Si parla spesso di letteratura di viaggio. Meno spesso di fumetti di viaggio, seppure, anche in quest’ambito, ci siano alcuni esempi celebri che meritano di essere raccontati. Viaggi e fumetti sono una accoppiata che si muove insieme fin dal principio. Se è vero che la scuola del fumetto italiano (una delle più celebri, anche se con scarsa considerazione interna) ha compiuto qualche anno fa i cento anni di vita, di sicuro tra i suoi esponenti più celebri in molti citerebbero Corto Maltese, il marinaio inventato nel 1967 da Hugo Pratt, che fa dei suoi viaggi una delle proprie cifre di stile. Le sue storie spaziano dalle isole tropicali all’Irlanda, dalla magica Venezia all’Asia più orientale, dai deserti africani all’Argentina del tango. Un uomo senza patria, mosso dalla volontà di vedere, e confrontarsi, con posti nuovi, molto diverso da altri personaggi dei baloon che invece circoscrivono spesso i propri passi all’interno di confini ben stabiliti o con sporadicissime avventure fuori da questi. Corto Maltese non ha un suo mondo, una connotazione ambientale chiara. Non un indirizzo a cui suonare il campanello, né una vecchietta come vicina di casa. Un viaggiatore senza patria, sempre sospeso in un tempo indefinito, quasi da sogno.

Solo più recentemente però i fumetti, insieme a strumento di vera e propria “indagine sul campo” (ci sono ormai opere intere dedicate a fatti di cronaca passata, dal G8 di Genova a Piazza Fontana, dall’assassinio di Pasolini alla morte di Marco Pantani), sono stati usati come veri e propri reportage. Il vantaggio è che in questi casi non bisogna sdoppiare il lavoro tra un fotografo e un giornalista di carta stampata: le stesse mani scrivono e disegnano quello che vedono i loro occhi. Da Palestina di Joe Sacco a Cronache Birmane di Guy Delisle, per citare alcuni degli esempi più famosi.

Vero e proprio volume di genere è ancora di più Carnet di Viaggio di Craig Thompson. L’esperimento del graphic novelist americano è il diario a fumetti di un on the road di cui è stato protagonista l’autore tra il marzo e il maggio del 2005, in Europa e Marocco, per incontrare i suoi fan durante alcune presentazioni e partecipare a esposizioni internazionali. Qualcosa che spera “sia più piacevole di una serie di diapositive”, ma che alla fine ne ricalca lo stile, visto il racconto, day by day, delle sue avventure. In queste pagine, più che negli altri titoli sopraccitati, emerge maggiormente l’aspetto del viaggiatore, sospeso tra la voglia di andare e la paura di trovarsi, per qualsiasi tipo di ragione, a disagio: circondato da bulletti francesi, perso tra le vie di Marrakech o invitato a infinite cene da cui non si può esimere, provando cibi sempre nuovi, che non sempre però rispettano le sue scelte alimentari. Al contempo, il pensiero delle cose lasciate a casa, i nuovi incontri e gli amori che lo faranno tornare in America più stanco, certo, ma arricchito di attimi essenziali.

Uscito nel 2010 e proclamato “libro dell’anno” ad Angoulême nel 2011 è infine Cinquemila chilometri al secondo, dell’italiano Manuele Fior. Storia di un legame combattuto e profondo, in cui sono gli spostamenti dei protagonisti a definirne capitoli e momenti. Partendo dall’Italia, passando per una Norvegia dipinta di azzurro e viaggi in treno in Egitto color terra, l’intera vicenda trova il proprio l’epilogo sotto gli stessi portici in cui era iniziata, lasciando al lettore un viaggio, sia interiore che esteriore, che sembra evaporare come nebbia negli stessi acquerelli delle sue tavole.

Bibliografia:

> Corto Maltese. Tango, Hugo Pratt (Rizzoli)

> Palestina, Joe Sacco (Mondadori)

> Cronache birmane, Guy Delisle (Fusi Orari)

> Carnet di viaggio, Craig Thompson (Coconino Press)

> Cinquemila chilometri al secondo, Manuele Fior (Coconino Press)

Paolo Bottiroli

_

(L’immagine in alto e in homepage è tratta da Cinquemila chilometri al secondo su gentile concessione di Coconino Press)