Un controllo documenti, due piani di scale, un treno e si arriva. Il tutto dura circa quaranta minuti. La massima comodità accompagnata dalla migliore cortesia. Una passeggiata nel paese del “yes, please” e del “no, thanks”.

La stazione ferroviaria di Brighton, per buona parte in legno, risale al 1841 e la collega efficientemente con Londra, Bristol, Southampton, Portsmouth e altri centri più piccoli. Usciti, si imbocca a piedi una strada che punta verso il mare. Il quartiere è grigio, non c’è nulla da vedere. Si incontrano, però, i caratteristici bus rossi a due piani, più di duecento mezzi diventati icona di Brighton, che permettono di spostarsi rapidamente per tutta la città. Dopo circa 10 minuti di cammino si arriva a Churchill Square. Uno shopping centre a due piani, numerosi pub, i più disparati negozi e diverse scuole d’inglese vanno a formare il punto di ritrovo per eccellenza di giovani e meno giovani. A differenza di Londra, la popolazione qui ha un’età varia e si respira un clima decisamente più inglese.

Scendendo verso il mare si incontrano Queen’s Road – la via delle discoteche – e The Lanes – un quartiere pedonale costituito da piccoli negozi e numerosi ristoranti “italiani”. Queen’s Road, assieme al seafront, racchiude la night life di Brighton: ogni notte migliaia di giovani si divertono organizzando feste a tema in club che permettono di ubriacarsi con poche sterline.

Proseguendo verso sinistra, sempre sul lungomare, si incontra il Brighton Pier, un pontile in legno lungo 524 metri pieno di attrazioni. Al termine, un’enorme giostra vi lancia a velocità stratosferiche a 30 metri d’altezza. Lungo il Pier, inaugurato nel 1899, infiniti cartelli consigliano di non dare cibo  ai gabbiani, perché potrebbero diventare aggressivi e rubarvi gelati e donuts dalle mani. Nelle giornate di sole, la gente corre in spiaggia per rilassarsi, socializzare e praticare sport all’aperto. Sedersi sui piccoli sassolini rotondi della spiaggia e godersi un po’ di  solitudine è praticamente impossibile.

Continuando la passeggiata e lasciando il Pier alle spalle, incontriamo Kemptown. Si tratta del quartiere gay per eccellenza e tutti i locali in zona sono ideati per un pubblico gay-friendly. Brighton viene considerata la capitale gay d’Inghilterra e ogni anno si svolge un coloratissimo Gay Pride.

Ritornando verso il centro, si incontra una struttura alquanto originale, dall’architettura che ricorda l’India. È il Royal Pavilion, costruito nel finire del 1700, che voleva essere la residenza estiva reale, ma non è mai stata tale. Edificio stravagante, stonerebbe in qualsiasi città, non a Brighton. Alle spalle del Royal Pavilion, un piccolo parco e un bellissimo museo gratuito che racconta la storia e la vita sociale della città. Molto interessante la parte sui Mod e sui Rocker, due subculture giovanili degli anni ‘50/’60 scontratesi svariate volte. L’invito è a vedere il film Quadrophenia per capire meglio l’importanza sociale del fenomeno.

La zona cittadina più legata a queste dinamiche è ancora oggi “The North Laines”, un insieme di piccole vie con negozi che vendono vestiti vintage o ripropongono smart dress indossati dai Mod. Non mancano i pub, che organizzano serate a tema con DJ set e la tipica musica ascoltata dai Mod (soul afro-americano, ska jamaicano, beat inglese, etc.).

Ogni domenica mattina, nel quartiere di Marina, apre i battenti un mercatino delle pulci in cui comprare qualsiasi tipo di oggetto. Bisogna però alzarsi presto perché inizia verso le 5-6 e le occasioni sono per i primi arrivati.

Brighton è una città variopinta e ogni angolo mostra aspetti sorprendenti. Si passa dal pub pieno di Mod in giacca e cravatta, al club stipato di giovani ubriachi, fino ad angoli in cui manciate di ragazzi provano a suonare un po’ di musica indie con solo chitarra e voce.

Le scuole d’inglese (alcune propongono anche corsi gratuiti) fungono da centro nevralgico dove instaurare nuove amicizie e conoscere gente da ogni parte del mondo. Brighton è sicuramente un’ottima meta per chi desidera imparare l’inglese senza incontrare troppi italiani, soprattutto nel periodo invernale e primaverile. E’ altrettanto interessante per chi vuole passare una settimana in una città tranquilla, vicino a Londra e alle meravigliose scogliere bianche del Sussex.

Nessun difetto? Sì: quasi fosse una maledizione, tutti i giovani se ne vanno raggiunto l’obiettivo per cui erano arrivati. C’è chi si laurea, chi ha imparato l’inglese, chi conclude il soggiorno studio, chi lascia il ragazzo o la ragazza proveniente dall’altra parte del mondo e chi semplicemente ha vissuto, di Brighton, tutto quello che c’era da vivere. Dopotutto, Brighton è il paese dei balocchi, chi ci vivrebbe?

Paolo Rinaldo