Atterriamo a Melbourne troppo presto di mattina e sempre troppo presto veniamo catapultati a St Kilda, dove la receptionist dell’ostello ci dice sorridente che no, alle 8 di mattina, la nostra camera non è ancora pronta. Così giriamo i tacchi e ci allontaniamo, egualmente addormentati e disorientati, a caccia dei primi scorci della nostra prima città australiana.

PRIMO GIORNO: non mettete alla prova quello che tutti vi dicono. Melbourne e Sydney, ma l’Australia in generale, sono città vertiginosamente care, dove anche le camerate in ostello si fanno pagare profumatamente. Rassegnatevi e prendete la vostra vacanza australiana come una sfida ad aguzzare l’ingegno per trovare modi alternativi di viaggiare spendendo il meno possibile.

Una volta atterrati al piccolo Tullamarine Airport, fatevi portare dallo shuttle gratuito all’ostello X Base di St. Kilda, il quartiere più marittimo e bohemiene di Melbourne, dove hipster, immigrati asiatici e mediorientali, mamme in tenuta da palestra e hippie passano le giornate tra caffè, orti comunitari e camminate lungo la spiaggia. Appoggiati gli zaini, uscite e fate 10 passi verso The Galleon Cafè. Se avete tempo e non state cercando di stabilire il record di città viste nel minor numero di giorni, sedetevi sulle sedie spaiate di Galleon, appoggiate macchina fotografica e moleskine su uno dei loro tavoli di formica anni ’50, aprite un giornale e passate la mattina a guardare gli altri clienti, sorseggiando nel frattempo uno dei migliori long black della città. The Galleon è il bar che ci dà il benvenuto in città e non potremmo chiedere di meglio: oltre all’ottimo caffè, serve dei piccoli strudel alla cannella e dei muffin salati alla zucca, basilico e parmigiano che i nostri palati ricorderanno a lungo.

Rifocillati e con negli occhi la certezza che gli hipster sono un fenomeno internazionale, rassegnatevi all’idea di trascorrere le vostre prime 24 ore in città nel quartiere di St. Kilda. Distribuito lungo un’arteria di negozietti, bar, pasticcerie pantagrueliche e panchine multicolori, assomiglia a una via di mezzo tra Brooklyn e Coney Island. Scriviamo Coney Island perché, se arrivate dal centro, ad accoglievi sulla soglia di St Kilda c’è il luna park più vecchio d’Australia. Con portone d’ingresso decorato da uno sfolgorante e altrettanto inquietante sole sorridente, è un monumento dal fascino retrò che è bello ammirare nei weekend, quando le montagne russe in legno scricchiolante sono piene di ragazzini urlanti. Proseguendo lungo la promenade, i St Kilda Baths accolgono gli appassionati di nuoto in un basso complesso color crema che apre ogni mattina alle 6 e offre, oltre a due vasche per nuotare, anche una vista sulla baia di Port Phillips. Se non siete appassionati nuotatori, continuate fino al St Kilda Pier, un molo costruito nel 1859 che ora ospita un ristorante (con ottime frolle a forma di cuore) e una colonia di pinguini a cui gli abitanti del quartiere sono affezionatissimi e che si possono vedere sul molo al tramonto.

Il molo al tramonto

Ma, se tutto torna, voi siete arrivati al molo circa a mezzogiorno ed è arrivata l’ora di pranzare. Il miglior modo per spendere poco in un continente dove si spende solo all’idea di sedersi al tavolo di un ristorante, è il mercato. A St Kilda, però, il mercato permanente non c’è e il Queen Victoria Market dista circa mezz’ora di tram. Le migliori alternative che avete sono uno dei tanti sushi bar dove comprare uno (o due, a seconda della fame) sushi roll per 2,50 dollari al pezzo (e vi assicuro che 2 sushi roll riempiono eccome) oppure camminare fino alla fine di Aclan Street senza farvi distrarre dalle pasticcerie storiche che servono panetti di burro mascherati da biscotti e arrivare a Lentil As Anything, un ristorante vegetariano e vegano nato come progetto comunitario dove chiunque può sedersi, ordinare dal menu, mangiare. E pagare quanto si vuole oppure, in caso di senzatetto, non pagare nulla. Il progetto ha avuto così successo da permettere l’apertura di altri due ristoranti e da meritarsi anche la pubblicazione di un libro.

Ora non rimane che pensare al pomeriggio. Di alternative ce ne sono parecchie: fare un salto da Urban Attitude o Typo per oggetti di design e cartoleria decisamente originale, mangiare una macedonia con frozen yogurt da 7Apples o sfogliare i libri nella libreria snob-al-punto-giusto Readings. Per l’arte, la galleria di riferimento è il Linden Center for Contemporary Arts, mentre merita una visita il giardino comunitario Veg Out dove la frutta e la verdura si mescolano a installazioni d’arte.

Se a cena non avete voglia di cucinare in ostello e volete assolutamente sedervi al tavolo di un ristorante, su Aclan Street c’è Rococo, un ristorante semi-italiano in cui si possono mangiare ottimi stuzzichini (ricotta alla menta, olive, polpette al ragù, focaccia, salame calabrese, verdure grigliate e salsa di zucca, tra i tanti) spendendo una cifra ragionevole (25-30 euro a testa, bevande incluse).

SECONDO GIORNO: Lasciare St. Kilda, così come lasciare Kreuzberg a Berlino, è difficile ma necessario. E per lasciarla la miglior soluzione di trasporto sono i tram. Con un abbonamento giornaliero da 6 euro si possono usare autobus, tram e treni e arrivare facilmente in centro e Fitzroy, le tappe delle prossime 48 ore. Il 16 e il 96 ci lasciano a pochi passi dal centro turistico e culturale di Melbourne, Federation Square, un complesso di gallerie d’arte, musei e locali all’interno in una serie di edifici fatti apposta per il clima mutevole della città. Ogni raggio di sole, ogni nuvola di pioggia e ogni gioco di luce vengono amplificati dalle pareti a vetri e trasformano la piazza in un luminoso monumento a cielo aperto (con wi-fi gratuito). Se piove, riparatevi all’interno della National Gallery of Victoria o dell’interattivo Australian Center for the Moving Image, entrambi a ingresso gratuito. In alternativa spingetevi prima tra le Laneways coperte di murales e poi tra le viette alle spalle di Bourke Street – l’arteria commerciale della città – e perdetevi tra negozi, sushi bar, ristoranti cinesi e dolci greci. Tappa obbligata nella galleria d’arte e illustrazioni Outré. Pianificate la mattinata in modo da arrivare per l’ora di pranzo al Queen Victoria Market, il mercato al coperto più grande dell’emisfero australe, dove ingozzarvi di frutta, verdura, bomboloni, prosciutti, formaggi, ogni varietà di pane, pesce, carne e dove vagabondare fino a sfinimento. Per riposarvi, prendete un tram e andate fino ai Carlton Gardens, patrimonio dell’umanità che ospita il Melbourne Museum, il Royal Exhibition Building e l’IMAX cittadino. Alla vostra sinistra fa capolino il quartiere di Fitzroy.

Ma non andateci, non ancora.

TERZO GIORNO: Non fate come me, non pensate di poter dedicare solo metà giornata a Fitzroy. Il fulcro della vita e della cultura alternativa di Melbourne ha bisogno di molto più tempo, perché è disordinato, caotico e confusionario come lo studio di un artista. Le due vie tra cui camminare sono Brunswick e Smith Street, ma è inutile dare indicazioni. Infilatevi in negozi vintage abitati da anziane signore in completo anni ’50, fermatevi alla Fitzroy Nursery per comprare fiori o semi esotici, alzate gli occhi, voltate le spalle, guardate da ogni lato perchè il quartiere è pieno zeppo di street art. Concludete la giornata al Centre for Contemporary Photography e tornate a St. Kilda, rendendovi conto che, purtroppo, 72 ore non sono abbastanza per visitare Melbourne.

Se volete più consigli su cosa vedere/fare in città, potete consultare la nostra TipList di Melbourne:

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La foto in alto e in homepage è stata scattata dal molo di St. Kilda da Roberto Vincitore.