Un’antica leggenda racconta che un drago decise di fare di una solitaria baia del promontorio di Portofino la sua casa. I marinai del tempo ne parlavano con paura: sembrava divorasse chiunque gli capitasse a tiro, per questo le navi passavano alla larga da quell’insenatura, rimasta del tutto inviolata. Almeno fino a quando un angelo, insieme a Giustino e Procopio, compagni di San Fruttuoso, si recò per ordine di Dio in quella spiaggia, combatté contro il drago, che ferito sollevava altissimi cavalloni d’acqua, e lo sconfisse. Solo dopo averlo ucciso riuscirono ad erigere in quello spiazzo l’Abbazia che ancora oggi porta il nome del loro compagno e che sembra sorvegliare, come un guardiano attento e silenzioso, la piccola lingua di spiaggia che si apre sotto di lei.

Drago o non drago, anche nel 2011 San Fruttuoso conserva un’aurea magica per almeno otto mesi l’anno, quando le frotte di turisti in infradito e costumi hawaiani non arrivano ad insidiarla salendo su comodi battelli. Per i restanti giorni, quelli che i più definiscono di “bassa stagione”, sembra un luogo di cui il mondo si è dimenticato. Sarà perché lo si può raggiungere solo a piedi, o in barca, caratteristica che aiuta a preservarlo da un turismo sfrenato, almeno finché il sogno di un bagno fresco non è una priorità capace di condizionare i weekend delle masse. Il poterci arrivare solo con le proprie gambe, o affidandosi a qualche marinaio, crea una sorta di selezione naturale: dove auto e moto non sono ammesse, un certo tipo di persone non poggerà mai piede. A pensarci, oltre alle montagne dovrebbero essere molti di più i posti così, da “guadagnare” a suon di fatica o scomodità. Aiuterebbe a preservarne la bellezza. Se San Fruttuoso è un po’ magico, poi, è anche per i gatti che lo abitano. Sono gatti norvegesi dalla coda folta, che portano alla memoria posti fantastici, stridendo, nella loro eleganza nordica, con l’ambiente di sassi bianchi e sole forte che li circonda. Come siano arrivati fin qui, è un segreto che solo i più anziani possono essere in grado di svelare.

Per arrivare a piedi all’Abbazia si può partire sia da Santa Margherita che dal piccolo e romantico abitato di Camogli. Incamminandosi da quest’ultimo, la prima tratta, capace di mettere a dura prova polpacci e fiato, è un’interminabile scalinata, stretta tra muri e cortili delle poche case costruite sullo scosceso. A far compagnia in questa salita colonie di gatti rossi e un pavone che ogni tanto esce dal proprio recinto, per mostrare orgoglioso la sua ruota ai passanti. Raggiunta la piazza di San Rocco, anticipata da un negozio di alimentari dove è possibile acquistare biscotti tipici, focacce, supercalorici camogliesi al rhum e marmellate particolari, si imbocca uno stretto sentiero che nel giro di un paio di centinaia di metri arriva alle Pietre Strette, fazzoletto del promontorio di Portofino caratterizzato da grossi massi che assecondano il sentiero, sbucando da terra come grossi menhir. È una sorta di oasi naturale, dove sotto l’ombra di alberi centenari è possibile cercare ristoro dal sole estivo, in un ambiente che, visto dall’interno, non ha nulla che ricordi la Liguria che i più conoscono. Da qui si apre la ripida discesa che conduce fino alla spiaggia, raggiungendo il piccolo golfo dove l’acqua è quasi sempre pulita e in cui è possibile osservare, allontanandosi a nuoto dalla riva, la statua del Cristo degli Abissi, situata a poca profondità sul fondale e meta di parecchie immersioni. In alternativa, una volta a San Rocco si può proseguire verso Punta Chiappa,  senza imboccare il bivio che permette di raggiungere quella striscia di terra che sembra galleggiare sull’acqua. Il percorso in questo caso è per camminatori esperti, visto che presenta impegnativi sali e scendi e diversi passaggi in cui è necessario aiutarsi con ferrate. È  lo scotto da pagare per godere di un cammino a picco sulle onde, con alberi di corbezzoli rossi come nasi di clown a colorare la flora del promontorio. Una volta raggiunta l’abbazia, dopo essersi temprati nella buona stagione con un bagno, si può continuare fino a Santa Margherita, tornare indietro lungo lo stesso percorso dell’andata o concedendosi il piccolo lusso di salire su un  battello e osservare le finestre di Camogli sorridere illuminate dal sole.

Un trekking perfetto per buona parte dei weekend dell’anno, primavera e autunno in primis, per conoscere una Liguria lontana da stabilimenti marittimi e piatti lungomari. A ripensarci, quel drago, nel scegliere casa, non ci aveva visto poi così male…

Paolo Bottiroli

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la foto in copertina e in alto è di Alexandros80