Non è molto tempo che vado “per monti”. Sono nato e vivo ai piedi delle Alpi Apuane, ma non posso dire di essere nato in una famiglia di “montanari”. Neppure i miei amici sono frequentatori di montagna. Reputo quindi questa mia passione, sbocciata qualche anno fa dal nulla, un qualche cosa di veramente autentico. Nascosta dentro me come un seme prezioso, ha deciso, non ne conosco neppure io il motivo, di venir fuori e crescere, crescere a dismisura quasi a voler recuperare il tempo perso.

Ed eccomi quindi nel 2004, da completo autodidatta, iniziare dapprima con escursioni brevi, al massimo qualche ora di cammino, su percorsi semplici, per poi passare intere giornate tra boschi e vette, cercando, con la scusa di voler conoscere a fondo le mie montagne, i più improbabili concatenamenti. Sempre ed esclusivamente da solo. Mi sono tirato addosso tante critiche per questo, e sono consapevole che la prima regola di chi va in montagna sia quella di non andare mai solo. Ognuno, del resto, vive il rapporto con la montagna a modo suo: qualcuno la frequenta per stare in compagnia, qualcun altro per sfidare se stesso, c’è poi chi va per fare attività fisica, addirittura per gareggiare, e chi per fotografare. Altri ci vanno solo in estate, (per cercare refrigerio) mentre altri ancora soltanto in inverno, per sciare. Io ci vado per il semplice motivo che ci sto bene.

Appena mi allontano dalle case, dalle strade, dalla gente, sono avvolto e rapito dalla magica semplicità della natura e il suo apparente silenzio: gli alberi che nascondono il sentiero, il cinguettio degli uccelli, il sole, il vento che mi avvolge una volta raggiunta una cresta. Tutte cose che riesco ad assaporare soltanto in solitudine. In montagna ho imparato a conoscere me stesso, ho imparato a conoscere i miei limiti, ma soprattutto ho imparato a comprendere i segnali del mio corpo. (Essere padroni di se stessi per me oggi significa riuscire ad utilizzare tutti i miei sensi potendo così interagire al meglio con l’ambiente circostante.) Stare nella natura per me significa trovarmi a mio agio come a casa e ciò implica saper interagire con i vari elementi, il che è fattibile soltanto conoscendo bene se stessi, i propri limiti appunto, sapendoli valutare a seconda dell’ambiente (più o meno favorevole) in cui ci troviamo, delle condizioni meteorologiche e della nostra condizione fisica.

Le Apuane, in questo senso, sono state la mia palestra. Brulle e aride in estate, fredde e subdole d’inverno, le ho percorse in lungo e in largo, fino ad arrivare al punto di trovarle così piccole da voler spiccare il volo, allontanarmi a mano a mano da loro, ma tenendole sempre come punto di riferimento. A partire dal 2006 mi sono cimentato in diverse traversate di più giorni, sulle Apuane, sulle Alpi e soprattutto sugli Appennini. Soltanto l’idea di partire con lo zaino in spalla, con dentro l’essenziale per stare via diversi giorni in quasi completa autosufficienza, mi carica di energie. Non cerco sfide con la natura, sarebbe impossibile vincere, non cerco sfide con gli altri, ne tanto meno con me stesso, ho già detto di conoscere i miei limiti e non ci tengo a superarli. Il mio scopo, che poi è anche il mio divertimento, è quello di trovarmi da solo in un luogo a me sconosciuto e da lì poi tornare verso casa con le mie sole gambe, in compagnia del mio zaino.

Così è nata, nel 2009, l’idea di percorrere la Grande Escursione Appenninica partendo a piedi dal valico di Bocca Trabaria, punto di confine tra 3 importanti regioni italiane (Toscana, Umbria e Marche) nonché punto geografico che divide l’Appennino Centrale da quello Settentrionale, e ripercorrere il crinale di quest’ultimo verso Nord fino a raggiungere le mie Alpi Apuane. Sembra abbastanza semplice, ma progettare sulla carta una cosa di questo tipo non lo è stato per niente. Innanzi tutto l’unica guida dedicata alla GEA risaliva al 1985, anno della sua inaugurazione. Gianfranco Bracci, il suo ideatore, è stato il primo a percorrerla ufficialmente in compagnia niente meno che di un certo Reinhold Messner. Partiti da Bocca Trabaria hanno percorso per intero la GEA, impiegando all’incirca 3 settimane per arrivare al Passo dei due Santi, valico che divide Toscana, Emilia-Romagna e Liguria, nonché punto più a nord dell’Appennino Settentrionale. In tutto hanno percorso circa 430 km.

Il mio cammino sulla GEA ha seguito il loro percorso sino a San Pellegrino in Alpe, piccolo borgo affacciato sulla Garfagnana. Da qui, poi, sono riuscito a ideare una variante che mi permettesse di collegarmi alle Alpi Apuane e, percorrendone la famosa “Alta Via”, raggiungere Carrara, dove abito. Il momento più indicato per percorrere i sentieri Appenninici è senza dubbio la tarda primavera, ma poiché soltanto in estate posso permettermi di assentarmi dal lavoro per due settimane consecutive, ho fissato la mia partenza ufficiale per il 16 luglio.

LA PARTENZA: Il giorno precedente, con il treno ho raggiunto Arezzo, da qui in pullman sino a San Giustino Umbro e poi, a piedi sino a Bocca Trabaria. Il primo assaggio di Appennino è stato traumatico: una volta raggiunto il valico, non ho trovato nessuna struttura ricettiva aperta nelle vicinanze, come invece era riportato su diverse pagine web. Fortunatamente ho trovato un passaggio sino a Borgo Pace, piccola località situata 10 km più a valle nel versante marchigiano, ma consiglio vivamente a chi vuole intraprendere la traversata, partendo appunto da Bocca Trabaria, di organizzarsi per bivaccare in uno dei tanti prati lì attorno. Infatti, per quello che mi riguarda, partito forzatamente a piedi da Borgo Pace il mattino successivo (vista la mancanza di mezzi pubblici), ho speso tempo e fatica per riguadagnare il percorso GEA. Da qui in poi non ho incontrato praticamente nessun tipo di problematica particolare. L’itinerario nel complesso è molto ben segnalato grazie a un capillare lavoro delle sezioni del CAI. Segnavia di ogni tipo, molto precisi per quello che riguarda le tempistiche riportate, aiutano a non perdere la traccia:tutto sembra una grande “autostrada” verde. Impossibile sbagliare direzione, anche perché una delle peculiarità della GEA è quella di seguire quasi per intero un altro grande itinerario escursionistico che si chiama “Sentiero 00 di crinale”. La differenza tra i due sta nel fatto che chi vuole seguire la GEA, alla fine di ogni tappa, ha la possibilità di scendere di quota per raggiungere un paese o una borgata, mentre chi percorre il Sentiero 00 sceglie di rimanere in quota con i disagi del caso dovuti essenzialmente alla mancanza di un’adeguata rete di rifugi. Resta comunque il fatto che è consigliabile sincerarsi della disponibilità di posti disponibili soprattutto per il pernottamento, visto che molti posti tappa segnalati nella vecchia guida del 1985 risultano chiusi ormai da anni.

IL PERCORSO: In 17 tappe ho percorso 400 km, con 15000 m di dislivello in salita e altrettanti in discesa, la tappa più lunga ha sfiorato i 40 km, la più breve è stata di 11,5 km, per una media complessiva di circa 24 km a tappa. Il mio tragitto ha toccato 4 Regioni (Umbria, Marche, Toscana ed Emilia-Romagna) con 11 Province interessate (Perugia – Pesaro-Urbino – Arezzo – Rimini – Bologna – Firenze – Prato – Pistoia – Modena – Lucca – Massa Carrara). Ho attraversato 3 Parchi naturali: il Parco dell’Appennino tosco Romagnolo, il Parco Foreste Casentinesi ed il Parco delle Alpi Apuane. Diciassette giorni di cammino a contatto con storia, cultura e ambienti naturali intatti di un’Italia “minore” che forse in pochi conoscono. Ho camminato per giorni e giorni in completa solitudine attraversando tutto il parco delle Foreste Casentinesi, ho potuto “sfiorare” la cupa atmosfera della riserva integrale di Sasso Fratino, sono stato ospitato dai monaci camaldolesi, ho visitato il paese natale di Michelangelo Buonarroti, ho attraversato tutto il Mugello, adattandomi di volta in volta ai diversi ambienti: dalla foresta di faggio alle caldi e assolate valli toscane, dai di boschi di castagnoalle praterie sommitali dell’alto Appennino. Dai laghetti di origine glaciale alle Alpi Apuane, rimanendo estasiato ogni volta davanti a tanta bellezza. Contento di camminare e scoprire ambienti unici, sicuramente poco conosciuti, e ancor più contento di arrivare a sera, stanco ma sereno, con la voglia di contemplare le stelle prima di perdermi nel sacco a pelo.

La tabella in basso riporta in sintesi i dati tecnici di ogni singola tappa, per chi fosse interessato a ripercorrere il mio itinerario.

LA PREPARAZIONE: I primi tre giorni di cammino sono stati abbastanza duri, il mio fisico ha lottato non poco per abituarsi a una fatica lenta ma continua, nonostante la mia preparazione fosse stata abbastanza intensa. Dopo un inverno nel quale non avevo camminato molto, è stato necessario un lavoro dolce e graduale. Un minimo di preparazione fisica è necessaria, in modo da garantire al nostro corpo di sopportare meccanicamente e fisiologicamente un certo sforzo. Partendo dal presupposto che per giocare bene a tennis bisogna giocare a tennis, per giocare bene a calcio bisogna giocare a calcio, per giocare bene a basket bisogna essere alti, ma bisogna giocare a basket, credo che per camminare bene sia semplicemente necessario camminare, camminare e poi camminare! Senza nessun timore di esagerare, del resto in natura siamo gli unici animali strutturati in modo tale da poterlo fare.

Ho iniziato a prepararmi fisicamente e in maniera appropriata ad aprile. Dapprima con lunghe passeggiate su terreno semplice, senza dislivelli importanti, con zaino molto leggero e pedule da trekking leggere. Tre uscite settimanali, percorrendo 8-10 km a passo medio-svelto. Questo è servito a “fare fondo”, abituare il fisico a un lavoro che si protrae per lungo tempo a bassa intensità, ma soprattutto preparare “meccanicamente” parti come le caviglie, le anche, ma soprattutto le ginocchia, a un certo tipo di sollecitazioni. Nelle prime due settimane di maggio, dopo aver visto una reazione positiva del corpo, ho iniziato ad aumentare gradualmente il peso dello zaino e ho sostituito una delle uscite settimanali con un’escursione su terreno montano, con zaino leggero, indossando gli scarponi che poi avrei utilizzato nella traversata. Dalla prima settimana di giugno tutte le tre uscite che ho fatto si sono svolte in montagna. A questo punto il fisico era pronto a lavorare con intensità, così ho potuto aumentare l’impegno della camminata, il peso dello zaino (arrivato poi a15 kg!), il grado di difficoltà del terreno e il dislivello. Ogni settimana ho aggiunto un’uscita, cosicché nella prima settimana di luglio le uscite sono state 7: una al giorno! I giorni precedenti alla partenza infine, ho deciso di fare soltanto 3 uscite alternate a giorni di riposo.

La Grande escursione Appenninica non è certo un trekking estremo, ne sono consapevole, ma è pur sempre impegnativo. Il bello di un’esperienza di questo tipo sta proprio nell’assaporare la differenza tra vacanza e viaggio: il turista, infatti, non trova mai quello che cerca mentre il viaggiatore non cerca mai quello che trova. Se si vuole affrontare al meglio ogni imprevisto e se si vuol godere appieno degli ambienti che si attraversano è bene farlo in piena forma, quindi il mio consiglio è quello di preparare in maniera minuziosa la parte fisica della traversata.

EQUIPAGGIAMENTO: Un altro consiglio riguarda l’equipaggiamento, che deve essere ben pensato a ogni tipo di problematica e allo stesso tempo essenziale e leggero. Anche un solo kg, se moltiplicato per ogni passo fatto per coprire 400 km, si trasforma in tonnellate di peso sopportato dalle proprie ginocchia  E’ indispensabile avere il necessario al momento del bisogno ma ancora più importante è la leggerezza, un ingombro limitato e quindi migliore libertà di movimento. Non è semplice trovare il giusto compromesso tra utilità e leggerezza, sicuramente il pensiero primario deve essere quello di preparare uno zaino non superiore ai 15 kg e,  credetemi, non è per niente semplice. Il superfluo va lasciato a casa, ma il classico incubo prima della partenza è quello di non aver con sé ciò che poi in effetti sarebbe stato se non indispensabile, perlomeno utile in casi limite. Oggi, per fortuna, si può contare sulla disponibilità di materiale tecnico estremamente affidabile quanto leggero. A parte il classico equipaggiamento comprendente lampada frontale, sacco a pelo, tenda, materassino, piccolo pronto soccorso e vestiario vario, avevo con  me la mia inseparabile reflex digitale Soni a350 e un GPS Garmin 60 cx, con il TrekMap della Toscana con il quale ho mappato tutto il mio itinerario.

Per concludere vorrei ribadire l’importanza della parte “teorica” del viaggio. Preparare l’itinerario a tavolino, informarsi sulle condizioni dei sentieri, su eventuali deviazioni, prendere appunti sui diversi posti tappa, controllare la cartografia sono tutte precauzioni che non toglieranno certo magia all’avventura, ma la renderanno più sicura e godibile. In questo senso, invito chiunque volesse cimentarsi in un trekking di più giorni sui sentieri della Grande Escursione Appenninica a visitare il mio sito www.gea2009.altervista.org, dove troverete una descrizione minuziosa di ogni tappa. Finalmente poi è uscita la guida Ufficiale, curata dallo stesso Gianfranco Bracci e reperibile al link: http://www.appennino.tv/guide-escursionistiche/item/518-gea-%E2%80%93-grande-escursione-appenninica-di-gianfranco-bracci.

Buon cammino,
Graziano Viviani

_

Sono nato a Carrara dove vivo assieme a mia moglie Paola, con il nostro piccolo Marco, la nostra cagnolina Milù e Adone…. il nostro asinello. Ho 35 anni, mi sono laureato nel 2004 in “Scienze della Produzione Animale” presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa. Lavoro come portalettere nella vicina Lucca e questo mi permette di coltivare le mie principali passioni ovvero la montagna e la fotografia. Come viaggiatore ho nei miei ricordi l’Australia, e numerose traversate in giro per le montagne italiane. L’ultima cosa di un certo spessore è stata appunto la Grande Escursione Appenninica. Il mio sito è www.gea2009.altervista.org.

  • Pingback: NBM intervista il fondatore delle Lonely Planet | No Borders Magazine()

  • Massimo Lavacchi

    Mi mancano alcune tappe!!! la devo assolutamente finire!!!

  • Massimo Lavacchi

    Mi mancano alcune tappe!!! la devo assulutamente finire

  • Lisa

    Complimenti stessi pensieri e voglia che è dentro di me! La GEA un sogno che ho da tanto e che vorrei percorrere tutta.. chissà magari riuscirò a renderla possibile. Due anni fa io e mio marito abbiamo percorso un tratto in 13 giorni da Barberino del Mugello al Passo della Cisa (PR) percorrendo tutto lo 00. Entusiasmante.. magnifico.. una carica mentale immensa da ripetere al più presto, se fosse per me camminerei tra i monti ogni giorno della mia vita! Saluti a tutti, Lisa

  • L’anno scorso ho percorso l’Alta via dei monti liguri. Quest’anno pensavo agli Appennini, e questo tuo articolo mi ha convinto. Quindi grazie, e complimenti,  scrivi molto bene, e le informazioni sono esaurienti. 

    Saluti dal Friuli.

  • Fausto Cen

    Bella Grà.