Solo per il fatto che ti puoi mettere i sandali e che e ci sono i cinema all’aperto, non può esserci un’estate intera da buttare via. O invece sì?
La vacanza più brutta della mia vita è stata nel 2003: una settimana in Egitto in un villaggio turistico a 5 stelle.

Non sono mai stata una fan dei villaggi turistici e, da quell’estate, ci ho messo definitivamente una pietra sopra. Essendo io all’epoca molto innamorata del mio fidanzato di allora, per compiacerlo, decisi di provare l’esperienza del villaggio turistico con tutto ciò che ne consegue: gioco-aperitivi, serate programmate, tornei di beach volley.

La mattina della partenza, in aeroporto, ero anche abbastanza euforica, mi aspettava comunque una settimana di relax e di mare. Mentre stavamo uscendo dalla libreria dell’aeroporto carichi di libri (per me) e di giornali sportivi (per lui), ci imbattemmo per puro caso in quella che amavo e amo definire la “collega logorroica per eccellenza”.

Qui devo precisare che io e il mio fidanzato di allora lavoravamo nella stessa azienda.

Dopo qualche battuta di circostanza e qualche sorriso che nascondeva solo la voglia di allontanarci da lei il più possibile, scoprimmo, allibiti, che la logorroica non solo sarebbe salita sul nostro stesso aereo per l’Egitto, ma che il villaggio turistico che aveva prenotato assieme al marito, era lo STESSO villaggio che avevamo scelto noi.

Naturalmente facemmo finta di essere molto contenti della “fortunata coincidenza”, come la chiamò lei, mentre di fatto stavamo letteralmente “morendo dentro”.

Ovviamente, se sei in un villaggio turistico in mezzo al deserto egiziano, ci sono scarse possibilità di evitare persone sgradevoli, a meno che tu non voglia partecipare tutti i giorni iscriverti al tour con i beduini. Ci ritrovammo la collega logorroica ovunque: nell’ombrellone di fianco al nostro, a pranzo, a cena, nei vari tornei sportivi.

E la sua camera era a due camere dalla nostra.

C’è qualcosa di più fastidioso di qualcuno che ti parla ininterrottamente, mentre tu stai leggendo comodamente un libro sotto l’ombrellone? Probabilmente no.

Questo è quello che ricordo di quella vacanza: lei che parla o che ogni cinque minuti ci chiede se vogliamo giocare a pinnacolo. Però ho imparato, almeno, una cosa: mai prenotare una settimana in un posto di villeggiatura dove non ci sono vie di fuga.

Ah, il marito, per fortuna era simpatico.

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Federica Capponi

  • @facebook-544235533:disqus l’intento non era quello di pubblicare resoconti di viaggio o itinerari, ma ricordi di estati già passate, ecco spiegata la mancanza di dettagli sulla vacanza 🙂

  • Valì Jolie

    Peccato non dica niente della vacanza in sé, ma solo della circostanza particolare riguardo alla compagnia.