C’è una rotta aerea che, ogni volta, è in grado di togliere il respiro. Quella che ti fa planare su Barcellona dal Mediterraneo, sulla rete di strade che s’intersecano lungo la costa, attorcigliandosi intorno alla Torre Agbar, scivolando lungo il porto antico e tra le Ramblas.

Ogni anno, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, il capoluogo della Catalogna è protagonista di uno dei più importanti festival musicali europei, imperdibile per musicofili e addetti ai lavori: il Primavera Sound. Tra vacanze intelligenti, ecologiche, in bicicletta, sostenibili, in poche parole, ogni anno partiamo sempre per delle ferie musicali e la città di Messi e Gaudì è tappa fissa.

Il centro delle nostre giornate, ossia il festival, non vive solo all’interno del Parc del Fòrum, ma s’insinua nelle location cittadine: quest’anno, ad esempio, i Wilco sono stati protagonisti di un set acustico all’interno di un negozio di dischi, per incantare una manciata di spettatori.

PRIMO GIORNO: Ana, la padrona di casa, ci aspetta sulla porta del bilocale che abbiamo affittato nella Barceloneta, ci racconta del fidanzato italiano che aveva in gioventù e ci dà anche qualche dritta. Così scopriamo la panetteria Baluard, a pochi passi dal mercato, nella Plaça de la Font, dove i bambini giocano a pallone. Qui i prodotti da forno sono una passione: non sapete da dove cominciare? Provate la girella alla cannella, la torta di mele e il cornetto integrale ai cereali. Il resto della serata lo passiamo al Primavera, tra Afghan Whigs, Beirut e Franz Ferdinand.

SECONDO GIORNO: Uscire dal nostro appartamento nel Carrer de Sant Elm è come immergersi in una pellicola in concorso al Sundance, tra i colori caldi del sole e degli intonaci, i festoni appesi tra le case e le insegne dei negozi.

Da sempre, la nostra meta preferita resta il brunch di Milk: in un locale dove è Little Lion Man dei Mumford & Sons ad accoglierti, capisci che la giornata non può che muoversi in salita. Questo locale, nel Carrer de Ferran, è stato aperto due decadi fa da una ragazza americana che ha portato un tocco di gastronomia USA a Barcellona. Nel menu, compaiono pancakes con sciroppo d’acero, french toast con yogurth greco e frutti di bosco, uova benedict e gli immancabili hamburger.

A stomaco pieno, si è più pronti ad affrontare il Carrer d’Aviniò, stradina chiusa tra gli alti palazzi di pietra del Barrio Gotico, che riserva più di una sorpresa. Una di queste è La Manual Alpargatera. Visto dall’esterno, può sembrare un vecchio negozio di scarpe old fashioned ma, appena si varca la porta in legno, ci si ritrova in uno dei più antichi artigiani spagnoli di espadrillas. Il prezzo modico (10 euro al paio, per le espadrillas “standard”) rende queste calzature un ottimo souvenir.

Oggi, l’agenda prevede un evento incentrato sulla nuova musica italiana: proprio qui scopriamo Boxeur The Couer, il connazionale Paolo Iocca, artigiano della musica elettronica: i suoi loop e campioni ci accompagnano verso il Passeig Joan de Borbò.

In questa lunga via, i ristoranti turistici sono uno attaccati all’altro. Basta pazientare per scoprire, alla fine del viale, un piccolo locale che potrebbe sembrare uno dei peggiori ristoranti della riviera romagnola negli anni ’80: ai muri scatti di battute di caccia e di Rio de Janiero (il perché, è a noi ignoto), alternate da acquarelli sbiaditi. L’arredamento è vecchio, così come il cameriere, che ricorda Igor di Frankenstein Jr., ma da Martin Villoro si mangia uno dei migliori pescado di tutta la città.

TERZO GIORNO: La sera precedente, i Cure si sono esibiti per tre ore e abbiamo avuto modo di scoprire i poster artistici di Adam Pobiak, presso il suo stand al festival.

Ci immergiamo nuovamente nella vita barcellonese con una passeggiata nel quartiere di El Born: tappa di oggi sono le bici di My Beautiful Parking, dove veniamo accolte da una playlist che spazia dalla  Death Valley 69 dei Sonic Youth a One Step Behind dei Madness.

Su questa colonna sonora adrenalinica, scambiamo qualche parola con i ragazzi di questo paradiso degli amanti delle due ruote: «È nato tutto tre anni fa, quando a Barcellona non c’era nessun negozio per bici fisse. I proprietari le amavano: da qui l’idea di un noleggio, con la possibilità di trovare anche accessori davvero rari in città!».

I clienti tipo non sono turisti, bensì abitanti di Barcellona che desiderano customizzare la propria fissa, comprare delle meccaniche e così via. Curiosando, notiamo una delle prime biciclette a montare un cambio Campagnolo, un pezzo vintage di grande valore, che ammiriamo in un silenzio quasi religioso. Oltre alla storica marca, si possono trovare nuove sperimentazioni di giovani costruttori italiani, vari pezzi di modernariato e gli ultimi modelli di Create, accanto a sedute e campanelli in tutte le tonalità pantone. «In negozio ci sono molte marche italiane perché abbiamo diversi amici nel vostro Paese. Inoltre, in Italia avete una cultura della bicicletta che non abbiamo qui in Spagna», continuano i nostri ospiti, «Non abbiamo i costruttori, non abbiamo le stesse industrie che c’erano 40 anni fa e non abbiamo il vostro acciaio».

Quando usciamo, notiamo di fianco al negozio di bici Last Tango, negozio di street wear che vende pezzi unici e non di stilisti emergenti e designer locali. Troviamo qui dentro la Zebra Map, una cartina il cui scopo è consigliare ristoranti, locali e negozi particolari di Barcellona: un’occhiata veloce e ci dirigiamo verso Portal Nou, 20, dove ci fiondiamo da Lolita Bakery. La storia di questo negoio è quella di alcune amiche in vacanza che, sulla spiaggia, parlano di progetti futuri: una sogna di diventare pasticcera, una è architetto e l’altra si è appena laureata in Economia e Commercio alla Bocconi. Con queste premesse, gli ingredienti per il successo sembrano perfetti: una di loro si occupa della parte amministrativa, una di quella della preparazione delle ricette (molte quelle prese dalla tradizione e recuperate dal libro della nonna), l’ultima dell’arredamento e della parte grafica. Attualmente, dopo solo due anni di attività, il trio ha all’attivo due locali aperti, uno nel quartiere de El Born e l’altro vicino a La Pedrera.

Prima dell’ultima serata del festival, che sarà sconvolta da un live dei Justice, ci ricordiamo come sia semplice incappare in artisti di strada dalle doti straordinarie: oggi siamo rapite da alcuni suonatori di Hang. Questa è la Barcellona che amiamo: intrisa d’arte e di storia, in grado, ogni volta, di farci sentire al centro di un universo unico.

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Samantha Colombo & Martina Pini

La foto in alto e in homepage è stata scattata da Emilio Pereira a Barceloneta.

Se siete in partenza per Barcellona, NBM ha pubblicato una guida XS alla città in PDF da stampare, piegare e infilare in tasca: