Se mai decideste, ad autunno inoltrato, di andare in bici da Trieste ad Istanbul, la maggior parte della gente vi sconsiglierebbe di passare per la Bosnia: “Troppo freddo, troppe montagne. E se poi nevica?”. Per ora ho pedalato da Bihać a Jajce, le montagne ci sono, ma con salite molto graduali, e di neve non se ne è vista. Oggi c’era addirittura il sole. Questo lento pedalare in Bosnia per ora è caratterizzato da diverse cose: nebbia, montagne, burek, incontri fatti lungo la strada. E proprio questi ultimi ti fanno apprezzare il viaggiare in Bosnia: il meccanico che a Mrkonjić Grad ti offre la sua officina per passare la notte e, il giorno dopo, viene con il figlio che parla inglese per augurarti buon viaggio, o il ragazzo incontrato fuori da un bar a Bosanski Petrovac che, tutto orgoglioso, ti racconta che anche lui gira in bici e, articolo di giornale alla mano a testimoniarlo, dice che in due giorni è arrivato a Padova. Oppure il gruppo di uomini che, oramai ubriachi nella giornata dedicata a macellare il maiale, ti vede procedere su per una salita, ti chiama, ti invita ad unirti a loro e ti offre un bicchierino di slivovica  che non puoi rifiutare anche se hai ancora 7 chilometri di salita davanti. Ma anche un’intera serata passata a chiacchierare con una signora bosniaca che è scappata in Germania durante  la guerra e che ora, tornata da pochi anni, ha deciso di costruirsi una casa in campagna di cui parla con orgoglio.

E intanto parla anche della sua vita in Germania, della sua nostalgia per la Bosnia prima della guerra e di come ha trovato la Bosnia oggi. Ora invece sono a Jajce, città famosa per le sue cascate, per un lago, ma anche perché il 29 Novembre del ’43 si firmò un patto che di fatto sancì la nascita della Yugoslavia, e ogni anno ci sono grandi festeggiamenti per questa ricorrenza; deve essere per questo motivo che l’immagine di Tito appare particolarmente spesso girando per la città. Sono ospite con Couchsurfing (che sarebbe di per sé un capitolo a parte e Paolo ne ha parlato in abbondanza) da una giovane insegnante di matematica e fisica. Mi hanno insegnato a fare il caffè bosniaco (prima si tosta il caffè e solo dopo si aggiunge dell’acqua bollente) e ho trovato nella zeljanica e nella krompirusa (delle specie di torte agli spinaci e alle patate) dei validi sostituti del burek al formaggio. Nei prossimi giorni raggiungerò Sarajevo, dove mi fermerò qualche giorno, prima di riprendere a pedalare diretto in Turchia.

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Francesco Alaimo, 23 anni, originario di Bologna, vivo e studio a Monaco. Appassionato di bici e letteratura americana contemporanea, studio fisica nel tempo libero. Ho vissuto sei mesi in Australia  ed un anno nel grigio Leicestershire inglese. Durante il mio ultimo viaggio in Perù e Bolivia ho iniziato a pensare al progetto di andare da Bologna a Sydney in bicicletta, passando attraverso l’Asia.