(Don’t speak Italian? You can read the English language version here!)

Non siate sprovveduti come me: fatevi un esame di coscienza, prima di entrare in Jægersborggade. Vi piacciono i mercatini delle pulci, i bauli pieni di lenzuola, i pom-pon di lana? Stareste ore ad ammirare una torta che cuoce in forno, la pioggia che forma rivoli colando sui vetri, i binari che si allontanano dal treno in corsa? In Jægersborggade non troverete nulla di tutto questo, sia chiaro sin da subito. Ciò nonostante se avete risposto sì a qualcuna tra queste domande, entrandoci correte un rischio serio: l’atmosfera racchiusa in quel vicolo di nemmeno-quattrocento-metri potrebbe tenervi in ostaggio. Se non per sempre, almeno per un giorno intero, ve lo dico per esperienza.
Io ci sono finita per caso durante uno dei miei vagabondaggi; è colpa loro se dopo dieci mesi in una città mi sono persa quasi tutti i must del turista a Copenhagen. Ma è grazie a loro se ho scoperto che adoro smarrirmi e ritrovare la via, per poi perderla e trovarla di nuovo, specialmente camminando tra i vicoli del quartiere di Nørrebro.

Oggi Jægersborggade è la mia via preferita. E solo dopo averla scovata casualmente ho scoperto che è la favorita di molti giovani danesi, che il soprannome è “piccola Berlino”, e che i suoi commercianti sono organizzati e uniti da una filosofia comune che potrebbe riassumersi in: facciamo le cose eque, giuste, belle e buone.

Credete ai vostri occhi, date retta alle vostre orecchie, ma in Jægersborggade sarà soprattutto il naso a guidarvi. Inge dice che non sono le sue ceramiche a profumare così, ma il legno delle assi in balsa su cui poggiano i pezzi ancora da cuocere. Occhio agli zaini quando entrate nel laboratorio Keramiker: le creature di Inge sono fini come carta, talmente sottili che la luce ci passa attraverso.

Dall’altro lato della strada sono Ipsen e Vigel a prendervi per il naso. Non credo che l’insegna Karamelleriet richieda traduzione, ma se ne avete ancora dopo averla letta, qualsiasi dubbio sarà trafugato una volta scesi i due scalini della porta di ingresso: mou liscio e morbido come plastilina sfilerà davanti ai vostri occhi prima increduli e poi felici quando, tagliato in pezzi e incartato, ve ne sarà offerto un generoso tocchetto. Non capita tutti i giorni di assaggiare una caramella appena fatta. Provate quelle alla liquirizia di Bornholm, e altro che sirenetta e cambio della guardia: allora sì che potrete dire di aver assaporato un pezzo di Danimarca.

Attraversate di nuovo la strada, e lasciatevi incantare dall’allestimento di una galleria d’arte che se anche non esponesse nemmeno un’opera sarebbe comunque da visitare. Si tratta di CMYK kld, dove la stampante si nasconde in una lavatrice, la cassa in un gabbiotto/biglietteria da cinema retrò, e le sedie sono appese al muro come scaffali. Se non fosse per le caramelle che avete ancora in borsa e che vi ricordano dove vi trovate, la vernice argentata che ricopre tutto il mobilio potrebbe farvi credere di essere sul set di un film anni Settanta ambientato in una poco credibile navicella spaziale.

Anche Mademoistella punta sul vintage, ma lei ne è consapevole. Vestiti e giocattoli usati si assiepano nelle due stanzette dove Bon Iver risuona spesso e volentieri, ma sono i bijoux quelli che io preferisco. Li trovate nella vetrinetta in fondo al negozio; non economicissimi, siamo a Copenhagen, ma davvero chic.

E ora, veniamo al sodo: capitolo cibo. Se avete volato fin qui, se vi siete inoltrati in questa via, se magari avete anche un languorino, c’è un solo posto dove recarvi: Lyst (che vuol dire voglia). Vi consiglio caldamente di provare il brunch della domenica con tanto di pancakes. Se siete solo di passaggio puntate dritti al chai latte, qui lo fanno come si deve. Qualunque cosa scegliate dal menù (bilingue, non vi preoccupate) la cosa migliore del posto è comunque l’atmosfera: la cucina è aperta, colorata, tutt’uno con la sala. Le torte sono fatte a mano, le spremute fresche, l’acqua del rubinetto vi aspetta in una caraffona su un tavolino all’angolo. Vi sentirete a casa.

Prima di andare via, passate da Gågrøn (che tradotto suona “vai verde”) per i souvenir eco-compatibili, e da Meyers bageri per la famosa pasticceria danese (qui la preparano con farine scelte e ingredienti buoni, come suggerisce la tradizione, come consiglia la nonna, e come vuole il palato) e per l’unico acquisto senza il quale non potete lasciare la città: il rugbrød, il pane nero, di cui se vi innamorate è la fine: una volta a casa le panetterie italiane non saranno più quelle di una volta.

Jægersborggade, 2200 København, Danimarca

Mappahttp://g.co/maps/jjy2e

Come arrivare:

Da Nørreport Station: autobus 350 S direzione Ballerup St. e poi autobus 18 direzione Friheden.

Nelle vicinanze: Assistens Kirkegård, il cimitero in cui sono sepolti tra gli altri il filosofo Kirkegård e lo scrittore Hans Christian Andersen. Vale una visita!

 Enrica, torinese giunta a Copenhagen per caso, e sempre per caso tornata a Torino dopo un anno, ha un difetto: troppe idee fugaci. Quelle che sopravvivono sono talmente rare da meritare una menzione speciale; tra queste un blog-contenitore per le storie di gente fuori, non solo geograficamente parlando, Cervellifuori.it. Se ne va a zonzo un po’ irrequieta con la sua macchina fotografica, fa uso costante e continuo di Nutella su pane tostato. Anche senza pane tostato, a volte. Sogna spesso, non solo a occhi chiusi. Divora musica e serie TV, e un giorno ne scriverà una; nel frattempo scrive appunti che poi archivia nei meandri del suo hard disk, perdendoli. Li ritroverà forse dopo anni, perché lei adora le sorprese.

(foto nel post e in homepage: credits Enrica Crivello 2011)