Per arrivare nella Terra del Fuoco, non bisogna prendere il traghetto da Punta Arenas fino a Porvenir e nemmeno l’aereo a Buenos Aires per arrivare a Ushuaia o a Rio Grande, ma bisogna partire da Vicenza, dove visse Antonio Pigafetta, poi andare a Siviglia nella sala delle carte geografiche dell’Alcazar, dove operò Ferdinando Magellano, infine ritornare a Torino nel cortile del complesso salesiano di Valdocco, dove Don Bosco raccontava ai ragazzi i viaggi che faceva mentre dormiva. Questi tre luoghi sono il punto di partenza delle strade che attraversano l’isola, le quali non sono fatte d’asfalto, ma d’acqua, terra e fantasie che solo alla fine del mondo si possono avere. A questi percorsi bisogna aggiungere le scie della nave Beagle, con la quale Charles Darwin, nel 1832, visitò questi luoghi remoti, dandone un’immagine terribile, aprendo così la strada all’ultimo genocidio degli indios americani.

A Vicenza, c’è ancora la casa di Antonio Pigafetta, colui che scrisse il resoconto del primo viaggio intorno al mondo (1519-1522). La casa a due piani risale al 1440, Antonio la abitò prima di recarsi a Siviglia in qualità di segretario del nunzio apostolico Chiericati nel 1516, dove sentì parlare del viaggio di Magellano e volle arruolarsi. Non è certa la data della sua nascita, forse il 1492, ma anche prima, in ogni caso qui a Vicenza vide il suo futuro. Non sapeva che avrebbe fatto il giro intorno al mondo, ma sapeva che il suo cuore l’avrebbe portato dove nessuno era mai stato prima. Sulla facciata della casa, stile gotico fiorito, vi è lo stemma con il motto “Non c’è rosa senza spine”, che sembra povera cosa rispetto all’impresa che fece.

Ho sempre saputo che le pietre non parlano, ma in quella strada antica le pietre parlano attraverso le parole del suo diario, sopratutto di notte, quando non c’è nessuno. Sono ritornato varie volte a Vicenza, prima di arrivare nella Terra del Fuoco, e ho immaginato Antonio Pigafetta, di ritorno dal viaggio. Che fa un uomo dopo che è ritornato da un’impresa così grande? Di sicuro avrà mangiato, scopato, bevuto con gli amici. Avrà raccontato tante cose, guardando le facce incredule di quelli che erano rimasti a casa. Ma quanti l’avranno capito? Di sicuro le cose più belle le avrà riservato per l’imperatore Carlo V, al quale è destinato il libro. Non tutte, si intende, perché i grandi viaggiatori sono anche collezionisti di ricordi e quelli veri li tengono per se.

Io non possiedo ricordi, ma colleziono grandi cazzate. L’ultima volta che sono stato a Vicenza ho immaginato di suonare al citofono della casa di Pigafetta, la quale non è un museo ma è abitata da gente comune, e di fare questo dialogo:  Signora, scusi c’è Antonio? – No è uscito – Ma dove è andato? – E’ andato a fare il giro intorno al mondo.- Torna tardi?- Non so, non me lo ha detto – Bene, quando lo vede gli dica che un suo amico è venuto a cercarlo…

Dio predilige i pazzi e gli stolti, e se Antonio era un pazzo, io di sicuro sono uno stolto a immaginare queste cose, però per diventare amico di un uomo così ardimentoso, io sono disposto ad andare indietro nel tempo, di cinque secoli e aspettare seduto sotto casa, che egli ritorni dal viaggio.

Diverso è stato il mio colloquio con Magellano, quando sono andato a Siviglia, nell’Alcazar. La sala delle bandiere è molto trafficata dai turisti, ma in un momento di pace ho visto riuniti intorno a un tavolo, sul quale vi era una carta geografica, il portoghese basso, scuro di pelle e l’aria torva e speranzosa di chi propone un progetto così ardito. Lui sapeva di avere ragione, ma sapeva anche che l’impresa era impossibile.

Quella mattina ho atteso che finisse la discussione mentre ascoltavo grandi risate, forti discorsi, bestemmie e rumori di carte spiegazzate. Quando è uscito, gli ho detto: “ Nessuno crede che possa esistere uno stretto a sud del nuovo mondo. Anzi nemmeno tu ne sei sicuro. Allora perché vuoi andare a cercare quello che non c’é?”   E lui mi ha risposto: “Proprio cercando le cose che non ci sono si fanno le scoperte. Colombo pensava che fra la Spagna e la Cina ci fossero pochi giorni di navigazione e  ha trovato un continente. Io lo so che non c’è un passaggio, ma proprio sapendo questo vado a cercarlo, perché la realtà è più ricca dell’immaginazione e noi non abbiamo tanta immaginazione per vedere tutte le cose che abbiamo sotto gli occhi”. Dopo mi sono perso nei giardini dell’Alcazar, chiedendomi come si fa a vedere le cose che non ci sono, sopratutto quando queste sono sotto i nostri occhi.

Anche Don Bosco vedeva le cose che non ci sono, ma le vedeva di notte, mentre dormiva. Aveva la geografia nel sangue, gli emisferi del cervello simili a quelli della terra, la ragnatela delle vene irrigata come i fiumi americani. Ascoltava la voce dei luoghi dove non era mai stato. I luoghi lo cercavano e gli parlavano, oppure era lui che li chiamava da migliaia di chilometri di distanza? Durante la notte, mentre il corpo si abbandonava al riposo assoluto, la sua mente partiva da Torino, arrivava nel Sud America, spaziava sulla Patagonia fino a Punta Arenas. Posso immaginare la scena! La testa fremente sul cuscino, i riccioli scuri che filano racconti, gli occhi chiusi che vedono dappertutto e le lenzuola come tappeto volante. Dove va? Che viaggi sta facendo?  Certo, sono  viaggi inconsistenti, fatti della stessa materia dei sogni, però profetici, coinvolgenti, capaci di prendere per mano un giovane e portarlo alla cieca a sud, a sud del sud, fuori della carta geografica. Quei sogni furono capaci di muovere decine e decine di uomini che in qualità di missionari fondarono città, aprirono scuole, organizzarono bande musicali, insomma formarono una società vera e propria.

La Terra del Fuoco ha nel suo DNA l’impronta che questi uomini le hanno dato. Ancora oggi la sua immagine reale è indecifrabile, perché è un luogo pieno di misteri ancora da scoprire, segnale della fine del mondo, forziere che nasconde ricchezze, punto di transito verso un altrove indefinito, luogo dove è possibile realizzare grandi progetti materiali e/o spirituali,ed altro ancora…In tutto questo, l’unica cosa chiara è che Darwin, lo scienziato, il grande naturalista, colui che aprì le porte del mondo moderno, non capì niente di quello che vedeva e aprì le porte all’ultimo genocidio americano…ma di questo parleremo la prossima volta.

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Nicola Bottiglieri insegna letteratura ispanoamericana all’Università di Cassino. Si è occupato di viaggi reali e immaginari nell’Oceano Atlantico e ha scritto Le case di Neruda, il romanzo Afrore eTristissimi Tropici. L’ultima sua opera narrativa è l’ebook A sud del sud, quasi fuori della carata geografica, viaggio dall’Italia nella Terra del Fuoco, fino a Capo Horn, per recitare la poesia l’Infinito di Leopardi, l’unico luogo dove la parola infinito ha davvero un senso. La scelta di pubblicare un ebook dipende dalla convinzione per cui oramai i libri di viaggio devono viaggiare nella rete.