Avevo undici anni, i capelli corti corti e una valigia più grande di me.

Era il 10 ottobre 1995, il giorno della mia prima volta in Australia.

Il volo era stato brevissimo: viaggiavo da sola in aereo, senza genitori, verso un altro paese, un mondo dove le persone, ne ero convinta, vivevano a testa in giù. Direzione: Perth, la città dei miei zii d’Australia.

Mio zio Valter trent’anni fa aveva preso armi, bagagli, moglie e figli (e buoi, perché lavora nel bestiame davvero) e si era trasferito laggiù senza sapere una parola d’inglese. Dell’Australia conosceva solo i confini e che era una terra da inventare. Quando veniva a trovarci in Italia, raccontava di un continente sterminato, di animali buffissimi, di un cielo blu blu blu e di persone sempre felici. Che favola, quando hai undici anni.

In realtà, per me che arrivavo dalla campagna astigiana, con le colline verdi e i castelli in cima, il primo impatto fu una delusione. Il paesaggio, bisogna ammetterlo, non era esaltante. Piatto, brullo, nudo come la luna. Quello che in lontananza sembrava un cane bassotto, era un’enorme lucertola. A undici anni hai delle certezze, e l’Australia è un paese che può letteralmente capovolgerle.

I miei cugini australiani, poco più grandi di me di qualche anno, vivevano ai miei occhi in modo stravagante: si cominciava al mattino dalla spiaggia, per poi tuffarsi di pomeriggio nei centri commerciali. Anche i miei punti di riferimento subirono un grande scossone. Ricordo distintamente di aver comprato cartoline da un fruttivendolo e, uscite di là, mia zia mi portò in farmacia. A prendere i francobolli.

Dopo tre settimane d’incanto e magia, i miei zii mi caricarono sull’aereo di ritorno affidandomi a una hostess. Una tragedia: non volevo tornare. Sapevo cosa mi aspettava: la scuola, i compagni, una città dove le vie erano strette strette e un inverno alle porte. “Allora, cosa ti è piaciuto di più dell’Australia?” mi chiedevano tutti,  felici di rivedermi in Italia. Io ancora oggi rispondo la stessa cosa: “In Australia puoi vedere l’orizzonte tutto intorno a te”.

È così: l’Australia ti riempie gli occhi. Non ti toglie solo il fiato, ma anche il sonno.

Sono di nuovo in partenza verso l’altro mondo. Vedrò Perth, Brisbane, Sydney e Melbourne, una dietro l’altra e ne scriverò le prossime settimane qui su NoBordersMagazine.  Stay tuned!

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Alice Avallone