«A Trento semo ancora con il bicer de vin in mano», dice Grazia per spiegarmi perché Bolzano è più bella, Trento più contadina. «Loro curano i dettagli, noi non abbiamo voglia di fare quel qualcosa in più che servirebbe alla città». Me lo dice di sabato mattina a colazione, poco prima che io vada alla mia prima edizione del Trento Film Festival, la cinquantanovesima da quando è nato. Dedicato alla cultura della montagna, il Festival si sviluppa su una settimana più due weekend, quest’anno dal 28 aprile all’8 maggio: proiezioni cinematografiche, eventi speciali, presentazioni di libri, mostre fotografiche e trekking organizzati dall’APT sono il programma in breve, un programma che sulla carta sembrerebbe per gli addetti ai lavori ma che, invece, permette anche ai profani di riflettere sulla vita di montagna, non solo quella degli scalatori, degli arrampicatori e degli escursionisti.

Dopo la curiosa serata d’apertura, in cui viene proiettato Der Grosse Sprung, film muto del 1927, accompagnato dal violoncello di Mario Brunello, dalle percussioni di Saverio Tasca e dal coro della Sat, il primo film in programma è proprio un documentario dedicato alla vita di chi sta sopra le nuvole. Life Above The Clouds – questo il titolo – mostra la quotidianità di una famiglia alto-atesina, che abita in un maso della Val Passiria collegato al mondo da una funivia: niente strade, niente sentieri. Niente vita di comunità. Eppure la loro non è meno vita di quella cittadina: soltanto, le loro giornate sono scandite da altri ritmi. È la Natura a farla da padrona e loro, sì, posseggono l’umiltà di chi è consapevole di vivere in un’economia di co-dipendenza, se non di dipendenza assoluta. Dalle montagne, dal cielo, dagli animali e dalle stagioni.

Se c’è una sensazione che domina e connette i film che vedo nel primo weekend del Trento Film Festival, è la sensazione di precarietà: diversa da quella lavorativa di cui si parla di continuo, è legata al rapporto dell’uomo con la Natura. Un rapporto che non può non fondarsi sull’umiltà. È con umiltà che i protagonisti di Life Above The Clouds trattano l’ambiente che li circonda, è con umiltà che la scalatrice Mary Varale affronta le pareti e i pregiudizi sulle alpiniste donne in Con le spalle nel vuoto, ed è con estrema umiltà che il team di alpinisti in spedizione all’Antartide di No Man’s Land decide di non affrontare la cima che li separa dalla conclusione della loro impresa.

Mi chiedo se l’arroganza dell’uomo contemporaneo non dipenda proprio da questo: dall’assenza di un contatto costante con la Natura. A Trento è impossibile non notarle, quelle montagne, che circondano e inghiottono la città, quel fiume che la taglia, quelle nuvole che la avvolgono. Le montagne sembrano un monito che ricorda costantemente agli uomini di Trento la loro mortalità: è questo che li ha trasformati, volenti o nolenti, in gente così umile, come Grazia sostiene che siano?

La giornata di sabato si conclude con la proiezione in anteprima italiana del nuovo film di Werner Herzog, Cave of Forgotten Dreams. Incentrato sull’esplorazione della grotta francese di Chauvet, dove nel 1994 sono state scoperte le più antiche incisioni rupestri del mondo (risalenti fino a 30mila anni fa), il documentario – girato in 3D – torna alle origini della civiltà per riflettere sull’evoluzione – o meno – degli esseri umani. Chi eravamo e chi siamo diventati? Quanto siamo cambiati rispetto a quei proto-umani che dipingevano con tratti così moderni orsi, leoni e cervi sulle pareti di una caverna in Francia? Herzog è il regista che più di ogni altro interpreta la Natura come un’entità crudele, che non presta attenzione agli esseri umani: questa volta, però, sembra concederci una tregua, lasciandoci dipingere sulle pareti di un mondo che pensiamo ci appartenga. Ma che, in realtà, non ci è mai appartenuto.

Domenica le proiezioni iniziano alle 15.30 e io ho un treno per le montagne di cemento di Milano alle 17.30. Niente film, quindi, ma una visita al MART di Rovereto dove in mostra, oltre a una raccolta di quadri impressionisti e post-impressionisti provenienti dal Museo D’Orsay, ci sono anche delle splendide foto delle Dolomiti, scattate da Olivo Barbieri.

La mostra si accompagna a quella allestita al Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento e dedicata ai ghiacciai (in scioglimento) dell’Himalaya. Le fotografie delle pareti rocciose assomigliano più a dipinti futuristi/cubisti che a scatti e, anche loro, ricordano quanto immobili e indistruttibili siano le montagne, in confronto a ciò che ha creato, nei suoi pochi secoli di esistenza, l’essere umano.

Torno a casa un po’ più piccola e un po’ più grande, dal primo weekend al Trento Film Festival. Ripenso al mio biglietto per New York e mi chiedo quanto senso abbia visitare una città che, più di ogni altra, celebra le creazioni umane, estromettendo la Natura o lasciandole, come nel caso di Central Park – realizzato artificialmente nel 1858 sotto progetto di Frederick Law Olmsted e Calver Vaux – un ruolo accessorio. Non sarebbe più utile a tutti gli esseri umani viaggiare per ricordare a noi stessi quanto piccoli siamo? Viaggiare per ridimensionare il nostro ego?

_

Coordinate: il Trento Film Festival si svolge dal 28 aprile all’8 maggio 2011. Trento è facilmente raggiungibile in treno da tutte le principali città italiane, e il viaggio vale il biglietto. È possibile acquistare un abbonamento giornaliero a tutto il festival, o un biglietto singolo presentandosi alla cassa del cinema prima dell’inizio delle proiezioni (vista l’affluenza del primo weekend, meglio muoversi sempre in anticipo). Sul sito ufficiale del Festival si trova il programma completo.

Abbiamo dormito e non ci siamo pentite (anzi) al B&B Eden di via San Giovanni 36. A pochi passi dal centro e dai cinema del Trento Film Festival, è gestito da 4 ragazzi, ha la connessione wi-fi, una doppia con impeccabile bagno in comune viene 60 euro a notte con abbondante colazione a dare il buongiorno. La sede del B&B dovrebbe cambiare nei prossimi mesi, controllare il sito internet per sicurezza.

Se, come me, siete appassionati di librerie di viaggio, non dimenticatevi di fare un salto alla libreria Viaggieria, in via San Virgilio 20.

_

La foto in alto e in homepage è di Olivo Barbieri, le foto utilizzate in questo post ci sono state gentilmente fornite dall’ufficio stampa del Trento Film Festival, che ringraziamo anche per gli accrediti stampa.