Il traffico di Lima mi accoglie in Perù. Imponenti stradoni impolverati dove macchine piccole e malridotte procedono a rilento tuffandosi tutte contemporaneamente sulle scarse strisce d’asfalto accidentalmente rimaste libere. In mezzo alle auto ferme, decine di donne che vendono sigarette. E ai bordi delle strade gruppetti di persone che, finito il lavoro, aspettano i colectivos (*1). Non me l’aspettavo così Lima. La maggior parte della gente con cui ho parlato prima della partenza cercava di assicurarsi che io spendessi il minor tempo possibile nella grigia, noiosa e caotica Lima, in maniera tale da poter visitare tutto il resto: Cuzco, Macchu Pichu, Arequipa, un po’ di Bolivia e molto altro. Io avevo diligentemente obbedito e avevo sovieticamente pianificato le mie cinque settimane in Sud America in modo tale da visitare tutti i suddetti posti, maledicendo l’arretratezza dei peruviani, che non avevano ancora pensato a costruire un aeroporto intercontinentale nel bel mezzo delle Ande, costringendomi a dover testare di persona la monotonia della capitale peruviana. Fuggito dunque il prima possibile dal caotico traffico Limeño, ho pedissequamente seguito la mia tabella di marcia: una serie di pullman(*2), un paio di aerei(*3) e un treno, che mi hanno portato da Cuzco, tappa iniziale del viaggio, sino a Tupiza, nel Sud della Bolivia, per poi lentamente ripercorrere gli oltre 2000 km che separano il Sud della Bolivia da(lla odiata) Lima, facendo anche una breve toccata e fuga in Cile(*4). Eppure qualcosa deve essere andato storto perché, cinque settimane dopo, mi sono ritrovato in un ostello di Miraflores, quartiere moderno di Lima, con un biglietto per un aereo intercontinentale che sarebbe partito solo due giorni dopo. Due giorni. Vabbè, nelle ultime cinque settimane avevo visto un sacco di bei posti, tutto sommato non era così grave sprecare gli ultimi due giorni. Tempo dieci ore, e già camminavo in mezzo al piacevole caos del centro di Lima, alla volta del Circuito Magico del Agua, dopo aver mangiato alcune delle migliori specialità peruviane, inaspettatamente felice. Quello che avevo solo allora capito è che Lima è una metropoli, una metropoli popolata da gente di ogni tipo, in cui si passa dal quartiere povero e degradato,con gente che dorme sopra materassi distrutti all’angolo di ogni strada, in cui addirittura alcuni taxisti locali preferiscono non addentarsi, al quartiere sfarzoso ed elegante, con guardie che presidiano l’ingresso di ogni negozio e fili spinati a proteggere i cortili delle scuole, bambini in divisa per mano a donne alte e bionde che camminano sicure verso il Suv parcheggiato pochi metri più in là (le guardie, il filo spinato e queste donne eleganti, tutto proprio come in quel film, La Zona, di Rodrigo Plà). Insomma, ho passato due giorni a farmi trascinare dalla vita della metropoli, così grande, così disordinata, così viva, ho mangiato i piatti migliori di tutto il viaggio (menzione speciale per la ‘causa’, mangiata al ristorante “Cesar”, che è una insalata di patate, questa la migliore descrizione che ho trovato: “a potato salad dish, but saying it is merely potato salad seems blasphemous, so I’d like to call it a potato masterpiece.”). Quando, dopo due giorni,è venuto a prendermi il taxi per portarmi all’aeroporto non era ora di punta, e gli stradoni trafficati che mi avevano accolto il primo giorno erano deserti,un saluto in sordina, e già mi sembrava che mi sarebbe mancata, la confusione di questa grande metropoli.

Francesco Alaimo, 23 anni, originario di Bologna, vivo e studio a Monaco. Appassionato di bici e letteratura americana contemporanea, studio fisica nel tempo libero. Ho vissuto sei mesi in Australia  ed un anno nel grigio Leicestershire inglese. Durante il mio ultimo viaggio in Perù e Bolivia ho iniziato a pensare al mio prossimo progetto: da Bologna a Sydney in bicicletta, passando attraverso l’Asia.

(*1) I colectivos sono una via di mezzo tra un taxi e un autobus. apprendo da wikipedia che colectivo sta per vehículos de transporte colectivo

(*2) Il Sud America è famoso per avere una rete di trasporti ferroviarie completamente inesistente. Non è che i treni sono lenti, costosi o inefficienti, proprio non esistono le rotaie, quindi ci si sposta prevalentemente in pullman, che, a seconda della compagnia, possono anche essere piuttosto confortevoli, con poltrone completamente reclinabili. Una volta ho viaggiato di notte con una delle migliori compagnie peruviane: ci hanno offerto cena e colazione, ed era anche organizzato un bingo a cui però, complici barriere linguistiche, non ho preso parte.

(*3) Ho preso l’aereo da La Paz per andare nella giungla boliviana. Era un aereo con le eliche, da diciotto posti, con il soffitto talmente basso che non si poteva stare in piedi. Quando siamo partiti da La Paz alle sei di mattina i finestrini erano completamente ricoperti di ghiaccio e quando, dieci minuti dopo, il ghiaccio è andato via, ci siamo accorti che eravamo a pochi metri dalla cima di una montagna innevata, di cui non ricordo il nome, ma è abbastanza nota.

 (*4) Il Cile è stata un’altra sorpresa. Sono stato ad Arica, sul mare, e dopo due settimane a 3000 metri di altitudine, già questo mi sarebbe bastato. Ma sono anche, per puro caso, arrivato il week end in cui c’era la festa nazionale cilena, una profusione di bandiere cilene ovunque, mercati vari e un’atmosfera generale piuttosto piacevole. Arrivare in Cile dalla Bolivia è uno shock: la Bolivia è il paese più povero del Sud America, il Cile, se si esclude la Patagonia, ha degli standard di vita quasi europei. Il Perù invece è un’ottima via di mezzo, ed è stato bello vedere tutte e tre queste differenti realtà del Sud America.