• Pingback: NBM intervista il fondatore delle Lonely Planet | No Borders Magazine()

  • Pingback: 10 regole di viaggio per il viaggiatore curioso | No Borders Magazine()

  • Aalexandre

    Io, per mestiere, vivo di viaggi. Viaggio anche molto. Vendo anche le LP, le Rough, le Routard e le Mondadori. Ma sono diventato molto critico rispetto ad esse (lasciamo da parte le Mondadori che hanno un’impostazione molto diversa). La prima critica è l’estrema superficialità; ultimamente sono più attente ad indicare i quartieri  cool, i ristoranti trendy, la nightlife che non alle cose da visitare,a  descriverle ed a farle capire. Forse è quello che cerca la gente, e loro si adeguano. Poi le LP una visione troppo “anglosassone”. Potrei farvi mille esempi, a proposito. Inoltre, benchè loro nei capitoli introduttivi mettano in allerta il viaggiatore, sono anche “pericolose”: se su una strada di Hanoi ci sono due ottimi ristoranti, ma solo uno di essi è citato dalle guide, uno sarà pieno, l’altro potrà anche chiudere. Insomma, proprio coloro che cercano un turismo lontano dai circuiti di massa, ricadono in pieno in esso. Non dico che non siano utili. Qualcuno ha scritto che si serve molto degli uffici di promozione turistica, ottimo; spesso gli enti del turismo delle singole nazioni danno molto materiale a chi lo richiede prima di partire (bisognerebbe però vivere a Roma o Milano. NBM ha cominciato ad inserire piccole, specifiche guide, ottima idea! Una guida che mi piace (meno pratica, ma che racconta di più) è la Polaris

  • Alla nuova domanda io rispondo: che preferisco prenda una decisione, manifesti un punto di vista.
    Le guide perdono di valore nell’utilizzo in pochi anni (mesi?) ma non perdono di valore affettivo legate al particolare viaggio fatto.
    Quindi se la compro voglio che abbia uno scopo, se volessi una enciclopedia geografica sul paese che vado a visitare, mi comprerei l’enciclopedia geografica…

    In Spagna girando a casaccio il Nord utilizzai una LP e mi fu molto utile per non rimanere mai senza almeno un campeggio. Ma utilizzai molto di più le pro-loco locali per decidere cosa fare nel giro di uno due giorni quando già ero la.

    UK l’ho girata senza meta ne rotta senza guide, aprendo la mappa la mattina e puntando il dito, ma ero appena uscito dalle superiori, e l’ultima cosa che volevo era seguire un libro…

    😉

  • Se possiamo permetterci un consiglio, provate le mini guide/mappe di Herb Lester, una piccola casa editrice britannica che di mappe ‘ne sa’. Purtroppo ci sono solo città europee e americane (per ora), ma se ne aggiungono sempre delle nuove. Non sono per nulla scontate e vanno bene per turisti e  locali! A voi piacerebbero molto. 

  • Pingback: Quale guida? « orizzonti()

  • Alb, ma parliamo dell’abc  del viaggio che credo non vada nemmeno spiegato a chi viene a leggere NBM. Detto questo non parliamo del fatto che sono gli incontri, i momenti unici, le sorprese il centro di un viaggio, ma del fatto che l’abuso delle guide (anche delle più particolari, in realtà) crei esperienze uguali, stereotipate, poco interessanti. E contribuisce a ‘demolire’  gli stessi luoghi che racconta.
    Credo che la ‘chiave’ sia una migliore ‘educazione’ del turista che purtroppo spesso si accontenta di scattare due foto all’opera d’arte presente in mille cartoline e se ne va. Non so se è la strada giusta ma le nuove Routard hanno alcune pagine all’inizio dedicate alla filosofia del viaggio e a come renderlo un’esperienza più profonda. Un po’ elementari e banali, ma meglio di nulla.

    Comuneuque qualsiasi guida va usata con intelligenza, ma quando è fatta con cura (e il link che vi ho messo prima mostra che non sempre è così, ahimè) è uno scrigno di possibilità. Ma da usare con saggezza. Io una continuo a metterla nello zaino.

    p.s. La LP non ha colpa, in fondo, se c’è chi la prende troppo alla lettera. E per esempio le nuove guide d’autore della LP sono piuttosto ben fatte e originali.

  • Alb

    ormai utilizzare una LP è come affidarsi ad un’agenzia di viaggi…solo che sei tu a fare le telefonate e a mandare email… tutti vanno negli stessi posti, dormono negli stessi posti, vanno a mangiare negli stessi posti, vedono le stesse cose…provate invece a fare deviazioni dalla guida scoprirete che si può mangiare meglio e spendere meno…dormire in posti altrettanto carini e risparmiare, anche se non incontrerete i turisti lonely planet…insomma vi garantisco che se deviate sistematicamente dalla guida, chiedendo alle persone del posto, rimarrete piacevolmente sorpresi…provate a partite senza guida una volta nella vita

  • Marco Zanotti

    Credo sia fuori stampa. L’indicazione bibliografica è questa:
    Bartali Alessandra, Masi Tania, «Clupguide: Berlino», DeAgostini 2005

    Scopro da questo vecchio articolo che sono un progetto del Politecnico di Milano.
    http://www.mondointasca.org/articolo.php?ida=2726

  • Patrick, Alb, avete entrambi ragione: la Lonely offre un “servizio” (anche se per trovare alberghi a Bologna io userei altri servizi online) ma allora non si può promuoverla come guida per i turisti indipendenti, perché non lo è più. E’ una guida utile, pensata per tutte le categorie di turisti. Io sono d’accordo con Alb che il turismo indipendente è fatto anche dalla volontà e dalla capacità di chiedere e interagire con la gente del posto e con altri viaggiatori.

  • @google-308e2ebaaabe63c45dbf72e72667ffc1:disqus ci trovi completamente d’accordo con te sulle Lonely Planet (che comunque continuiamo ad usare). In Australia era impossibile capire come orientarsi e cosa valeva la pena vedere (e cosa no) perché la LP è enciclopedica. Quando posso, personalmente non compro guide prima di partire ma le prendo in loco (come nel caso della Zinester’s Guide to New York City, bellissima), così si riescono a trovare titoli e contenuti originali, scritti da autori che fanno scelte precise. La CLUP non la conosco, ma mi hai incuriosita e cerco di procurarmela, vista la passione per Berlino che mi è rimasta incollata addosso da qualche anno…

  • alb

    il viaggio è anche tempo

  • Io non saprei assolutamente consigliarti un albergo su Bologna. E non tutti hanno abbastanza tempo per usare questo metodo che, condivido, in molte occasioni è il migliore. Una guida è sempre una buona compagna. Basta non abusarne.

    (senza contare che non sempre sono fatte come si dovrebbe, e errori come questi andrebbero evitati – lettura istruttiva http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2008/apr/20/travelnews.digitalmedia)

  • alb

    inizio a non sopportare più il “turismo lonely planet”…le persone del posto sono le migliori guide basta chiedere

  • Marco Zanotti

    Riflettendo sulla “nuova domanda”, giungo a una conclusione inconcludente: dipende dal lettore e da come ha impostato il suo viaggio. Del resto di una guida si può dire che è uno strumento per aiutare il viaggiatore, che sceglie in base alle sue necessità.
    Per me le Lonely Planet, mi scuseranno autori editori e utenti, sono un omologo scritto di una cartolina. Ne ho quattro o cinque su alcune nazioni europee e mi capita di usarle, con maggiore o minore efficacia, senza però che siano mai in grado di darmi qualcosa che vada oltre la superficie turistica. Ho acquistato per interesse anche la Lonely Planet sull’Italia, in inglese e non edita qui da noi. La trovo più una buona raccolta di scorciatoie per godersi una vacanza che uno stimolo alla comprensione del luogo con le proprie esperienze.
    Allora per una vacanza preferisco le TimeOut e l’elenco come telefonico di cosa e dove poter mangiare e, in generale, di ciò che il luogo mi “offre”. Mentre la guida che più ho trovato stimolante, interessante e piacevole da leggere è la CLUP-DeAgostini su Berlino, scritta da due italiane trasferitesi da anni nella città di cui parlano e ricca di cultura tedesca in forma di interviste memorie racconti di chi ha vissuto in quella città. Anch’io ho vissuto in Germania e forse per questo mi è piaciuta.
    Mi piace che ci sia un punto di vista personale nel libro che leggo, o nelle fotografie che osservo, piuttosto che avere in mano una cartolina-ricordo: ma deve essere anche un punto di vista molto ben dichiarato, palese, perché questo mi permette di sganciarmi dalle scelte dello scrittore/fotografo e fare le mie.