Tu guarda le cose che si imparano anche solo studiando una carta geografica. E di carte geografiche ne abbiamo studiate a chilometri quadrati, in questi ultimi giorni. Siamo a soli “meno dieci” dalla partenza. La Gengis Khar ha fatto la sua ultima revisione, pagato anche il bollo, sistemato l’assicurazione, il passaggio di proprietà e le altre burocrazie. Adesso è tutto a posto e la nostra Ford Escort può liberamente circolare per le strade. Che emozione metterla in moto e farla finalmente uscire dal garage dell’azienda di Lainate dove lavora Angelo!

La prima tappa è stata Ferrara, dove vive Grazia. “Venite da me – ci ha invitato l’unica donna del team – che ho organizzato una presentazione del nostro viaggio con gli amici dell’associazione PortAmico con la quale lavoro”. Un’opportunità da non perdere, sia perché l’associazione PortAmico conta numerosi migranti provenienti proprio dai Paesi che dovremo attraversare, sia perché era l’occasione giusta per sistemare gli ultimi dettagli del viaggio dopo le erculee fatiche per procurarci i visti necessari a varcare le frontiere. fatiche non ancora concluse, per la verità. L’impossibile visa tajiko, che in Europa lo rilascia solo l’ambasciata di Londra, ci siamo rassegnati a chiederlo a Tashkent. Sperando in bene…

Per preparare nei dettagli il viaggio, avevamo deciso di dividere l’intero percorso in cinque tratte:

1) Milano – confine Serbo/Rumeno

2) Romania e Moldavia

3) Ucraina e Russia

4) Kazakistan e Uzbekistan

5) Tagikistan e viaggio di ritorno

Ogni membro del team ha preso in carica una di queste tratte con il compito di studiare i percorsi, valutate i giorni di permanenza, informarsi sugli hotel, sulle cose da vedere, sul cambio. L’invito a Ferrara aveva lo scopo di…unire i puntini, come nel famoso gioco enigmistico, per vedere cosa ne saltava fuori. E la figura che ne è saltata fuori assomiglia in tutto e per tutto ad un bel punto di domanda. Le certezze si fermano sulla frontiera con la Romania. Poi è tutto un “vediamo coma va”. Gli amici rumeni che abbiamo incontrato a Ferrara, grazie all’associazione PortAmico ci hanno messo in guardia. “La strade non sono come da voi. Si viaggia lenti. Se trovi un carretto trainato da cavalli ti tocca accodarti per chilometri. E poi le regole cambiano di giorno in giorno…”. Si può passare il confine a Galati ed entrare in Ucraina dal sud? Ecco una domanda cui nessuno ha saputo darci una risposta. Secondo alcuni siti, anche quelli ufficiali del governo rumeno, pare che il traghetto sia riservato ai residenti. Su alcune mappe c’è pure una strada indicata. “Ah, sì l’ho vista anche io – ci ha assicurato uno degli amici rumeni che, tra l’altro, lavora proprio come autotrasportatore – ma è rimasta solo sulla mappa. Devono ancora costruirla!”

Hai capito? Da queste parti prima disegnano le strade sulle cartine e poi – se va bene – le costruiscono!

Ma è ancora più preoccupante il rovescio della medaglia: le cose cioè che non sono inserite nelle mappa ma che nella realtà dei fatti esistono. Volete un esempio? Alzi la mano chi conosce la Transnistria. Pochi scommetto. Neppure noi ne sospettavamo l’esistenza. E se il nome già vi pare inquietante, aspettate di leggere le poche notizie che abbiamo trovato su questo stato fantasma spulciando su siti come Peacereporter. “una sottile striscia di territorio moldavo che si estende tra la sponda est del fiume Dniester e il confine ucraino – si legge -.  La Transnistria è “uno Stato fantasma. Ha una sua bandiera, un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento, una sua moneta, un suo esercito, una sua polizia. Ma nessun paese al mondo ne riconosce l’esistenza”. Uno Stato dove la parola “democrazia” si scrive con la maiuscola, considerando che il presidente in carica vitalizia è stato eletto con ben il 103% dei voti validi. Miracoli della matematica! La Transnistria si è dichiarata indipendente nel ’91 tra il menefreghismo della comunità internazionale e l’incapacità di reazione della Moldova che non ha neppure un esercito vero e proprio (non per amore della pace, ma perché se lo sono venduto). La Transnistria rimane così l’unico Stato ex Urss ancora dichiaratamente leninista, tra sventolio di falci e martelli, e statue a Marx, Lenin e Stalin ma, avverte Peacereporter, “dietro la vernice rossa del veterocomunismo si nasconde il vero potere: la mafia russa, che ha trasformato questa repubblica in un paradiso del contrabbando di droga, petrolio, alcool, sigarette e soprattutto armi. Dalle vecchie fabbriche di Tiraspol, tutte di proprietà della Sherif, escono pistole Makarov, mitragliette Policeman, lanciamine Vasiliok, lanciagranate Gnom e Spg9, lanciarazzi anticarro Rpg7, razzi Bm 21 Grad, missili portatili Duga. E dio solo sa che fine hanno fatto i razzi Alazan con testata a isotopi radioattivi che fino a qualche anno fa erano piazzati all’aeroporto di Tiraspol o, peggio ancora, le enormi quantità di sostanze chimiche e radioattive un tempo stoccate nei locali magazzini militari dell’Armata Rossa”. Qualche ingenuo potrebbe domandarsi come la comunità internazionale possa tollerare l’esistenza di un tale “Stato Canaglia” senza che qualcuno proponga contro la Transnistria anche solo un centesimo delle sanzioni che   ancora oggi continuano ad impoverire Cuba. La risposta è semplice. La Transnistria è utile quanto, e forse anche più della Svizzera: in questa sottile strisci di terra distesa lungo il confine moldavo ucraino vengono a rifornirsi, come ad in un gigantesco “discount”, i dittatori, i servizi segreti più o meno deviati, le mafie e i gruppi terroristici di tutto il mondo. Anche la Transnistria ha un suo perché. Per noi della Gengis, che non siamo mafiosi e neppure in combutta con la Cia, questo staterello delle banane è meglio se ce lo evitiamo. Anche soltanto per non pagare visti e tangenti – che in queste frontiere sono la regola –  a dittatori e mercanti d’armi. Non per niente tra i tanti loghi che a Ferrara ci siamo divertiti ad appiccicare sulla nostra auto, assieme a quelli della Silk Road Race, degli amici di NoBordersMagazine, di PortAmico e delle altre associazioni che ci accompagneranno idealmente lungo la nostra Via della Seta, c’è anche la bandiera arcobaleno della pace. Non è una concessione modaiola. Noi crediamo davvero che un altro mondo, un otro mundo per dirla con gli zapatisti, sia possibile. Un mondo senza mafie, dittatori e mercanti d’armi.

Riccardo B.  – Gengis Khar Team

la foto in copertina è di sugarmelon.com