Quando il tizio tira fuori la pistola e l’appoggia sul tavolo, gli chiedo stupito: “Quella è una pistola?” guardandolo negli occhi. “Mi hai appena puntato contro una pistola?” chiedo ancora piegandomi verso il banco per confermare i miei sospetti. Il nostro malinteso è a una svolta. Una piccola, luccicante pistola giace sul tavolo ben visibile a tutti. Un mare di pensieri mi attraversano la mente mentre lo guardo vedendo insieme paura e frustrazione, ma il mio midollo non sente l’istinto di un assassino. In questo breve lasso di tempo sento, da qualche parte nelle mie viscere, la voglia di sfidarlo. Vorrei che afferrasse quel piccolo, scintillante, simbolo di assoluto, e me lo puntasse contro, vorrei che riuscisse a fare ciò che le sue parole non riescono a dire. Ma in quello stesso istante di tempo e di emozione, sono così sopraffatto dallo sdegno per ciò che potrebbe avvenire per un ragione assolutamente insignificante che vorrei insistere e spiegare le mie ragioni. La mia amica, stanca di vedere un litigio che non porta da nessuna parte e tesa alla vista dell’arma, paga il conto. Il gesto, se possibile, mi infastidisce ancor di più, non tanto perché lei paghi, ma perché è con la pistola che lui riesce ad ottenere ciò che vuole. Realizzando la futilità, vedendo crollare il castello di carte della mia argomentazione, esco come una furia dal ristorante, i miei tacchetti da ciclista scivolano sui gradini e io inciampo goffamente rendendomi ancora più stupido. Questo incidente spiega perché il mondo è come è. Quando non riesci a ottenere ciò che vuoi, la gente diventa tua nemica e ti senti giustificato a trattarla con violenza.

Una ricorrente dissenteria, alternata a colite continua a perseguitarmi. Da mesi ormai non riesco a trovare cibo sicuro e ho perso circa 12 kg, le mie ossa spuntano da tutto il corpo e ho perso tutta la massa muscolare guadagnata pedalando sulle montagne del Bhutan. In seguito alle ricorrenti scariche, il mio sistema digestivo è completamente collassato. Nonostante i quasi due mesi di totale riposo, è ancora difficile ritrovare la mia vecchia forma fisica. A causa del protrarsi della nausea, il mio stomaco è così sensibile che rifiuta praticamente qualsiasi tipo di cibo indiano disponibile. La mia è una dieta stretta di cibo “sicuro”: niente spezie, niente peperoncino, niente cibo di strada fritto a buon mercato (il budget per la cena è triplicato in un attimo). Tutto in India è speziato, o quasi. I menù, almeno quelli dei posti che scelgo, sono disperatamente tutti uguali.

La disputa era nata per meno di 3 euro, 160 rupie a essere precisi. Ero andato apposta in quel ristorante perché il proprietario parlava un po’ di inglese. Visto che non avevo avuto molto successo nei miei precedenti tentativi, avevo deciso di ripetere 3 volte di avere qualcosa assolutamente senza spezie né peperoncino. Ero persino arrivato a blandirlo nello scarso hindu imparato, sperando di evitare malintesi. “Ok, ok!” mi aveva risposto, mentre mi sentivo un idiota a parlare a un adulto come a un bambino. Pensavo ci fossimo intesi. Invece, lui non aveva nemmeno ascoltato. I commercianti indiani spesso non ascoltano i clienti. Una cosa che mi fa infuriare. Quando il riso era arrivato zeppo di spezie piccanti, per l’ennesima volta, e io ero incapace di mangiarlo, mi ero rifiutato di pagare.

Più tardi, quel giorno avevo ringraziato la mia amica per aver pagato. Era un litigio stupido e certamente non giustificava una sparatoria; ma se non ero stato io, il suo bersaglio, chi lo sarebbe stato? Non era solo il litigio in sé che mi aveva fatto infuriare. Era, in fondo, l’India intera, era l’intero genere umano. E dire che di brave persone ne ho incontrate… Ero frustrato e arrabbiato con gli omuncoli che credono di essere grandi usando la forza. Ero frustrato perché non avevo potuto di fidarmi. Vedere gli estremi, persone incredibilmente buone in contrasto ad altre incredibilmente meschine che usavano la forza, mi disgustava. Ero offeso. Stavo fisicamente male. Mi ero sentito pieno di rabbia ed ero dovuto uscire dal locale perché non sapevo a quali estremi sarei potuto arrivare per dimostrare le mie ragioni. Avrei desiderato odiare l’India intera. Ma non era possibile.

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Questo racconto è stato scritto da Chris di CycleStrongMan e tradotto da Gaia.