Andando in libreria, o consultando siti come Amazon o Ibs, è possibile trovare guide turistiche per quasi tutti i Paesi del mondo. Quasi, perché non tutte le nazioni ne hanno una. Non per mancanza di dovizia, o perché nessun editore l’abbia ritenuta adeguatamente interessante, ma perché ci sono Stati particolari, “Stati d’eccezione”, come li chiama Graziano Graziani. Cosa sono? Piccoli stati autoproclamati, nazioni dai nomi pittoreschi e bizzarri e dalle radici iperboliche. Il termine esatto per indicarli è “Micronazioni” e di cosa precisamente si tratta lo sintetizza nell’introduzione al volume lo stesso Graziani: “in qualche caso vere e proprie anomalie statuali, in qualche altro caso di ingegnose dimostrazioni a sfondo politico contro la propria (ex) nazione di appartenenza. Alcuni di questi paesi sono stati inventati di sana pianta come progetti artistici, altri derivano da controverse ricostruzioni di antiche eredità dinastiche, o da tentativi di forzare il diritto internazionale per far scaturire un interstizio nel quale proclamare la propria, insindacabile, sovranità. Ma ciò che le accomuna tutte è la ricerca irriducibile, a volte surreale, di autonomia e indipendenza.”

Queste minuscole utopie restano quindi spesso tra i pochi “Paesi” inesplorati del mondo e difficilmente i loro timbri compariranno in qualche passaporto. Il libro di Graziani è un utile saggio per conoscere queste realtà e le loro storie, spesso una molto diversa dall’altra, visto che differenti sono le radici da cui hanno preso vita. Graziani si concentra sulle storie anomale “quelle che mettono in luce una delle mille contraddizioni e assurdità di cui sono fatte le relazioni tra Stati, che la maggior parte della popolazione mondiale considera normali solo perché viene attribuito loro il nome di ‘politica internazionale’.”

Graziani ne passa in rassegna una dopo l’altra, partendo da Talossa, fondata dal tredicenne Robert Ben Madison nel 1979, quando proclamò la sua camera da letto stato indipendente, e passando a “isole felici” come il Principato di Sealand, una “piattaforma” in mezzo al mare creata durante la Seconda guerra mondiale, quando una chiatta venne rimorchiata sopra la secca di Rough Sands, e occupata, più di venti anni dopo, dalla famiglia di Paddy Roy Bates e dai suoi compagni.

Ci sono poi vere e proprie “anomalie storiche” (come il comune di Seborga, in provincia di Imperia, dove, a partire dagli anni ’50, alcuni membri hanno rivendicato un’indipendenza dalla Repubblica Italiana, ritenendo non valida l’antica annessione al regno di Sardegna) e quartieri che rispondono a leggi diverse da quelle della città in cui si trovano, come lo storico Christiania, un’oasi verde nel bel mezzo di Copenaghen, assolutamente da visitare per chiunque passi da lì.

Piccoli stati fantasiosi che nascono da cavilli, eccezioni o dall’ardita fantasia dei loro creatori, e che per qualche motivo, in un caso diverso dall’altro, sono riusciti ad avere una risonanza mediatica in grado di sancirne una seppur precaria esistenza.

Paolo Bottiroli

InfoGraziano Graziani
Stati d’eccezione. Cosa sono le micronazioni
Edizioni dell’Asino
275 pagine 

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La foto in alto e in homepage è stata scattata a Copenhagen da Eddie Codel