Scendere tre gradini di ferro, sentire il freddo e voltarsi. Il buio è ovunque, viene interrotto solo da una insegna al neon mal funzionante. Le persone trascinano i loro bagagli e scompaiono nei tunnel della stazione. Il treno è accanto a noi, riesce a trasmette ancora un po’ di calore, riparte, rimaniamo soli.

La luna fatica a sparire, l’unico rumore che interrompe il silenzio e quello dei nostri passi. Le mani diventano fredde, gli occhi sono aperti, i volti tesi, non incontriamo un sorriso. Loro vagano di notte, alla ricerca di qualcosa da rivendere per qualche Kuna, nessuna casa li attende, continuano a frugare nell’immondizia, i loro occhi sono spenti, dentro è sparita quella voglia di gioire. I volti sono intrisi di quell’aria fredda che respirano e solo i bagliori delle luci dei tram riescono a fermare per pochi istanti i loro percorsi automatici.

Alzi gli occhi al cielo, le nuvole si spostano veloci, in fondo non è tutto fermo. Inizia a svanire il nero, tutto si tinge di quel grigio cemento, i passi aumentano, le strade asfaltate si alternano alle pietre. Ci sono più volti, più persone, sempre con quell’aria di chi non può permettersi la felicità; qui non esiste un sogno, bisogna andare avanti.

Quella vita spenta inizia ad interagire: i coltelli battono sulle carni dei mercati, le ceste di frutta vengono rivoltate sui banconi, i secchi d’acqua si svuotano nelle strade raccogliendo i resti e portandoli via con se. Sei un intruso, ti trovi in mezzo a loro ma non sei con loro, non puoi starci, non eri presente.

Il passato non può sparire, il presente fatica ad esistere. Ripuliscono i loro resti, spazzano, riordinano i luoghi, poi tornano nei loro furgoni, salgono sui loro tram. Rimangono dietro quei vetri che li fanno sentire spettatori, questo spettacolo non lo volevano, poi scendono alzano gli occhi e davanti hanno ancora edifici grigi; si voltano e percorrono strade, aprono portoni e tornano nelle loro case.

I passi tornano ad essere pochi, i tram diventano più rari. Ti allontani da quel mondo, cammini, incroci ancora i loro occhi che vagano, la guerra gli ha tolto l’anima, l’economia li schiaccia ancora, senti che gli hanno rubato la vita. Tu non esisti, sei solo uno spettatore, non puoi entrare in contatto con loro; ti volti, rivedi la stazione, la raggiungi e ti lasci sparire nei suoi tunnel mentre aspetti di risalire quei tre gradini di ferro per risentire un po’ di calore.

 


Foto di Roberta

Foto di Simone

 

Simone e Roberta sono originari rispettivamente di Pisa e Mantova. Girano il mondo (o almeno ci provano) con uno zaino in spalla, una paio di scarpe comode e tanti rullini in bianco e nero. Vorrebbero allungare la durata di un secondo per poter leggere tutto lo scibile ed avere una casa più grande per raccogliere i libri e i reperti di viaggio che si accumulano sul pavimento.

Testo e foto di Simone e Roberta.