Se c’è una cosa che adesso recrimino maggiormente della mia ingenua e presuntuosa adolescenza nella provincia bassoumbra, è quella di aver passato migliaia di ore a lamentarmi della mancanza di cose da fare senza accorgermi della verde abbondanza che mi circondava.

A sedici anni evidentemente non avevo capito due cose, tra le innumerevoli altre, che ora ritengo lampanti: 1) gli sport cosidetti outdoor[1] sono una figata pazzesca e 2) gli appennini sono un meraviglioso ed enorme parco giochi. Parlo nella fattispecie di arrampicata sportiva, per la quale ho scoperto solo recentemente che a una dozzina di chilometri da casa mia, dopo la celeberrima Cascata delle Marmore, c’è addirittura uno dei paradisi italiani e forse europei: Ferentillo. Io la conoscevo solo per le sue mummie e invece ha alcune delle falesie più belle e comode da scalare della penisola (testimoniato dalla moltitudine di climber romani che affolla il paesello nei fine settimana).

Ma io mi sono appassionato da poco a una versione particolare dell’arrampicata: il bouldering (o, nella pessima e cacofonica versione italiana: sassismo). Si tratta di una disciplina che prevede la scalata di massi (boulder) invece che pareti, senza l’ausilio di altri strumenti all’infuori di scarpette e magnesite (caratteristica che la rende perfetta per un viaggiatore ossessionato dal peso dello zaino come me e che può portare quindi l’attrezzatura con poco ingombro anche in viaggio)[2]. Niente corde, imbrachi, moschettoni, caschetti e tutto il mastodontico armamentario che serve invece su pareti più alte. Guardate questo bellissimo video per farvi un’idea, girato nel paradiso mondiale del bouldering, la foresta di Fontainebleau vicino Parigi. Massi, dicevo, che sembrano mancare nella provincia di Terni (ma sono appena all’inizio dell’esplorazione e non è detto che non ne trovi di adatti) e che sarebbero invece più frequenti nella vicina e tufacea Viterbo. Ora, che la Tuscia fosse una zona meraviglisa e ingiustamente negletta lo sapevo da tempo, ma che avesse anche delle gran risorse per il divertimento outdoor m’era sfuggito.

Così, venuto a sapere che a Soriano e Vitorchiano c’erano dei bei massi da arrampicare, mi son deciso a passare un freddo ma assolatissimo sabato d’inizio anno a saltellare per il viterbese. Ci ho messo una quarantina di minuti d’auto a raggiungere la bellissima Faggeta del Monte Cimino (1056 m). Ampio parcheggio con annessa baita ristorante e diversi mountain biker infangati che vanno a spericolarsi. Delle scalette in legno conducono a un sentiero didattico perfettamente segnalato e accessibile a tutti che in appena dieci minuti di salita porta alla vetta del Cimino. Scordatevi viste panoramiche: la cattedrale di altissimi faggi, benché non fittissimi, impedisce una veduta del circostante. Ma noi non siam qui per leggere pannelli didattici o avvistare martore; siam qui per provare le nuove scarpette e vedere se riusciamo ad affrontare per la prima volta, e in solitaria, un sasso vero e proprio oltre alle posticce mura della palestra. Così, scartando a sinistra rispetto al tracciato didattico e seguendo i percorsi biancorossi del CAI, troviamo presto dei gruppi di bei sassoni di pietra porosa con i lati meridionali liberi dal muschio e le inconfondibili tracce di magnesite sulle “prese” lasciate da altri scalatori.

Tralascio la cronaca dell’impresa. Basti dire che è stato divertentissimo, che la sensazione tattile che offre la roccia vera è inimitabile (e i graffi sui polsi lo testimoniano), che le ore in palestra mi avevano efficacemente fruttato qualche piccola e basilare tecnica d’equilibrismo, che i massi con i “problemi” più interessanti mi erano inaccessibili vista l’assenza del materassino e d’un compagno di avventura (ma questo è il bello, ora ho motivi per tornare!) e che riposarsi dopo un’ora, coi piedi nudi e la testa in su, a perdersi tra le ramose e cinguettanti trame dei faggi è la ricompensa più preziosa.

Il sole è ancora alto, e secondo la mappa a pochi chilometri c’è il lago di Vico, per cui perché accontentarsi e tornare a casa? La strada che ridiscende il Cimino abbracciandolo a spirale è meravigliosa,  tra pascoli, boschi di faggi, querce e castagni. Girando verso Caprarola si trovano presto le indicazioni per il lago. Io mi son fermato sulla strada alta, in una piazzola panoramica con apposita struttura aggettante sulle pendici: offre una vista amplissima sul lago vulcanico, le due cime che lo circondano – il Fogliano (965 m) e il Venere (851 m) – e i noccioleti che ne lambiscono le sponde. In fondo sulla sinistra, il gruppo del Terminillo imbiancato ci ricorda che nonostante il tepore è pur sempre gennaio. E allora mi viene in mente di sfruttare un’altra splendida risorsa della Tuscia, ottima per scaldarmi i muscoli indolenziti: le terme libere. Viterbo ne ha diverse appena fuori città. La mia preferita era quella di San Sisto, vicino Vetralla, persa in mezzo a un canneto e con ancora le vasche di acqua fredda vicino a quelle calde; ma qualche anno fa l’hanno recintata e messa a pagamento, per cui l’ho cancellata dalla rubrica. Ora vado sempre a quelle dantesche del Bullicame, non bellissime come scenario ma ben tenute e grandi abbastanza, con vasche diverse a secondo della temperatura. L’accesso è libero e gratuito e infatti ci si trovano sempre in ammollo gruppetti di pensionati viterbesi che spettegolano tra i fumi sulfurei. Poco distante l’impianto privato delle Terme dei Papi ci guarda sdegnato, ché loro lì dentro non se la godono come noi al sole.

Dopo una mezzoretta a mollo, la pressione comincia a scendere accompagnata dal sole ed è tempo di rincasare. Ma ce ne sarebbero ancora tante da fare in zona, ad avere tempo e luce: un salto nella surreale Tuscania, un giro al parco dei Mostri di Bomarzo, o un panino con la porchetta in qualche salumeria. O ancora, ad essere audaci e sconfinare appena in provincia di Grosseto, una passeggiata lungo la duna della Feniglia, con l’Argentario davanti, i daini che pascolano tra i pini e il rosmarino, e una perla nascosta del Tirreno sotto ai piedi. Perché è proprio figa la Tuscia; una vera Regione.

P.s.: Questo articolo è scritto da un ternano in missione “fuori porta”, per cui è soprattutto un invito ai viterbesi/grossetani a condividere altri consigli, ché io ne so davvero poco ancora!

Paolo De Guidi, che per NBM ha già firmato un’insolita intervista a un attivista lucano in trasferta in Colombia & un racconto sulla sua Francigena contromano, al momento è di nuovo in viaggio. Tra Spagna, Portogallo e, prossimamente, Nord Africa. Potete seguirlo da lontano sul suo account twitter.

La foto in alto è in homepage è stata scattata a Lubriano, in Alta Tuscia, da Giuseppe Salvo.


[1] Termine per cui non esiste un efficace paragone italiano e per il quale neanchelingleseèconvincente, sfido chiunque a sostenere che anche il tennis o il calcio non siano sport “all’aperto”. Più divertente ancora pensare che in italiano (o, meglio, ternano) la traduzione letterale sarebbe “foriporta”, tipico aggettivo delle gite domenicali in campagna.

[2] In realtà bisognerebbe portarsi anche e soprattutto un crashpad, un materassino per ammortizzare le eventuali cadute. Ma in questo articolo faremo finta di essere degli arroganti sbruffoni e non ne faremo menzione, sennò addio apologia del boudering come sport da poco ingombro.

  • domusorea

    Mi son dimenticata una cosa: dopo aver arrampicato per ore, belli stanchi e in estasi da roccia consiglio vivamente di imboccare la SR209 la vecchia via per Spoleto, le curve e la nebbia che spesso in questi periodi si deposita sul fondo offre scenari da brivido, la prima volta si è quasi confusi di stare in ambiente prealpino, la valnerina è qualcosa di più di un semplice posto dove arrampicare….

  • @google-634ab3c493eb46ed74d07541f4cf65d4:disqus grazie ancora 🙂

  • domusorea

    Consiglio naturalmente la
    falesia di Ferentillo, è piena di vie (qc come 800 tiri) e di tutti i
    gradi, ha vie buone sia per principianti che per esperti arrampicatori.
    Importante è munirsi di guida prima di iniziare a scalare sono poche le
    vie segnate. I 5 gradi del settore Mummia sono un pò unti ma basta fare
    attenzione. Si consiglia una visita anche ai borghi vicini, ci siamo
    stati intorno all’Epifania ed era un pullulare di presepi artigianali
    costruiti davvero in ogni dove. La falesia è arrampicabile anche nei
    mesi freddi, il fine settimana si riempie di gente meglio optare per un
    giorno qualsiasi se si ha la possibilità di raggiungerla. Sono d’accordo
    con Paolo, l’Umbria è piena di falesie e merita davvero un tour
    sportivo-culturale. Estenderei l’interesse anche alla zona marchigiana
    di Ascoli-Piceno soprattutto per i boulderisti. Una menzione speciale
    merita l’osteria sotto la falesia Mola del Sacramento, il gestore è una
    persona davvero ospitale e si mangia benissimo. E’ possibile anche
    pernottare, i prezzi sono buoni. C’è anche chi affitta camere o
    appartamenti nel paese stesso, in rete si trovano tutte le info
    necessarie, in estate conviene campeggiare presso strutture perchè in
    falesia non si può. Per chi vuole ammirare le cascate raccomando di dare
    un occhiata al calendario delle aperture perchè non è sempre carica
    d’acqua.