19 Dec 2011, Posted by irene in Xmas, 4 Comments. Tagged bologna, Londra, natale
Natale tra Londra e Bologna
A partire da oggi e per una settimana pubblichiamo una serie di post dedicati al Natale in giro per il mondo. Niente ovvietà e musica melensa in stile Studio Aperto: abbiamo semplicemente chiesto ai nostri amici sparsi per Brasile, Europa e Asia di raccontarci il loro Natale. Oggi partiamo con Irene che racconta di come il suo Natale londinese si mescola con quello tipicamente bolognese della sua famiglia.
(E Buon Natale, ci risentiamo il primo giorno dell’anno con la classifica dei viaggi più sognati dalla redazione di NBM per il 2012!)
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A Londra il Natale è consumismo puro: le decorazioni di Covent Garden e Regent Street diventano più belle e vistose di anno in anno, ma annunciano sempre più che l’importante è spendere molto nei negozi circostanti. Forse perché sono cresciuta molto lontano da qui e non ho ricordi d’infanzia da associare a questa che al momento considero la mia città – la mia città “da grande” – mi è piuttosto difficile sentire la magia del Natale qui. L’eccezione è il momento in cui Trafalgar Square si quieta, le fontane si ghiacciano, e l’enorme abete norvegese al centro della piazza si illumina. Tutte le sere dall’ 1 al 22 dicembre tra le 17:00 e le 19:00, la piazza diventa palcoscenico per gli organizzatissimi gruppi di volontari, e cori più o meno professionisti, che cantano le tradizionali carole natalizie inglesi. Il pomeriggio della vigilia alle 15:00 la BBC trasmette il Christmas service dalla cappella del King’s College di Cambridge.
Se tutto va bene, nel momento preziosissimo in cui il piccolo solista intona le prime note di “Once in Royal David City” sono già scesa dall’aereo e ho abbracciato i miei genitori, mio fratello, e il mio cane a Bologna, e ascolto la diretta del programma in streaming. La mia famiglia è sparpagliata in giro per il mondo, e Natale per me è il momento in cui torniamo tutti insieme, il punto di arrivo del viaggio dell’anno. A tavola si parla italiano, inglese, francese e tedesco: passiamo dai tortellini in brodo alle mince pie, dal Saint-Emilion ai Lebkuchen come se le frontiere davvero non esistessero.












