Nel frattempo fuori s’è fatto buio, a Roma piove, è inverno, i sofficini si sono scongelati e ammosciati nel piatto e in televisione c’è il ciccione di Orrori da gustare che mangia utero di gallina fritto in qualche mercato di “Salcazzo in Cina”, mi si è chiuso lo stomaco, ho tirato i sofficini nel secchio e mi sono stappato una birra.

Cambio canale, c’è gente che sta in posti dove, quando hanno girato il documentario, non pioveva. Mi viene da pensare che non potrei mai più andare in vacanza con i miei genitori: abbiamo abitudini troppo diverse, io, spesso e volentieri, arrivo in un posto e non mi va di visitarlo. Arrivo, scelgo l’albergo, mi lavo la faccia, scendo, mi siedo in un bar e mi bevo trecento rum e coca mentre guardo la gente che passa.

Per loro una cosa del genere sarebbe inconcepibile: a loro piacciono i musei, i castelli, le città, la cultura. Sono sicurissimo che se fossero stati, come me, cinque volte a Barcellona avrebbero visto la Casa di Gaudì o l’interno della Sagrada Familia, a Londra sarebbero stati alla National Gallery, a Madrid avrebbero visto il Palacio Real, se fossero venuti a Roma da turisti sarebbero stati al Colosseo e a San Pietro. Io, in questi posti, non ci sono mai stato, anche se in tutte queste città ci ho speso un sacco di giorni.

Quello che mi frega è la pigrizia, quando vedo le code e le persone con gli ombrellini aperti sotto il sole o sotto la pioggia mi blocco. Mi sono sempre fatto sconfiggere dalla fila. Io mi stufo spesso di fare il turista quando faccio il turista, e allora mi metto a perdere tempo, salto i posti appena comincio ad annoiarmi.

Ecco. Per me viaggiare è perdere tempo in un altro paese. A me piace perdere tempo anche a casa mia, per esempio mi piace vivere orizzontale e penso che prima o poi mi si riposizioneranno gli organi, anzi forse lo stanno già facendo, è per questo che quando sto in piedi mi sento poco a mio agio.

Quando viaggio (e viaggio spesso) vado a vedere le cose di cui la mia città è vuota, vado nei parchi, mi arrampico dove nel mio paese non mi farebbero arrampicare, entro nelle grotte, mi tuffo nei laghi, mangio cose che il mio organismo non sa gestire, bevo in maniera smodata tutto quello che mi consigliano e parlo con le persone. Passo intere giornate a chiacchierare con le persone che incontro negli ostelli.

Così facendo, mi ritrovo sempre a viaggiare con un sacco di persone come me, quelli che invece di fare la fila al Guggenheim Museum preferiscono salire sopra un vulcano, quelli che invece del Louvre preferiscono farsi un litro di rosso francese, in un bar a osservare come si veste la gente di Parigi; preferisco le tapas e i locali di Malasaña a Madrid, un giro in bici a Playa Cocles e le librerie di Barnes and Noble.

E infine per dare la mazzata finale: io, io sono un turista che non fa le foto. Sono una pippa a fare le foto e ci sono centinaia di milioni di persone che fanno le fotografie meglio di me e poi le pubblicano su flickr e sui propri blog. Io, le foto, non le voglio fare.

Per esempio quest’estate sono stato qua, qua, qua, che non c’era fila, qua, che ci sono un sacco di bar dove conoscere persone e cazzeggiare, qua e qua. Ero talmente contento che, quando sono passato qua, non mi sono depresso.

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Valerio Massacci fino a 26 anni non aveva capito granché sulla questione vita, poi ha cominciato a viaggiare e s’è bruciato tutti i risparmi per fare lunghi viaggi in giro per il mondo. Il prossimo anno finirà col Centro America e passerà al Nord del Sud America. Continuando a non fare foto.