Sono due le espressioni che, più di altre, leggiamo ripetute tra le pagine delle nostre guide australiane: ‘laid back’ e outback. Simili solo nel suono che fanno quando escono dalle nostre bocche, definiscono l’attitudine rilassata degli australiani e quelle regioni remote, deserte e quasi inaccessibili che rendono così affascinante il continente australiano.

È a queste due espressioni che penso quando, presto di mattina, prendiamo il nostro primo treno australiano in partenza da Cairns e diretto a Townsville: 7 ore di viaggio sul Sunlander, una linea che collega, con placida lentezza, il nord tropicale all’umida Melbourne. Il treno parte una sola volta al giorno (escluse le domeniche e i lunedì), i bagagli si possono portare in carrozza o depositare in un vagone riservato, i bambini – che debbano partire o salutare qualcuno in partenza – sono visibilmente eccitati e saltellano sulla banchina per ingannare l’attesa. I nostri compagni di scompartimento si presentano con ciabatte, cuscini, provviste e coperte per affrontare la parte notturna del viaggio. Noi, più sprovveduti, abbiamo a malapena una sciarpa per ripararci dall’aggressivo attacco dell’aria condizionata e ci limitiamo a sederci con gli occhi fissi al finestrino, pronti a scoprire l’Australia in treno.

Ma la partenza, immaginata come una qualsiasi partenza in treno, si rivela più incerta di qualsiasi altra: ci avviamo con lentezza, ci fermiamo subito, prendiamo le curve con estrema cautela e vediamo il paesaggio scorrere a rallentatore. Mentre impazienti speriamo di acquistare velocità – perché del treno è bello anche il ritmo incalzante con cui taglia i paesaggi – veniamo accolti dal controllore, che sfoglia distrattamente i nostri East Coast Discovery Pass mentre chiacchiera, scherza con i bambini e prende in giro gli sfortunati ‘topi di città’ che dovranno scendere a Sydney o Melbourne.

Dal finestrino, l’Australia tropicale del Queensland del nord sembra solo il verdissimo atrio di un continente troppo grande da immaginare: se i binari della Nuova Zelanda facevano da guide turistiche silenziose, conducendomi fin dentro ogni paesaggio, e se i treni degli Stati Uniti trasmettevano sui loro finestrini immagini familiari perché riprese da migliaia di film, i vagoni del Sunlander sembrano spioncini attraverso cui vedere solo una minuscola porzione di un territorio che non è mai qui, ma là dietro, come la parola outback suggerisce. Mi aspettavo terre rosse, paesaggi sconfinati e cieli incontenibili, mi ritrovo nella porzione più popolata del continente, circondata da esseri umani dai mille volti diversi e da città ferme agli anni ’80, come Townsville, o immerse negli anni ’60, come Byron Bay.

TOWNSVILLE: la nostra prima tappa, è citata sia dalla Tiger Air – che ci ha portati in aereo da Melbourne a Cairns – sia dalla Lonely Planet, come la città emergente della East Coast. Ma quella che ci appare quando – lasciati i bagagli alla Civic Guest House, l’ostello più pulito d’Australia – ci incamminiamo tra le sue vie, è una città semi-abbandonata, dall’architettura anni ’80 che deturpa non solo il centro ma anche la bellezza di Castle Hill, un incredibile monolito di granito rosa che svetta alle spalle del centro. A salvare Townsville sono solo il birrificio locale (The Brewery), lo Strand, una lunga passeggiata lungo la spiaggia che percorriamo più volte di corsa a tarda sera, e Magnetic Island, un’isola a 30min di distanza dalla città dove dormiamo una sola notte, ospiti dell’Arcadia Beach Guest House. Maggie Island, nel suo essere così piccola, racchiude al suo interno sentieri che portano a punti panoramici mozzafiato, spiagge dall’acqua cristallina e animali d’ogni tipo, inclusi wallaby, squali e serpenti che si infilano ostinatamente nelle auto dei turisti in visita.

HERVEY BAY: per arrivare a Hervey Bay, come in molte altre località marittime della East Coast, bisogna scendere dal treno nell’entroterra, in questo caso a Maryborough West, e prendere un autobus fino alla costa. Anche Hervey Bay, con la sua spiaggia in perenne bassa marea, ha l’aspetto di una località di mare passata di moda qualche decennio fa. Sono pochi i turisti, ma siamo in bassa stagione, e il lungomare si popola di esperti di barbecue e famiglie in tenuta da picnic solo durante il Labor Day. Ci fermiamo qualche notte all’ostello Flashpackers, l’unico motivo è la gita in giornata a Fraser Island, l’isola di sabbia più grande al mondo e patrimonio mondiale dell’umanità. Ci andiamo di malavoglia con un tour organizzato che si ferma frettolosamente per un bagno al Lake McKenzie, al relitto della nave da crociera Maheno e su fino al panorama mozzafiato di Indian Heads e alle Champagne Pools, piscine di roccia dove troppi turisti si bagnano per sfuggire al caldo di un insolito autunno. All’andata e al ritorno, incrociamo qualche dingo che ci guarda perplesso e sospettoso. Fino a qualche anno fa si erano riprodotti a tal punto che l’isola era diventata a tutti gli effetti loro.

BRISBANE – BYRON BAY: da Hervey Bay a Byron Bay il viaggio è lungo e pieno di cambi: ci fermiamo in autobus a Maryborough West, aspettiamo il treno in ritardo di un’ora e lasciamo che ci porti fino a Brisbane, che visitiamo svogliatamente per 2 ore, in attesa del Greyhound notturno che ci porta prima a Casino (nomen omen) e poi da lì fino a Byron Bay. Arriviamo alle undici di sera e sulla soglia dell’Amigos B&B ci aspetta la proprietaria Anny, che sarà tanto ospitale da farci sentire a casa anche all’altro capo del mondo. Byron Bay è un paese di 4mila abitanti che diventano oltre 40mila d’estate, quando famiglie, gruppi di amici e viaggiatori da ogni parte dell’Australia e specialmente da Sydney si riversano sulle sue spiagge. E a ragione. Abbracciato da un faro e da una spiaggia divisa in tre lunghi frammenti, di cui uno dedicato (e consigliato) solo ai surfisti, il paese è abitato da surfisti, hippie e cantautori in eguali proporzioni. I mercati bio sono, assieme ai negozi di medicina alternativa, l’attrattiva principale. Noi ci limitiamo a correre di sera fino al faro, a visitare il mercatino del giovedì dove facciamo scorta di pomodori bio, basilico e pane francese appena sfornato e ad andare al cinema Dendy per il thriller (australiano) Wish You Were Here. Rimaniamo 3 notti ma avremmo voluto fermarci di più.

SYDNEY: il ben più veloce ed efficiente CountryLink notturno ci porta, con scompartimenti deliziosamente anni ’80, hostess a bordo e colazione calda servita alle 5 di mattina, fino a Sydney, dove arrivamo alle 7 di domenica, quando ancora tutta la città dorme, autobus inclusi. Il 395 che ci porta a Maroubra Beach taglia tutta la città e ci lascia, ancora assonnati, di fronte a una spiaggia mozzafiato, spazzata da vento forte che regala ai surfisti, già in acqua, onde gigantesche, almeno per una come me, cresciuta in Riviera Romagnola. Trascorro la prima giornata a Maroubra con i postumi di una brutta sinusite, le altre due che abbiamo a disposizione, le passiamo in moto tra le spiagge a sud della città (Maroubra, Coogee, Bronte, Bondi) e a piedi in un centro ‘storico’ dichiaratamente yuppi, reso piacevole solo dalla presenza costante del mare e dai Royal Botanic Gardens. Lasciamo Sydney alle otto di sera, sul treno notturno che ci porterà in quasi dieci ore a Melbourne.

MELBOURNE: Torniamo a Melbourne in un weekend più freddo, con più tempo e curiosità rispetto alla prima volta, quasi un mese fa. E torniamo a St. Kilda perché il quartiere ci aveva conquistati con il suo luna park inizio secolo e perché l’ostello Base Backpackers è uno dei più convenienti e belli della città. Negli ultimi tre giorni che passo in Australia girovaghiamo tra le vie di Fitzroy, con il naso all’insù tra murales e graffiti, ci concediamo una cena come si deve da Rococo, visitiamo il Queen Victoria Market e camminiamo tanto, come a voler lasciare le ultime impronte in una terra lontana che non rivedremo tanto presto. Rispetto a Sydney, Melbourne è riuscita a trasformare palazzoni privi di interesse in esperimenti artistico-architettonici da cui spuntano nuvole verdi, vetrate e muri per scalatori urbani. Di tutte le città australiane in cui ci fermiamo, è quella più armonica, dove convivono quartieri nordici, spazi artistici, moltissime aree verdi e un porto in rinascita.

Il viaggio in treno, lungo e con ritmi non nostri, forzati da orari, ritardi e percorsi non proprio ottimali, si è rivelato una lunga anteprima, di quelle che ti svelano quasi tutti i colpi di scena di un film, ma lasciano alla pellicola intera le scene più importanti. La costa orientale dell’Australia assomiglia più a un parco giochi in stile Italia in miniatura che all’Australia reale. Come posso dirlo? È solo un’impressione. Quella d’aver esplorato la parte più patinata di un continente talmente vasto da non poterne contenere non solo i paesaggi, ma nemmeno il pensiero. Un mese da Cairns a Melbourne è stato come un lungo giro in giostra, in cui solo a tratti e per brevi attimi sono riuscita a incrociare le storie e i vissuti di chi, quel paese, lo vive, con tutte le contraddizioni, le stranezze e le peculiarità del caso.

Coordinate: l’East Coast Discovery Pass con cui abbiamo viaggiato da Cairns a Melbourne può essere acquistato online o in qualsiasi stazione ferroviaria australiana. A noi è stato offerto da Queensland Rail e da CountryLink, le due compagnie ferroviarie che collegano Cairns a Melbourne. Alcuni ostelli, come Base Backpackers, permettono di acquistare il pass in combo con 10 notti in ostello, con uno sconto sulla tariffa standard. Due settimane per percorrere l’intera tratta sono decisamente poche, considerata sia la lentezza dei treni locali sia la loro frequenza e la scarsità di collegamenti tra le fermate ferroviarie e le città sulla costa. Detto questo, visitare la East Coast in treno può essere contemporaneamente più conveniente del noleggio di un auto/minivan e interessante: ci siamo trovati a viaggiare con famiglie di aborigeni, vecchiette armate di uncinetto e cowboy con tosse grassa, molto grassa.

Da Cairns a Melbourne abbiamo dormito e ci siamo trovati bene a: Cascade Gardens (Cairns), Civic Guest House (Townsville – con trasporto gratis da/per stazione autobus & treni), Hervey Bay Flashpackers (trasporto gratuito da/per stazione degli autobus), Amigos B&B (Byron Bay), nell’appartamento offertoci da Marco, amico di Roberto, a Sydney e al Base Backpackers di Melbourne.

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Le foto e il video pubblicati in questo articolo sono di Roberto Vincitore.