, all’inizio è meglio usare una tavola lunga.

LARGHEZZA – anche in questo caso, più è larga meglio ci si bilancia, ma sarà più difficile virare con la tavola sotto i piedi. Iniziate così e fate meno virate possibili.

PINNE E CODE – una pinna unica permette di mantenere più facilmente la linea, 3 pinne fanno virare con più facilità. sono la parte più pericolosa della tavola, all’inizio quelle flessibili possono causare meno danni.

MATERIALI E PESO – le tavole possono essere in materiale plastico, fibra di vetro o legno. Ogni materiale ha pregi e difetti, il peso è determinato dal materiale stesso e dallo spessore. su una tavola che galleggia molto è più facile pagaiare ma è più difficile stare in equilibrio. La fibra di vetro è il materiale più resistente, il legno quello meno ma che regala le sensazioni migliori al tatto.

LINEA – una cosa molto importante è la linea, il profilo della tavola. una tavola dal profilo arrotondato davanti permette di pagaiare meglio, di solito agli inizi più è semplice meglio è: prendete una tavola lunga senza preoccuparvi troppo dei dettagli e buttatevi in acqua.

Ora alcune regole basilari:

1. ALLENATI SEMPRE – la cosa più semplice è trovare qualcuno che condivida questa passione, in modo che ti spinga a uscire in mare quando piove, fa freddo, non avete voglia e siete stanchi. Se poi il vostro amico è più bravo ed esperto di voi, renderà tutto più semplice. Imparerete di più e più in fretta.

2. LA POSIZIONE PRIMA – la posizione che tieni prima di alzarti è la chiave per avere una posizione perfetta una volta che ti sei alzato sull’onda.

3. LA POSIZIONE DOPO – i piedi devono essere nel centro dell’asse della tavola, perpendicolari  alla direzione che avete preso, ginocchia piegate, abbassate il baricentro, bilanciate il vostro peso, aprite bene le braccia e guardate avanti. sempre.

4. L’ONDA – muovetevi sull’onda facendo ruotare la tavola sotto di voi, spostate il peso tra punta e tallone del piede, sempre a ginocchia piegate senza mai perdere il baricentro. questi spostamenti permetteranno alla tavola di tagliare l’acqua e di dirigersi dove volete voi. Dovunque guardiate, la vostra tavola vi seguirà: non scordatelo mai. State concentrati.

5. LA VELOCITA’ – la cosa più importante per mantenersi sull’onda è la velocità. all’inizio preoccupatevi solo di surfare sull’onda, poi una volta guadagnata sicurezza, girate la tavola verso la punta dell’onda e aumenterete la vostra velocità in un attimo.

E una volta in acqua? Be’ siete già a buon punto: lo sforzo più grande è proprio quello di mettersi in acqua. Niente pigrizia, niente comodi divani, prendete la tavola, buttatela in acqua e pagaiate dritti verso l’orizzonte. Andate dritti senza esitazioni, state attenti a non prestare il fianco all’onda, altrimenti vi ritrovate a gambe all’aria in un batter d’occhio e una volta che superate l’onda, giratevi. Ora siete in mezzo al mare, con la tavola che punta verso la spiaggia. Restate lì in attesa e appena vedere un’onda che possa fare al caso vostro, mettetevi a pagaiare. Qualche metro prima che arrivi pagaiate, pagaiate senza sosta, pagaiate forte anche quando sentite l’onda sotto di voi. Per prendere confidenza la prima volta potete anche solo lasciarvi trasportare e aspettare ancora un po’ ad alzarvi in piedi. Ci sono due tecniche fondamentali per alzarsi in piedi: la prima prevede di stare ben sdraiati sulla tavola, i piedi quasi al limite inferiore, mantenere l’equilibrio con il bacino, la punta deve essere qualche centimetro sopra il pelo dell’acqua. Una volta che vi sentite sopra l’onda afferrate la tavole strettamente, fate una flessione ma mantenete il bacino ancora sulla tavola, fate scivolare un piede in un movimento unico, fluido sulla tavola, al centro, perpendicolarmente alla vostra traiettoria. Utilizzate le braccia per aiutarvi mentre vi posizionate con la gamba. Spostate il peso dalla gamba posteriore a quella anteriore e tiratevi su. Lentamente portate la gamba posteriore verso quella anteriore mentre cercate di stare in equilibrio. Fatelo un po’ di volte all’asciutto, sulla spiaggia, per fare pratica. La cosa più importante è che i piedi siano sulla linea di mezzeria. Non preoccupatevi troppo di sembrare dei neofiti, non c’è nulla di male. La maggior parte degli errori, della cadute è dovuta ad una errata posizione dei piedi, quindi studiate bene la posizione. Il secondo metodo invece prevede che vi mettiate in ginocchio, con le ginocchia contro il petto, prima di alzarvi in piedi e cercare il giusto bilanciamento. Con un po’ di pratica e un po’ di pazienza, riuscire in poche ore a cavalcare le prime onde. ora che sapete tutto, che aspettate?

N.B. Quello che avete appena letto non vuole essere un saggio esaustivo sul mondo del surf. Ovviamente non lo è. Non pretende di dare verità assolute nè regole ferree. E’ solo un modo per aprire una finestra, dare l’ennesima scusa, una volta di più, per partire e viaggiare.