Malcon è tornato. Il nuovo capitolo di un lungo racconto antidinamico.

Questa sera siedo alla mia poltrona, bevo del brandy da un bicchiere panciuto, e mi pare di rivedere, nel riflesso del quadro che ho di fronte, il profilo di un vecchio amico. Lo sguardo è nascosto dall’ombra, ma se sollevo il bicchiere, il mio è un brindisi in compagnia.

Vorrei chiedere al mio amico che fine ha fatto, visto che è tanto tempo che non ho più sue notizie. Penso che basterebbe chiederglielo nel modo più semplice, ma ho bisogno di bere un sorso, prima. Mi risponde che ha fatto un viaggio, un lungo viaggio. Sono tentato di chiedergli dove è andato, anche se ho l’impressione che sta per dirmelo. Dice una parola, un nome che non ho mai sentito. Per un attimo la vergogna di non conoscere quel posto mi suggerisce di fingere: sorrido, e nel mio sguardo ci metto un po’ di stupore e ammirazione; ma poi dico che, quel luogo, non so dove sia… mai sentito! Mi risponde che la cosa non lo stupisce. Non so perché, ma mi aspetto che mi ripeta quel nome assurdo; lui però resta in silenzio. Be’, potrebbe dirmi come sta…? Suona ancora? Dipinge ancora…? E quella ragazza, quella bellissima ragazza… come sta?! Il suo, racconta, è stato un viaggio molto lungo, che lo ha allontanato da tutto e da tutti: mi dice che ha imparato molte lingue, ma adesso è come se ne conoscesse una sola, ed è con quella che ha parlato con tantissime persone… e, no, non suona più, né dipinge… quella bellissima ragazza non la vede più da molti anni. Ora mi dice che tutto cambia, e che lo capisce solo ora, ora che mi guarda, e anzi mi pare proprio che mi stia fissando. Se viaggi, ti accorgi di essere fermo solo quando sei a casa, dice. Io non provo nemmeno a capire. Guardo il mio brandy e sento come il desiderio di tuffarmi. Forse è il caso che gli chieda se non ha sentito la mancanza di casa. Nemmeno per idea! Anzi, solo adesso ne sente la mancanza. Proprio adesso che è a casa?! Sicuro, dice. Io mi sorbisco ancora un po’ di brandy. Forse ha ragione lui: tutto cambia, col tempo. Mi rendo conto che adesso mi sento a disagio. L’idea che mi abbia dimenticato, in tutti questi anni, mi rende un po’ triste: possibile che non avesse mai avuto il tempo di scrivermi due parole?! A che scopo? Lui mi conosce anche troppo bene. Il suo viaggio finalmente lo ha messo di fronte a sé stesso: se c’era uno a cui doveva scrivere, questo non poteva che essere lui. Mi racconta di un diario, infatti, e lo toglie dalla tasca, un taccuino nero con la copertina rigida. Lo posa sul tavolino, vicino alla bottiglia di brandy. Il mio sguardo è interrogativo. Se voglio, quel diario adesso è mio. Bevo ancora un goccio: il calore del brandy scende giù, cancellando ogni cosa, buona e cattiva. Si è messo a scrivere, quindi?! Ma lo sa che è da ingenui farlo?! Chissà quante sciocchezze ha scritto. Lui ha solo viaggiato, mi assicura: ha visitato duemila città, ha parlato con mille persone, ha conosciuto cento ragazze, ha fatto cinquanta mestieri, e il tempo di scrivere proprio non l’ha mai avuto. Lo guardo con lo stupore un po’ idiota di chi si ostina a voler capire. E ‘sto diario?! Dice che è mio, adesso. Poso il bicchiere, e in effetti, quando lo sfoglio, vedo solo pagine bianche. Guardo in faccia il mio amico e il suo sorriso è accompagnato dal dito indice che gli tocca, con piccoli colpetti, la tempia: è tutto lì, dice.

Quando il mio bicchiere è vuoto, finalmente il mio vecchio amico è andato via, e io posso andarmene a letto, e devo dire che di quel vecchio amico non mi ricordo più il nome… una cosa che, mi rendo conto, mi fa sentire subito meglio.

Malcon