Il pullman sale attraverso le montagne che proteggono San Sebastian e bastano una decina di chilometri perché il clima cambi completamente. Se sull’oceano le temperature erano quasi primaverili, e il sole non era mai mancato, ora vi immergete in fitti banchi di nebbia e siete completamente circondati da creste inospitali e piccole cime. Scesi dai sedili, l’aria che vi dà il benvenuto punge il naso e rimarca ancor più la differenza con la mite brezza oceanica. Per le strade, poi, non c’è più odore di pesce e a prima impressione le persone sembrano più chiuse, meno disposte a scambiare anche solo due parole con dei ragazzi palesemente stranieri. Sembra quasi che portino nel cuore le montagne aspre che li circondano.
Il centro di Pamplona è piccolo, vi capita di incrociare qualche pellegrino armato di zaino, in marcia verso Santiago, mentre è impossibile non imbattersi in foto e cartelli che rimandano alla tradizionale festa di San Firmino, che si svolge ogni anno a luglio, quando tori imbufaliti vengono liberati nelle strade della città, anticipati dalla folle corsa di chi, per gioco o sfida, fa del proprio corpo la banderuola che le corna dei tori inseguono senza tregua.
Passeggiate per le vie del centro, per poi spingervi nella prima periferia, dove incontrare una coppia che gioca alla pelota  contro una delle pareti delle mura e vi imbattete in un parco tenuto alla perfezione, che domina l’altipiano in cui si sviluppa l’intera città. All’interno del parco, in un fossato profondo, pascolano tranquilli una decina di daini, circondati da pavoni, germani reali, papere e altri uccelli acquatici di piccola taglia. Osservando tutte quelle piume pensi che se ci fosse stata con te la protagonista de L’amore che resta, armata del suo manuale di ornitologia, avrebbe realizzato uno dei suoi sogni. Pranzate a base di carne di toro e, dopo aver visitato la vecchia cittadella militare, salite sul pullman che vi riporterà, dopo una tappa intermedia a Bilbao, di nuovo a Santander, visto che l’indomani il vostro aereo ripartirà da lì.
Tornate nella stessa casa della prima sera, posate gli zaini e uscite per l’ultima cena del vostro viaggio. Proprio quella sera si gioca el Clàsico, Real Madrid – Barcellona, e siete curiosi di sapere come si vive una delle partite più importanti dell’anno a questa latitudine. Se tu tifi per i blaugrana fin dai tempi di Romario e Koeman, il tuo compagno di viaggio, da ex interista, non è immune dal carisma di Mourinho. Per dare un po’ di pepe al tutto scommettete un paio di birre e quando Fabregas, di testa, firma il tre a uno, sei sicuro di non dover riaprire il tuo portafoglio. Il bar esulta per metà, mentre i filo-blancos ammutoliscono dopo l’ennesima sconfitta nello scontro diretto.

Il giorno dopo, quando salite sull’aereo che vi riporterà a casa, il bagaglio a mano passa di nuovo la “selezione di Ryan” senza intoppi. Siete più pesanti di parecchi chilometri e con quattro nuove città negli occhi. A quanto pare tutte cose che si possono portare in aereo senza che le compagnie low cost facciano troppe storie.

Paolo Bottiroli

  • Paolo Bottiroli

    Forse il suo contro è che è “schiacciata” dalla tradizione dei tori. Si dovrebbe pensare a vederla con occhi diversi rispetto a San Firmino e forse la si apprezzerebbe ancora di più

  • Giovy Malfiori

    Ho adorato Pamplona e il suo gusto molto deciso e immensamente Basco…