Poche altre cose possono rovinare un viaggio come il compagno o i compagni sbagliati. C’è chi, per dribblare il problema, sceglie di viaggiare da solo (e abbiamo consigli anche per il viaggiatore solitario). Ma le solitarie sono difficili e viaggiare con altre persone ha tanti vantaggi. Quindi, la domanda diventa una sola: come scegliere il compagno di viaggio? Io ho viaggiato con: genitori, parenti di primo grado, migliori amici, compagni di università, fidanzati, conoscenti e sconosciuti. Non tutti i viaggi sono stati belli, alcuni sono stati indimenticabili, alcuni sono stati rovinati proprio dall’incompatibilità con i compagni di viaggio. Negli anni, alcune lezioni le ho imparate, altre le sto ancora imparando. Ecco qualche personalissimo consiglio.

I GENITORI: premesso che non c’è niente di male nel viaggiare con i propri genitori, anzi, il problema più grosso è che, volenti o nolenti, una volta in vostra presenza tenderanno sempre ad attivare la modalità genitore e voi, di conseguenza, la modalità figli. In questo caso la distanza e la chiarezza sono fondamentali, così come la capacità di dire alla mamma che vuole andare a dormire presto che noi preferiamo berci una birra, e ci si vede domattina a colazione.

I FRATELLI E LE SORELLE: rientrando nella categoria delle sorelle minori che idolatravano il fratello maggiore per la quantità di viaggi esotici fatti, ho sempre vissuto la possibilità di viaggiare con lui come un privilegio.  Partire con un fratello più grande – ma forse anche con uno più piccolo – è come partire con i genitori, ma non in modalità genitori: c’è l’intimità di una persona di famiglia, con cui certe formalità si possono evitare, ma c’è anche il sano menefreghismo che non scatta mai con amici e fidanzati. C’è la possibilità di essere se stessi nel senso più vero (e anche spiacevole) del termine senza il problema di risultare sgradevoli, perché i fratelli conoscono anche la nostra sgradevolezza. E poi, di punto in bianco, c’è anche che se vuoi andare a vedere un concerto e non c’è nessuno che ti accompagna, i fratelli sono quelli che ti dicono ‘ci vengo io’. E ci vengono.

I COMPAGNI: il viaggio con il proprio o la propria compagna è la prova del nove per qualsiasi relazione, se si vuole testare una relazione con la prova del nove. Altrimenti si può evitare il test da Top Girl e gestire il viaggio esattamente come si gestisce la relazione nel quotidiano: aiutandosi a vicenda, lasciando spazi e tempi, ascoltando l’altro – anche quando l’altro non apre bocca – e considerando del tutto normale l’eventualità che il proprio compagno  non voglia fare esattamente tutte le cose che vogliamo fare noi. Ciò che emerge da un viaggio a due è la versione amplificata della vostra relazione: fateci i conti come ci fareste i conti a casa.

I MIGLIORI AMICI: paradossalmente, sono i migliori amici quelli con cui ho avuto più problemi in viaggio. L’amicizia profonda non si basa, necessariamente, su stili di vita simili o su modalità di viaggio condivise, anzi. Quindi non è detto che viaggiare con i più cari amici sia a prova di fallimento. Una volta ho litigato – e a 5 anni di differenza non so ancora spiegare perché, un’altra volta ero terrorizzata all’idea di confessare alla mia migliore amica che c’erano un paio di cosette che non stavano funzionando nel nostro viaggio scozzese. Quando l’ho fatto, alla stazione degli autobus di Edinburgo, lei mi ha spiazzato rispondendo: “hai ragione”. Da quel momento le cose sono ritornate a funzionare, grazie a un tacito accordo di sincerità reciproca che manteniamo tutt’ora.

GLI AMICI: Jacopo scriveva una volta che viaggiare in 3 può essere pericoloso per gli equilibri del gruppo. In gruppi dalle 3 persone in su può però capitare di rimanere inchiodati dalla domanda “cosa si fa oggi?”. Per la mia esperienza, viaggiare in gruppo è possibile solo se il gruppo raccoglie autonomie individuali. Il che significa: 3 persone su 5 vogliono vedere il Pompidou e altre 2 non vogliono stare chiuse in un museo? Ci si saluta e ci si dà appuntamento dopo il Pompidou. Alcuni dei miei amici pensano che così facendo non si viaggia veramente in gruppo. Ma credo ci sia una differenza sostanziale tra i viaggi organizzati e i viaggi organizzati tra amici. E la differenza sostanziale sta nella possibilità di mollarsi per un pomeriggio, ritrovarsi e raccontarsi a fine giornata.

I CONOSCENTI (colleghi di lavoro, compagni d’università, amici di amici): se conosciamo relativamente poco la persona che viaggia con noi, la fortuna gioca un ruolo importante, ma non solo. Quando sono partita per l’Irlanda nel 2009, lavoravo con Francesca da un anno e, a parte una simpatia reciproca, non ci conoscevamo per niente: è stato uno dei viaggi più belli della mia vita. Quando sono partita con Marina per la Nuova Zelanda, lei era solo una compagna d’università, ma le nostre capacità organizzative si sono completate a vicenda e ci siamo scoperte ottime compagne di camminate. Perché questi viaggi hanno funzionato e altri no? Perché né il rapporto con Marina né quello con Francesca erano tanto strutturati e profondi da creare aspettative: se non avevamo voglia di parlare, non parlavamo. A unirci c’era l’interesse forte per il luogo che stavamo visitando, il rapporto passava in secondo piano. Viaggiando con persone che conoscevo poco, sono sempre stata fortunata. Il consiglio a chi non dovesse trovarsi bene con una persona che conosce poco è uno e uno soltanto: puoi sempre andartene, salvando il viaggio ad entrambi. Dopotutto, non possiamo pensare di andare d’accordo con il mondo intero, no?

GLI SCONOSCIUTI: sono diventati parte dei miei viaggi solo per brevi momenti e, ogni volta, sono stati una fonte d’interesse notevole. Con chi non conosciamo è facile intavolare una conversazione e, spesso, viaggiando da soli e incontrando altri viaggiatori solitari, è più facile scendere a compromessi. Sono in ostello e non ho nulla da fare? Ci vado lo stesso al cinema con chi mi ha invitato, anche se il film mi fa schifo. In generale, lo sconosciuto con cui decidiamo di viaggiare è come il luogo in cui decidiamo di viaggiare: non ne sappiamo nulla, c’è tutto da imparare e nel caso ci deluda ce ne faremo una ragione e non ci torneremo più.

In tutti i casi, prima di partire è fondamentale discutere con i propri compagni gli aspetti chiave del viaggio:

  • BUDGET: quale? Quanto? Da spendere come?
  • STILE: in ostello? In campeggio? In boutique hotel con spa? In auto? Con i mezzi pubblici?
  • PROGRAMMA: farlo? Non farlo? Come farlo?
  • INTERESSI: quali in comune? Quali no?
  • EMERGENZA: se dovesse succedere l’irreparabile (=non ci sopportiamo) cosa si fa (avere un piano B non ha mai ucciso nessuno)?
  • ORGANIZZAZIONE: condivisa? Divisa per competenze? Si va allo sbaraglio?

Una volta in viaggio, è importante ricordarsi che per convivere con gli altri è necessario scendere a compromessi, decidere quali discussioni intavolare, quali battaglie fare e stabilire quali sono i confini oltre cui non si è disposti ad andare. Durante il mio primo viaggio con le mie amiche, litigammo per cosa mangiare a cena. A distanza di 12 anni, non litigherei mai più per una cosa del genere, ma se cercassero di convincermi a salire su un autobus hop-on hop-off, farei molta fatica a tenere la bocca chiusa. Litigherei? No, probabilmente opporrei resistenza passiva. E, in merito, vale la pena anche ricordarsi che le persone con cui scegliamo di viaggiare sono loro stesse viaggi. Alcuni lenti, alcuni frenetici, alcuni lunghi, altri brevi, alcuni irripetibili, altri così belli che ripartiremmo subito: in ogni caso, viaggi da intraprendere, se vi piace viaggiare.

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La foto in alto e in homepage è stata scattata a Taiwan da Greenpin Chang

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    Carino!