Questa è la mia guida ufficiale per un viaggio che parte dalla punta nord del Quintana Roo, passa per le isole del Belize, s’addentra nella foresta, scavalca il confine per andare a perdersi nella giungla del Guatemala e di lì giù, tagliando il paese fino al lago di Atitlan per poi tornare in Messico, nello Stato del Chiapas e dopo 20 ore di bus ritrovarsi a Cancun per chiedersi “cosa ci faccio qui?”.

Prima di partire, è giusto che sappiate una cosa sul Messico: i messicani non fanno la siesta e non indossano i sombreri giganti mentre beveno estathé.

MESSICO

Tappa 0: Aeroporto di Cancun, vi basti sapere due cose di quel luogo parainfernale: il bar è caro e gli autobus per scappare sono “quando incontri l’afa” sulla destra.

Tappa 1: Tulum (Messico – Quintana Roo)

È l’unica salvezza plausibile, a meno che non abbiate una barca, tanto denaro o amici facoltosi con villa sulla spiaggia. Se avete uno zaino da 70 litri sulle spalle seguite il mio consiglio. Se siete persone scettiche allora non seguite neanche il consiglio di Lonely Planet, addentratevi nella giungla con un machete e scoprite quanto sono fighe le malattie morsotrasmesse. Tulum si presenta male, ma è una località da vedere, la cittadina si sviluppa lungo la statale, ma a poca distanza ci sono moltissime cose da vedere/fare (in ordine di bellezza):

  1. I cenotes dos ojos (uno spettacolo ineguagliabile, le mie parole non saranno mai all’altezza di questi link qui, qui, qui);
  2. Le rovine maya che danno direttamente sulla spiaggia, sono la copertina di tutte le guide che parlano di Tulum;
  3. Lo snorkeling tra le tartarughe giganti e le razze, con tanto di americani che rischiano la vita per dare spettacolo

(la 1 e la 3, si possono fare ‘con lo stesso pacchetto’, le rovine vi conviene vederle di mattina presto, dopo farete la fila anche per immortalare i sassi)

Suggerimenti sparsi:

  • Ristoranti: El Camello jr. provate il mixto ceviche e la michelada (bevanda a base di birra & robba). Prezzi ridicoli;
  • Ostelli: The Weary Traveler non è male, sta in città e la sera DOVETE stare in città, fuori c’è la morte civile.

Tappa 2: Chetumal (Messico – Quintana Roo)

Ci si ferma il tempo esatto che va dall’arrivo alla stazione dei bus alla partenza con la barca direzione Belize. Chetumal è una cittadina dimenticata da Dio, doppiamente vessata, prima da un uragano che nel 1955 la rase completamente al suolo, poi dai messicani che l’hanno ricostruita coi piedi, per non dire altro.

BELIZE

Tappa 3: San Pedro (Belize – Corozal)

Mentre sei ancora sulla barca, la prima domanda che devi farti è “San Pedro o Caye Caulker”? Noi, fidandoci ciecamente della guida che prometteva una nightlife di primo livello e ignorando totalmente che “i primi di agosto” è bassa stagione, abbiamo optato per San Pedro. San Pedro (la Isla Bonita) è piccola, abbastanza sporca e costosa. Se non siete lì per fare diving, vi rimane soltanto l’opzione sdraiato-al-sole-con-un-libro-in-mano. È un’isola kitsch e piena di panzoni appassionati di aria condizionata e cocktail con ombrellini. C’è da dire che la sabbia è davvero bianca, il mare davvero azzurro, il cibo di ottimo livello e le notti sono divertenti e reggae oriented (erbe mediche incluse). L’altra isola, Caye Caulker, vi racconteranno tutti che è bellissima.

Tappa 4: Belize City (Belize – Belize)

Un consiglio spassionato, non vi fermate, la guida mente di nuovo, la capitale è bruttissima. Pensate che è stata anche abbandonata dal governo. Agli occhi di chi arriva è fatiscente e sgangherata, le fogne scolano nei canali aperti e i pochi turisti sono chiusi in albergo. Con pochi euro si scappa da Belize City.

Tappa 5: San Ignacio (Belize – Cayo)

Ci si arriva in due ore da Belize City, i bus pubblici non sono malaccio e costano poco, sono dei grossi bus scolastici americani dismessi. Di primo impatto San Ignacio è molto carina, l’ingresso al paese passa per un ponte di legno che attraversa un bellissimo fiume che nel tardo pomeriggio si riempie di gente che fa il bagno. Dopo una breve salita, c’è il mercato della frutta, colorato e profumato, poi il capolinea dei bus e una giardino curato pieno di persone. Le serate a San Ignacio sono molto low profile, non ci sono particolari attrazioni. Fatevi venire fame prima delle nove, altrimenti uscendo dopo quell’ora troverete tante belle serrande abbassate.

Da vedere le grotte Actun Tunichil Muknal con una gita in giornata, si parte la mattina alle sette e si torna la sera. La preparazione è fondamentale:

  • Costume: sì
  • Scarpe da trekking: sì
  • Calzini di spugna: sì
  • Cambio: sì
  • Infradito: NO
  • Zaino: NO
  • Acqua: sì, e pure tanta.

Si tratta di farsi 40 minuti di trekking nella giungla, respirare affannosamente aria calda, infilare le gambe fino al ginocchio in un fiume e sudare, sudare tantissimo. Quando si arriva davanti alla grotta bisogna tuffarsi nell’acqua limpida e gelida (senza mai togliere le scarpe) per entrare. Da lì in poi c’è da seguire la guida in un labirinto di stanze, cunicoli e ambienti dal soffitto altissimo pieni di stalattiti e stalagmiti. In alcuni tratti si nuota, in altri ci si arrampica. Dopo un’oretta si arriva in un punto dove le guide ti chiederanno di togliere le scarpe e, indossando solo i calzini, ti faranno entrare in una zona dove i Maya (2000 anni fa) svolgevano i loro rituali. Le grotte sono state scoperte nel 1992 e al loro interno sono stati ritrovati innumerevoli manufatti e tre scheletri, si pensa fossero bambini sacrificati agli dei. La guida ci ha raccontato che i Maya prima di entrare sostenevano una preparazione psicofisica di oltre 250 giorni e poi rimanevano nella grotta una settimana. Oltre alle grotte, ci hanno consigliato di visitare (non lo abbiamo fatto per mancanza di tempo) la Mountain Pine Ridge. Maggiori info le potrete trovare al sito mayawalk.com.

Piccola postilla negativa sul Belize, sono parecchio omofobici, erano tutti terrorizzati dalla possibilità che io e Frappa potessimo essere una coppia gay, era complesso spiegare che viaggiavamo insieme senza essere una coppia. Così, a valle di una lunga trattativa, ci hanno consigliato di dire che eravamo cugini. «Sai» ci fa il tizio che portava la nave «se dite che siete fratelli e poi controllano i passaporti, scoprono che non è vero».

Considerazioni finali sul Belize: il Belize, rispetto a quello che offre, costa troppo. Sulla Lonely Planet c’è scritto “se passate per il Belize preparatevi a un rapporto frequente col portafogli”: vi sembrerà un eufemismo, in media si spendono una trentina di dollari a notte per dormire in un ostello di media categoria.

GUATEMALA

Tappa 6: Flores (Guatemala – Peten)

Il nostro viaggio è come se cominciasse appena varcato il confine, il Guatemala è un punto e a capo di quelli grossi. Il confine di per sé è un’esperienza: tu, viaggiatore, scegli spontaneamente di cercare l’ufficio per farti mettere lo “stamp” sul passaporto, tu viaggiatore scegli di fare una fila a caso, tu viaggiatore accetti di credere alla signorina del tourist information che ti spiega che non ci sono autobus, ma con cinquanta dollari ti fai due ore di furgone con l’aria condizionata in mezzo alla giungla per raggiungere Flores. Niente male, diviso due fanno 25 dollari a testa.

Le prime due ore di Guatemala sono tutte verdi, ed è facile perdersi a pensare alla propria vita stressante in tutte quelle tonalità. Il piano prevedeva l’arrivo, lo svernamento e la partenza la mattina seguente per Tikal, la città Maya “riscoperta” nella giungla nel 1848. Flores è un piccolo paese in stile coloniale situato su un isolotto, un posto molto caldo, molto umido e molto più bello di quello che ci aspettavamo.

Il tempo di sistemare le valigie nel dorm dell’ostello Los Amigos, chiedere qualche consiglio e, costumedotati, andiamo  a rilassarci sui moli che danno sul lago: l’acqua è verde e piena di pesci che mordicchiano le gambe appena smetti di nuotare; pesci che, mi hanno spiegato, non fanno altro che mangiarsi la pelle morta.

Sul molo abbiamo conosciuto tre coppie, due coppie tedesco/tedesca e una coppia inglese/inglesa. Dopo dieci minuti di chiacchierata già stavo ripensando con odio all’italica patria. Due inglesi lavoravano come ricercatori in campo biologico, passavano la vita a girare per il sud-est asiatico dove avevano in piedi dei progetti universitari e guadagnavano, sì l’ho chiesto, il doppio paro-paro rispetto a me. La coppia tedesca era formata da un lui che girava il centro america cooperando con diverse ONG che ricevevano finanziamenti dall’UE, mentre la sua lei viveva in Inghilterra dove, a parer mio, svolgeva un’estenuante attività di figa di legno. Marvin e Sarah, invece, studiano a Maastricht, vengono pagati per studiare e anche loro hanno come passione passare i due mesi di vacanze l’anno girando il mondo.

Inutile dire che ero depresso.

Flores è perfetta anche di sera, ci sono buoni ristoranti, diversi locali e, venendo noi dal Belize, costava tutto molto poco.

1, 2, 3 ed è mattina. Sono le 4,30. Le camerate con più di dieci letti negli ostelli sono per i giovani, per i punk e per tutti quelli che da ubriachi perdono i sensi: dovrebbero scrivere di più su questo argomento nelle guide per viaggiatori. Noi, c’è da dirlo, siamo dei fuoriquota, come se Nesta si presentasse come difensore dell’Under 21 di Ciro Ferrara. Alle 4,30 partiva il tour notturno per Tikal, noi avevamo prenotato quello che partiva per le dieci, tutti gli altri no. Siamo stati svegliati da un’orgia di gattini, fischietti, trillini, trombette che festeggiavano un nuovo giorno per qualcun’altro, non per noi. Per noi il nuovo giorno iniziava a 37 gradi, appiccicati sul lenzuolo, prima mugugnando, poi smoccolando a mezza bocca e infine bestemmiando in italico linguaggio nei confronti degli altri ospiti della camerata che non intendevano farci dormire in alcun modo. Si trattava di genti simpatiche, genti che venivano da paesi di cultura, genti di un’altra educazione, popoli educati nel rispetto degli altri, mica come noi italiani. Erano inglesi, francesi e tedeschi, il che dimostra che il mondo è stronzo-egoista a qualsiasi latitudine.

Tappa 7 : Tikal (Guatemala – Peten)

Alle dieci e qualcosa (in Guatemala gli orari sono sempre una cosa approssimativa e approssimata per difetto) uno shuttle, al costo di dieci euro, ci viene a prendere e con tanto di guida e ci porta fino a Tikal, la città Maya riportata alla luce nei primi anni del ‘900. L’80% di Tikal è ancora sepolta sotto la giungla, e la giungla è del tipo: albero su albero su albero attorno ad albero in mezzo ad albero con tantissimi rami e miliardi di foglie, radici e muschio. Non hanno chiamato i super-giardinieri perché molto probabilmente, secondo gli archeologi, i ruderi della città non sarebbero sopravvissuti a lungo sotto l’azione degli agenti atmosferici.

Tikal è stupenda, grandiosa, imperdibile. Le piramidi sono sontuose e svettano sopra il tetto della foresta, a guardare la città dal tempio numero IV, il più alto, la vista è spettacolare, arrivarci al tramonto o all’alba amplifica l’esperienza.

Tappa 8: Semuc Champey (Guatemala – Alta Verapaz)

Il giorno dopo si riparte, sempre verso sud, in direzione Semuc Champey, tagliando il Guatemala per verticale. Il viaggio è un’esperienza affascinante, si passa in mezzo alla foresta e non si può fare a meno di tenere gli occhi spalancati e perdersi in tutta quella natura spumeggiante che passa veloce fuori dai finestrini. In Guatemala la natura comanda e l’uomo è soltanto uno dei tanti ospiti.

Semuc Champey è immerso nella foresta, molti turisti scelgono di restare nel “vicino” (vicino vuol dire trenta minuti di strada guatemalteca non asfaltata) villaggio di Lanquin. L’ostello che va per la maggiore si chiama Zephire Lodge, è situato sul crinale di una montagna e da tutte le stanze si può godere di un panorama mozzafiato.

A Semuc Champey ci si va per un motivo: le piscine naturali in mezzo alla foresta. All’ingresso del parco si può optare per una lunga scarpinata in salita oppure per la scorciatoia che ti porta direttamente in paradiso. Nel caso si faccia la scelta “mirador” e quindi la salita, il consiglio è di indossare delle scarpe, le infradito NON vanno bene. Nel caso si faccia la scelta “piscine naturali” dopo cinque minuti di camminata si arriva direttamente in paradiso (vi garantisco che vi perderete poco). L’acqua è fresca e azzurra, piena di pesci. Il fondale è basso e morbido e le piscine si susseguono una dopo l’altra collegate da piccoli scivoli naturali. Farete sicuramente decine di foto, utili soltanto a farvi tornare la depressione ogni volta che le riguarderete.

Le altre attività incluse nel “pacchetto” da quindici dollari includono una ventina di minuti di tubing e un’escursione in una grotta con candela alla mano. Ci siamo emozionati a bestemmiare dietro le guide che ci aveva consigliato di entrare scalzi. Anche in questo caso, non ascoltate tutti i consigli che possono darvi dei giovani discendenti maya che vivono da sempre nella foresta. Le grotte non contengono nessun reperto storico ma, tra arrampicate, tuffi da rocce e scivoli alla Indiana Jones, di sicuro non vi annoierete. Per i più temerari ci sono anche i tuffi da un ponte, noi abbiamo fatto anche quelli.

Tappa 9: Antigua (Guatemala – Sacatepéquez)

Dopo Semuc Champey, il nostro tour è continuato con Antigua. Abbiamo abbandonato la vita nature e siamo approdati in questa bella cittadina in stile coloniale fatta di palazzi bassi e colorati, una piazza centrale con un bel parco curato e decisamente piene di vita. Anche qui le maggiori attrazioni sono disposte su un paio di vie, c’è il Black Cat Hostel, andateci a prendere una birra: è pieno di backpackers con i quali fare due chiacchiere e bere una Gallo (la birra più famosa in Guatemala) con un paio di dollari. Ad Antigua ci siamo riposati durante il giorno e abbiamo goduto appieno della vita notturna nei tanti pub e locali disseminati per le viuzze del centro. Non perdetevi un tour per le terrazze, ci sono parecchi hotel e ristoranti che vi lasceranno salire e godere il panorama. Se non sarete stremati dalle precedenti tappe è vivamente consigliata una giornata di trekking sul Vulcano Pacaya che domina la cittadina.

Tappa 10: San Pedro, San Marco (Guatemala – Solotà)

Il lago de Atitlan è un’altra tappa suggestiva. Tutti vi suggeriranno di arrivare e rimbalzare via da Panajachel, ascoltate il consiglio. Ci sono due paesini molto carini dove, invece, vale la pena soggiornare: San Pedro e San Marco. I prezzi sono veramente bassi e la vita notturna vale il prezzo degli ostelli. Sconsigliato il tour in barca per i vari paesini del lago, vi porteranno a vedere dei posti agghiaccianti dai quali vorrete scappare dopo trenta secondi. L’Ostello Zoola è un ottimo posto dove soggiornare e passare le serate, c’è una grande piscina ed è vicinissimo alle strette viuzze piene di locali. Dal lago siamo partiti la mattina presto, sappiate che i bancomat sono chiusi fino alle nove, organizzatevi la sera prima. Con uno shuttle abbiamo raggiunto il confine, stessa scena grottesca di ogni confine centro-americano, nessuno ti chiede nulla, tu, turista, devi domandare, scovare gli uffici, farti vidimare il passaporto e poi, totalmente ignorato, continuare per la tua strada. Nel nostro caso si continuava verso il Messico, verso San Cristobal de las Casas e il mito del Comandante Marcos. Il viaggio dura più di otto ore.

Tappa 11: San Cristobal de Las Casas (Messico – Chiapas)

Nel 1994 l’Esercito Zapatista occupa diverse cittadine del Chiapas per protestare contro l’accordo (NAFTA) per agevolare le attività commerciali ratificato tra Messico, Usa e Canada. Gli Zapatisti occupano anche San Cristobal de Las Casas per far sentire la propria voce.

Detto ciò, San Cristobal de Las Casas è una cittadina stupenda, situata all’interno di una conca verde a 2200 metri di altitudine, la sera fa fresco e molti ostelli sono attrezzati con caminetti nelle camere. Sia la mattina che la sera scopriamo una località attraente, è tutto suggestivo: le vie del centro illuminate e piene di turisti, le piazze immense e verdi, le palazzine, come ad Antigua, sono basse e colorate, i mercati chiassosi e pieni di oggetti che starebbero benissimo a casa di qualcun’altro. Se avrete la fortuna (come noi) di andare in giro con qualche messicano, sarà facile imbucarsi nei mercati fuori dal centro e pranzare a base di tacos e cerveza con un paio di euro. Vi stupirete di quanto sia ancora florido il mercato nero dei dvd e dei cd.

Chiunque vi dica che San Cristobal de Las Casas non è un gran bel posto mente, diffidate di costoro. Al Cafè Revolucion vi divertirete, durante il giorno potrete scendere dall’altopiano e con un paio d’ore di bus visitare le spettacolari cascate di El Chiflon.

Per tornare prendetevela comoda, fate una sosta a Palenque e poi continuate: il viaggio di 18 ore per Cancun è una follia. Noi siamo dei folli? Sì. Lo abbiamo fatto, il pullman di prima classe costa circa 90 euro, un bel po’ di soldi, ma le altre soluzioni sono tecnicamente impraticabili. Diciamo che le 18 dichiarate ore sono un monte ore approssimato per difetto.

Tappa 12: Cancun (Messico – Quintana Roo)

Sulla guida, prima del capitolo Cancun dovrebbero metterci una pagina nera con teschio bianco e sotto una scritta in rosso che recita “È’ un posto agghiacciante, se non siete costretti da assurde vicessitudini, statene alla larga. Cancun è come il bar per camionisti vampiri di Dal Tramonto all’Alba. Noi ci siamo stati perché avevamo l’aereo che partiva da lì. Ma l’unica cosa bella di Cancun è l’aereo che ti porta via.

E con questo, penso di aver detto tutto.

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Valerio Massacci fino a 26 anni non aveva capito granché sulla questione vita, poi ha cominciato a viaggiare e s’è bruciato tutti i risparmi per fare lunghi viaggi in giro per il mondo. Il prossimo anno finirà col Centro America e passerà al Nord del Sud America. Continuando a non fare foto.

La foto in alto e in homepage non è (ovviamente) di Valerio ma di Jose Wolff, che l’ha scattata a Coban, in Guatemala.

  • Barracuda Philips

    Ciao,
    sto per partire e fare lo stesso itinerario, sebbene al contrario.
    Avrei la necessità di chiederti un paio di cosette, ti lascio la mia mail, se riesci a scrivermi due righe, ti paleso poi i dubbi che ho.

    marcojoinme@hotmail.com

    grazie
    Marco

  • Solo DaScavare

    Ciao Veronica,
    sì, tre settimane vanno bene, non c’è neanche bisogno che corri più di tanto. Mi raccomando quando ti troverai davanti al dilemma “San Pedro” e “Caye Caulker”, non ci pensare mezzo secondo e punta dritta “Caye Caulker”. Fermati a Sant Ignacio e vai a vedere le grotte, sono un’esperienza unica, poi Flores (a Flores l’Ostello Los Amigos) e Tikall e non perdere assolutamente Semuc Champey!!!
    Per il resto, vi invidio, buon viaggio!! (valerio)

  • Veronica Grilli

    Ciao Valerio! io ed una mia amica stiamo per intraprendere lo stesso viaggio che avete fatto voi! volevo chiederti quanti giorni avete impiegato per fare tutto il giro? anche noi voliamo su Cancun e abbiamo 3 settimane per ultimare il tour! pensi che bastino? 🙂