Ci vuole poco più di un’ora e un centinaio di chilometri di paesaggio per raggiungere Bilbao.

Finalmente, siete nel cuore dei Paesi Baschi e vi aspettate di respirare ovunque un’atmosfera diversa, piena di un orgoglio famoso in tutto il mondo. Da quanto sapete dall’Italia, l’Eta ha dichiarato tregua nella propria lotta armata, ma di sicuro non è ancora passato così tanto tempo da non farne più percepire la presenza.

Un amico, durante un viaggio a piedi, ti aveva insegnato che per conoscere davvero un posto un buon modo è leggere i giornali locali, così, mentre scacciate la stanchezza con una tazza di caffè, sfogli i quotidiani del bar. Basta quello, se mai ce ne fosse stato bisogno, per capire come la questione basca sia tutt’altro che risolta, e anzi ancora un nodo centrale della vita di questa regione, tanto che ognuno di quei giornali le dedica almeno una delle sue pagine.

Intanto, qualche decina di centimetri più in alto, le parole che escono dalle bocche degli uomini politici che compaiono in televisione sembrano ricalcare in tutto e per tutto quelle che avete sentito fino a due giorni prima in Italia: anche qua la crisi si stia facendo sentire in modo pesante, una presenza ingombrante con cui è necessario confrontarsi, senza far finta che non ci sia.

Camminate sul lungo argine del fiume Nervion per raggiungere il Guggenheim e il suo ragno di metallo. Visitate il museo, accompagnati da un’audio-guida non troppo noiosa, e verso le due vi fermate a pranzare in un bar poco lontano dallo stadio dell’Atletico. Come negli altri locali, sul bancone ci sono burritos, tapas, panini farciti di prosciutto spagnolo, uova e frittate di patate. Scegliete un paio di porzioni e ordinate due birre, prima di ri-infilarvi il giubbotto e raggiungere il campo da gioco in cui Bettega, nel 1977, segnò in finale di coppa Uefa uno storico gol di testa. Se andate fin lì è più che altro perché l’Atletico Bilbao rappresenta bene lo spirito del luogo: è una squadra che milita nella serie A spagnola, ma al suo interno, per regolamento, possono essere tesserati solo calciatori baschi. Facendo le debite proporzioni, è come se nella Juventus potessero giocare solo piemontesi… Nonostante questo, è ancora una delle squadre più titolate di tutta la Spagna e mai retrocessa in seconda divisione.

Camminate a zonzo per la città nuova, prima di attraversare un ponte e ritrovarvi nello stretto groviglio di strade del centro storico. Passeggiate senza una meta, entrando in qualche chiesa e lasciandovi trasportare più dall’istinto che dalla cartina. Quando ormai è buio vi rifugiate in un piccolo ristorante dove fanno sopa de pescado e pesce a prezzo modico. Tornati in ostello vi fermate un’oretta a chiacchierare seduti su divani a pois che danno sulla strada, mentre altri gruppi di ragazzi suonano la chitarra o parlano fitti vicino allo schermo di un Mac.

Prima di andare a dormire, pensi che non hai trovato a Bilbao quello che cercavi. Eri convinto che l’orgoglio indipendentista si sentisse molto di più nell’aria, tra le persone, nei posti, mentre per quello che ti riguarda si è limitato a qualche bandiera bianca appesa alle finestre e ai menu dei locali scritti sia in basco che in spagnolo. Nulla di troppo diverso da certe zone della Valle d’Aosta, in cui italiano e francese ancora convivono nelle indicazioni stradali e nelle comunicazioni pubbliche.

Paolo Bottiroli