Dopo Ranulph Fiennes, torniamo a parlare di esploratori con uno sguardo alle donne che hanno fatto la storia dell’esplorazione polare. La prima che citiamo è Monica Kristensen Solås, glaciologa, metereologa ed esploratrice a cui la Royal Geographic Society ha assegnato nel 1989 la prestigiosa medaglia d’oro per il suo eccezionale contributo alle scoperte scientifiche in Antartide. La medaglia era stata assegnata a una donna l’ultima volta nel 1942. La donna era Freya Stark.

La ricerca scientifica più dell’avventura e della competizione è ciò che ha mosso la Kristensen nei suoi anni ‘polari’. La sua carriera è iniziata subito dopo la laurea in matematica e fisica, quando trascorse 2 anni a osservare le aurore boreali sulle Isole Svalbard.

Considerata la ‘regina delle nevi’ nella sua Norvegia, dove è nata, “la Kristensen smentisce tutti gli stereotipi sul duro esploratore polare segnato dal gelo. Ma il suo fascino femminile nasconde un’incredibile forza interiore, superiore a quella di molti viaggiatori polari moderni che preferiscono brevi flirt con il mondo dei ghiacci […] Monica conosce bene la paura, che i suoi colleghi maschi provano un po’ meno o forse sono meno disposti ad ammettere. «La paura peggiore non è quella che si prova sul momento. Sì, qualche volta sono caduta nei crepacci, non erano crepacci molto profondi, erano di quelli da cui si può uscire aggrappandosi ai bordi con le braccia, ma tutto succede troppo rapidamente. Ci sono state altre volte in cui siamo stati a lungo in pericolo»’.*

Come quando, tra il 1986 e il 1987, Monica è stata a capo di una spedizione verso il Polo Sud. Attraversata la Banchisa di Ross, la spedizione seguì il percorso su slitte trainate da cani risalendo il ghiacciaio Axel Heiberg e arrivando, dopo 39 giorni, alla latitudine di 86° S. Avendo privilegiato la ricerca scientifica a spese della velocità, arrivarono a quel punto, a circa 400km dal Polo, in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Allora la Kristensen prese la decisione più difficile e sofferta: quella di tornare indietro, per  non mettere a rischio la vita dei compagni e dei cani.

[*il virgolettato nel terzo paragrafo è tratto dal libro fotografico Volti Polari edito da DeAgostini]