Carissimo, penso che il viaggio che stai facendo con Andrea sia una delle più belle cose che farai nella tua vita, è un gesto di grande coraggio e amore, penso a quanti momenti meravigliosi stai vivendo, che ti serviranno a superare qualsiasi ostacolo.

Questo è un viaggio che parte da lontano. Senza saperlo. Parte da una diagnosi di autismo confermata e trecento chilometri in macchina verso Siena, durante i quali l’abitacolo si riempie di urla e lacrime, per entrare fino in fondo nella realtà.

Ma quello, spiega Franco Antonello, il papà di Andrea, ragazzo autistico ormai diciottenne, è stato anche il momento in cui ha capito che non avrebbe vissuto un continuo pianto senza lacrime, non sarebbe rimasto a inghiottire “vicoli ciechi in salsa di palude.

Così, insieme al figlio, ha deciso, non attenendo alle indicazioni di nessun medico, di partire per l’America, con una carta di credito nel portafoglio ma nessun programma preciso in mente. Un viaggio che è stato raccontato attraverso le parole dello scrittore Fulvio Ervas nel libro: Se ti abbraccio non aver paura, edito da Marcos y Marcos.

Il titolo è tratto da una frase che i genitori di Andrea avevano scritto sulle magliette del figlio durante le scuole elementari, per tranquillizzare i compagni e le compagne di classe che tendeva ad abbracciare con forza e a cui toccava di continuo la pancia, forse perché solo da lì, dove nasce la vita, si può capire cosa porta con sé il cuore delle persone.

Se ti abbraccio non aver paura è un viaggio on the road, fatto di moto, vento nei capelli, dogane, viaggi aerei, incontri, cibi nuovi, sensazione di straniamento, occhi pieni di meraviglia, benzina finita, sciamani, bagni nell’oceano e qualcosa di simile all’amore. Detta così, è il viaggio che molti di noi sognerebbero.

In realtà però è qualcosa di totalmente diverso. È un viaggio dentro l’autismo, un viaggio che sprona a non arrendersi e ci insegna che i confini sono solo le nostre paure. Sono giorni che cementificano ancora di più il rapporto tra un padre e un figlio speciali, che gli consentono di conoscersi come la vita di tutti i giorni non gli aveva ancora permesso. Un papà che non riesce a sapere cosa frulla tra i ricci da rocker del figlio, ma che, mentre lo osserva dormire, si ripete che darebbe qualsiasi cosa per scoprire quei pensieri.

Per il lettore, invece, è un viaggio che aiuta a conoscere una malattia di cui, se non ti sfiora per qualche motivo, ognuno di noi saprebbe dire poco. Anche perché ancora poco sa dire la medicina. Ma è una malattia che ha una percezione limpida nella mente di chi ne è vittima, come emerge dai pensieri di Andrea, scritti a fatica sulla tastiera di un computer. Viene da commuoversi, quando si legge che dal suo mondo irraggiungibile scrive: “Papa scusami io non controllo il mio corpo. Sono un uomo imprigionato nei pensieri di libertà. Andrea vuole guarire.” O quando Franco gli chiede di che aiuto ha bisogno e lui risponde: “A guarire dalla mia condizione di autismo. Sono stanco di stare così.

É uno di quei libri che ok, magari non sarà da premio letterario, ma quando lo finisci hai voglia di consigliarlo e parlarne subito a un amico davanti a un caffè americano, raccontandogli quanto quelle righe ti hanno lasciato dentro. Una cosa che vale molto più di qualsiasi premio.

Paolo Bottiroli

“Se ti abbraccio non aver paura” – Fulvio Ervas – Marcos y Marcos 2012

la foto in homepage è stata scattata da marco51186