Quando chiede “che giorno è oggi” ai suoi compagni di viaggio – trasformati temporaneamente in cavie da documentario, Brooke Silva-Braga ottiene sempre la stessa risposta: un silenzio imbarazzato, gli occhi che si alzano al cielo e una risposta incerta. Generalmente sbagliata.

Chi viaggia a lungo, e lo fa senza lavorare, perde la cognizione del tempo. La settimana diventa una lunga serie di sabato. Ecco da dove nasce il titolo di A Map for Saturday, un documentario autoprodotto da un produttore TV che decide di comprare un biglietto per il giro del mondo e di mettersi in viaggio. Per un anno. 365 giorni filmati con la morbosità di un reporter che non si sottrae nemmeno quando deve raccontare di bagni pubblici, di storie d’amore durate un continente o dell’imbarazzo del dover spiegare a un commerciante nepalese perché un lavoro alla HBO non era abbastanza. Perché doveva partire.

Girare un film di viaggio su quella categoria di viaggiatori che partono con lo zaino in spalla per uno o più anni non è una cosa semplice: i long-term travellers vengono guardati o con adorazione o con derisione, da chi pensa che viaggiare sia un privilegio riservato a chi ha soldi in abbondanza e tempo da perdere. Così anche io ho iniziato a guardare AMFS con il sopracciglio ben alzato, pronta a fare i conti con un filmino delle vacanze e non con un documentario da aggiungere a NBMovies, il nostro database di film di viaggio.

Invece, A Map for Saturday si è rivelato una riflessione quasi raramente banale sul mondo dei long-term travellers. Ma anche, e soprattutto, sul desiderio degli esseri umani di viaggiare, sul bisogno di spostarsi e sull’importanza del concetto di casa. La storia è quella (ovviamente vera) del produttore TV Brook Silva-Braga che, nella speranza di liberarsi della smania di viaggiare, decide di partire, facendo tappa in Australia, Thailandia, India, Nepal e America Latina.

Gli ostelli, i compagni di viaggio, la continua sensazione di essere in vacanza e il senso di spaesamento sono i protagonisti, assieme a reazioni contraddittorie, legami che durano qualche ora e città come compagne di viaggio. Incuriosità dall’ingenuità e dall’onestà di A Map for Saturday, ho scritto a Brook e lui ha accettato di rispondere a qualche domanda. Ecco le sue risposte:

NBM: Perché hai deciso di partire e cosa ti ha fatto tornare a casa?

B: All’epoca lavoravo come produttore televisivo e mi mandarono in Asia per un lavoro. Una volta lì, ho incontrato molti ragazzi in viaggio da mesi e l’eccitazione per l’avventura che stavano vivendo mi convinsero che avrei dovuto fare la stessa esperienza prima che la vita e il lavoro avessero la meglio. Così, comprai un biglietto aereo per il giro del mondo valido per un anno. Alla fine di quell’anno il biglietto diceva che era ora di tornare a casa e la cosa mi stava bene, perché volevo concludere A Map for Saturday e sapevo che avrei viaggiato ancora.

NBM: A un certo punto del documentario dici che hai deciso di partire perché volevi liberarti di qualcosa. Ha funzionato? Di cosa volevi liberarti?

B: No, non ha funzionato e credo che valga anche per altri viaggiatori. Pensavo che facendo un viaggio come il giro del mondo e vedendo un sacco di posti la curiosità di vedere il mondo si sarebbe ridotta. Ma il mondo è davvero enorme e più posti vedi più ne vorresti vedere. In più, l’eccitazione del viaggio può essere come una droga di cui chi viaggia per mesi e mesi non può fare a meno, anche una volta tornati a casa.

NBM: Come ti ha cambiato il viaggio, se ti ha cambiato?

B: Il viaggio mi ha cambiato, mi ha reso una persona meno attaccata ai beni materiali e ancora oggi sono meno attaccato ai soldi e alla carriera rispetto a prima del viaggio.

NBM: Ci sono suggerimenti che daresti a chi volesse partire per un viaggio simile al tuo? 

B: L’inerzia è una forza non da poco e si trovano sempre buoni motivi per non partire. Il mio consiglio è: partite. Conosco poche, pochissime persone che rimpiangono di essere partiti e molte, anzi moltissime, che continuano a pensare che partire sia stata la decisione migliore mai presa nella loro vita.

NBM: La tua visione del mondo è cambiata dopo il viaggio?

B: Non è una domanda semplice questa. Ciò che è cambiato è intangibile e difficile da condividere, ed è speciale proprio per questo. Posso paragonare l’India e il Brasile alla Cina in modi che non possono essere compresi leggendo semplicemente un giornale. Ho amici in ogni continente (escluso l’Antartide) e anche questo mi ha donato una prospettiva speciale sul mondo. Il miglior souvenir che porti a casa da un giro del mondo è proprio questo nuovo modo di vederlo, il mondo.

NBM: Qual è il consiglio pratico migliore che ti senti di dare a qualcuno che vuole partire per un giro del mondo?

B: Quando stai organizzando un viaggio impegnativo come questo, ti trovi a creare liste di cose da fare prima della partenza. Ma mano a mano che la partenza si avvicina realizzi che non riuscirai mai a fare tutte quelle cose. A quel punto, non farti prendere dal panico. Dopo le prime due settimane di viaggio realizzerai che quella lista non era così importante dopotutto.

NBM: Stai girando altri documentari?

B: Dopo A Map for Saturday ho girato One Day in Africa e The China Question, ma al momento mi sto concentrando su reportage per la TV.

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 A Map for Saturday è acquistabile online sul sito ufficiale del documentario.