The Edge of the Earth è un documentario sul Gates of the Arctic National Park in Alaska, una delle zone più remote e difficilmente raggiungibili degli Stati Uniti e del mondo: nessuna strada, nessun sentiero, nessun tipo di infrastruttura per raggiungerlo. Eric Dennis e suo fratello Justin hanno preparato il viaggio per sei mesi e poi sono partiti: si sono lasciati portare fino alle porte del parco da un aereo e hanno proseguito navigando l’Alatna River in canoa. Nello zaino l’attrezzatura per il campeggio, le macchine fotografiche e dei pannelli solari per alimentarle.

“Quando siamo atterrati e ho visto la distesa di tundra non sapevo cosa pensare: ero eccitato e spaventato allo stesso tempo. Eravamo stati nello Yosemite e alle Rocky Mountains ma non erano nemmeno lontanamente paragonabili allo scenario che mi si parava davanti. Lo descriverei come essere alla fine del mondo”.


Innamorata del documentario, ho contattato Eric per fargli qualche domanda.

Perchè avete deciso di fare un viaggio del genere? Io e mio fratello abbiamo fatto diverse escursioni dai 7 ail 14 giorni nello Yosemite, nel Kings Canion e nel Desolation Wilderness. Volevamo andare da qualche parte che avesse la reputazione di luogo particolarmente selvaggio e remoto. L’Alaska è il primo che ci è venuto in mente.

Come vi siete preparati? Serve essere escursionisti esperti? Abbiamo fatto tanti viaggi e ci consideriamo esperti e credo che questo abbia reso il viaggio più facile, ma l’esperienza non è fondamentale. Per un viaggio del genere ci vuole solo un buon sistema di navigazione e ottime capacità di sopravvivenza.

Ci sono suggerimenti o consigli che dareste a chi fosse in partenza per l’Alaska? Preparatevi al meglio delle vostre capacità. Se qualcosa va storto in Alaska, va storto alla grande.

Quanti giorni avete impiegato? Il viaggio è durato 12 giorni, la preparazione oltre 6 mesi.

Qual è stata la parte più difficile del viaggio e qual’era il momento più difficile della giornata? La parte più difficile sono stati i primi giorni, in cui abbiamo dovuto adattarci al ritmo del navigare in barca, dell’evitare ostacoli, del capire dove fermarsi eccetera. La routine quotidiana diversa dal solito. La parte più difficile del giorno era alzarsi la mattina perchè l’acqua era davvero fredda e spesso pioveva, quindi quando decidevi di alzarti significava che saresti stato al freddo per le ore successive.

Vi siete mai sentiti soli in un ambiente così immenso? No, è importante evadere dalla propria quotidianità per immergerci nella natura che ci circonda. Il viaggio per me è stato un’opportunità per riflettere su me stesso e su cosa voglio realizzare nella mia vita.

Sei partito con tuo fratello, il viaggio ha cambiato il vostro rapporto? Io e mio fratello abbiamo fatto tanti viaggi assieme e ogni volta ci avviciniamo sempre di più. È difficile che un viaggio in un ambiente così spettacolare non ti avvicini al tuo compagno di viaggio.

Cosa avete portato a casa dal viaggio in Alaska? Un grande rispetto per la natura selvaggia e un rinato apprezzamento per la nostra vita.

Lo rifareste? State già pensando al prossimo viaggio? Lo rifaremmo subito. Abbiamo in programma un nuovo viaggio nel 2012, o in Alaska o nella regione del Banff in Canada o sulla Nepali Coast.

Cosa pensate di Chris McCandless e Timothy Treadwell e cosa pensate delle loro storie? Sono due persone straordinarie. Forse io e mio fratello nutriamo la stessa attrazione per la natura.