21 Dec 2011, Posted by NBM in Xmas, 3 Comments. Tagged natale, pavia, puglia
Natale a Pavia (e in Puglia)
Quando ero bambino festeggiavo il Natale, ma soprattutto la Vigilia. In famiglia scartavamo i regali sempre alla Vigilia. Non ricordo perché si fosse creata questa tradizione, forse perché eravamo impazienti. Mio padre dice di aver fatto così anche lui da piccolo, però mio padre è molto impaziente: forse abbiamo ereditato la nostra impazienza dall’impazienza della famiglia di nostro padre. Ora anche scartiamo i regali e festeggiamo alla Vigilia, ma soltanto per costrizione, poiché a Natale mio padre adesso lavora, fa il proprietario di un ristorante. Perciò non festeggio veramente il Natale, perché alla fine lavoriamo anche noi. Andiamo lì solo per mangiare, ma finisce sempre che lavoriamo: sembra che nel ristorante di mio padre non ci sia mai abbastanza personale. Ma forse è così in tutti i ristoranti. Dopo le quattro, le cinque, quando a fatica riusciamo a propinare i dolci e la frutta secca alle famiglie che vogliono festeggiare il Natale da noi (a proposito, come si fa a festeggiare il Natale in un ristorante?), io e mia sorella andiamo a trovare la nonna e gli altri parenti. Un tempo a Natale si pranzava insieme, a volte in casa della nonna, altre volte in quella di uno degli innumerevoli fratelli e sorelle di mia madre (se dalla famiglia di mio padre abbiamo imparato l’impazienza, dall’innumerevole famiglia di mia madre abbiamo imparato quel po’ di pazienza che abbiamo). Ogni tanto, io o mia sorella siamo ancora mandati in rappresentanza a uno dei pranzi della nonna o degli zii, ma non è lo stesso. A Natale, uno vuole stare coi familiari stretti, anche se poi si passa tutto il tempo a dirsi madonne e rompere piatti (i piatti di solito li rompo io, perché sono goffo — e per questo mi prendo le madonne). Sempre meglio di sentire una decina di zii che ti chiedono quanti esami mancano alla laurea, giacché saranno sempre gli stessi da tre o quattro anni! Quando si va in visita dal resto della famiglia, di solito si trovano i cugini. Ricevute le bustarelle vergognosissime (ma sempre desiderate), coi cugini si va ‘a fare la folla’ in paese. Il paese è piccolo e ci troviamo ogni volta negli stessi bar con gli stessi amici e conoscenti. Cosa succeda in quei bar e come si spenda un buona parte delle bustarelle non lo scrivo, perché questi pezzi li leggono anche i miei genitori, e magari quest’anno mi spediscono al pranzo di Natale della nonna.
Quella sarebbe stata anche una buona conclusione per il pezzo, ma Irene mi ha chiesto di parlare dei colori e dei sapori del Natale in Puglia — ah, già, il mio paese è in Puglia! Prima di arrivare ai colori e i sapori del Natale in Puglia, vi devo raccontare di una cosa che faccio a Pavia, dove sto la maggior parte dell’anno a non sostenere esami. Io sono una persona religiosa. Poiché sono religioso, la mattina sento il bisogno di pregare. Anche voi pregate ogni mattina, anche quelli di voi che pensano di non essere religiosi. Quelli che leggono il giornale, quelli che ascoltano la radio, quelli che guardano le notizie in tv o su internet, esprimono la loro preghiera silenziosa al flusso di tutte le cose. Per molti giorni mi sono unito alla loro preghiera, ma adesso la natura mi sospinge verso un’altra forma di devozione. Funziona così. Mi sveglio un’ora prima dell’alba. Esco in strada, passo dal primo bar aperto, e ordino un cappuccino da portare via. Passeggio col cappuccino caldo per le vie del centro storico di Pavia, che al mattino presto, se uno ignora le macchine parcheggiate, permette ancora di tornare indietro nel tempo, fino alla fine del Medioevo. (La nebbia di Pavia è la nebbia che necessariamente avvolge le immagini del tempo rievocato.) Scendo sul lungo Ticino, mi siedo a una panchina in pietra, sorseggio il cappuccino e guardo il fiume scorrere. Questo mi ricorda del flusso di tutte le cose. Fin quando arriva l’alba. L’ostinazione del sole nel sorgere mi ricorda dell’immutabilità di tutte le cose. A Pavia il cielo spesso è fosco, e gli edifici coprono il sole quando è nel punto più basso. Perciò la mia preghiera si confonde nel morbido diaframma dell’umidità.
Quelli erano i colori e i sapori di Pavia (il mio crepuscolo). Ora possiamo tornare ai colori e i sapori della Puglia (la mia aurora). I miei genitori hanno avuto la saggezza di costruire la nostra casa in campagna. Dalla mia finestra, si vedono i campi d’ulivo, e dopo i campi, il mare. Quando il cielo è terso, e il cielo dalle mie parti è spesso terso, posso vedere benissimo il sole spuntare dall’orizzonte del mare e diffondere di luce rosa i campi degli ulivi. La vista dell’alba, e quella del tramonto, formano sempre nella mia mente il pensiero che siamo sette miliardi di cuori, che palpitano nel reticolo di onde elettromagnetiche formato dalle nostre stesse passioni, che corrono e si bagnano lungo un sasso coperto di terra e acqua, e si riposano e asciugano ai piedi di un fuoco lontano che sta lentamente spegnendosi. Dio aveva uno strano senso dell’umorismo. Questa preghiera mi riempie di una malinconia verde e gradevole. Perciò questo Natale mi sveglierò alle sette del mattino per pregare. Poi trascorrerò un giorno speciale colla mia famiglia, perché il Natale è un giorno speciale che si trascorre con la propria famiglia. Ma quale giorno trascorso in famiglia non è speciale?
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Domenico













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