Darwin racconta che il primo capitano della gloriosa nave Beagle, di nome Pringle Stokes, dopo aver fatto i rilevamenti geografici nel Golfo de las Penas, all’uscita dello stretto di Magellano, sul Pacifico, quando si trovò davanti a Puerto del Hambre, a metà dello stretto, si chiuse nella sua cabina per due settimane, poi si sparò alla testa. Era il 2 Agosto 1828. Uno scossone del mare deviò il colpo, così impiegò dodici giorni per morire. Lasciò scritto nell’ultima pagina del diario:

«Niente può essere più tetro del paesaggio intorno a noi. Le alte, desolate e brulle montagne che circondano le rive inospitali di questa insenatura sono coperte da spesse nubi sulle quali nulla possono le tremende tempeste che ci flagellano; esse sembrano inamovibili come le montagne su cui poggiano. Intorno a noi vi sono isolotti rocciosi, alcuni distanti non più di due terzi di cavo, sferzati da una terribile risacca; e, quasi a completare la tristezza e l’estrema desolazione del luogo, persino gli uccelli sembrano evitare questi paraggi. Il tempo è tale che l’anima di un uomo ci muore dentro».

La causa della morte fu dunque la “tristezza“, come recita la scritta impressa a fuoco sulla croce di legno che si trova ancora nel luogo dove fu sepolto, oggi conosciuto come il “cimitero degli inglesi”. La tomba di Stoke si trova su un terrapieno, forse poco visitato dai turisti, perchè quando la ho visitata io era piena di generose cagate di vacca.

Il comando della nave fu preso dal ventitreenne FitzRoy, che ritornò a Londra portandosi dietro, oltre i rilevamenti geografici, anche quattro indios yamanas, presi sull’ isola Navarino, a sud del canale Beagle. Fra essi Jemmy Button, tolto al padre in cambio di un bottone, un uomo che qualcuno oggi chiama il Che Guevara della Terra del Fuoco. Arrivati a Londra, uno morì di vaiolo, gli altri morirono di paura nel vedere sul Tamigi una nave spinta da una grande ruota senza che vi fosse un alito di vento. La stampa fu informata dell’arrivo degli indios, che in breve divennero un fenomeno da baraccone. Furono ricevuti a corte, battezzati, vestiti e stimolati ad abbandonare la pessima abitudine di mangiare carne umana, preferendo le verdure, i cavoli e le patate. Nel frattempo andavano a scuola di giardinaggio e di cucito, prendevano il the nel pomeriggio e si abituavano a mangiare con la forchetta. Dovevano diventare gli ambasciatori della civiltà inglese alla fine del mondo, ma sopratutto aiutare i naufraghi di Capo Horn, quando se ne presentava l’occasione.

Nel secondo viaggio alla fine del mondo, Fitz Royvolle con sé un civile con cui chiacchierare, perché “aveva lo squalo nello stomaco”, soffriva anche lui di attacchi di depressione. Il naturalista prescelto fu Charles Darwin di 23 anni. Salparono il 27 dicembre 1831, alle ore 14.00, con l’arrivo della marea, e quel giorno, anche se iniziato nel primo pomeriggio, può essere considerato l’alba del “mondo moderno”. A bordo del Beagle avevano 22 orologi, 6 barometri, qualche cannone e 60 uomini d’equipaggio (i cui nomi si ritrovano nella geografia della Terra del Fuoco) oltre ai tre fuegini rimasti: Jemmy Button e York vestiti con guanti di capretto e stivali di cuoio lucido, mentre Fuegia Basket, una ragazzina, aveva un corredo di nozze regalatole dalla regina ed era vestita con una cuffietta, gonna e mutandoni, abbandonati subito per la totale nudità del corpo. La nave ritornò a Londra sei anni dopo, il 2 ottobre 1836, ma a quel punto il futuro era già iniziato, perché dalle osservazioni di quel viaggio nacque la teoria dell’evoluzione della specie.

Darwin nel suo Diario, ai capitoli IX e X parla a lungo dei tre indios suoi compagni di viaggio per più di un anno. Dal poco inglese che masticavano dedusse che erano davvero cannibali, che uccidevano i vecchi, non avevano sentimenti umani, né linguaggio articolato. Quando fu pubblicato il Diario, in tutta Europa prevalse la convinzione che gli indios fuegini fossero il livello più degradato di umanità. Le descrizioni che egli fece della natura dell’isola di Navarino sono terribili, giudizi più spietati furono rivolti verso quelli incontrati sulle spiagge. Questi indios che dovevano essere ammirati per la capacità di sopravvivenza in un ambiente così ostile, furono giudicati come gli uomini più vicini al mondo animale.

Il 24 gennaio 1833 a Wulaia, la spiaggia dove erano stati rapiti anni prima, egli assistette all’incontro fra Button oramai vestito come la pubblicità del whisky Johnny Walker, la madre, i fratelli e gli altri membri della sua tribù, tutti nudi ed eccitati. La modernità e la preistoria si incontrarono ufficialmente quel giorno e l’incomprensione reciproca generò diffidenza. Darwin annotò: …

«L’incontro è stato meno interessante di quello di un cavallo che ritrovi un vecchio compagno. Non vi sono state dimostrazioni di affetto, ma si sono guardati semplicemente per breve tempo e la madre è andata immediatamente a badare alla sua canoa».

FitzRoy ebbe a dire: «Quando dei cani per strada si incontrano la prima volta, manifestano curiosità e vivacità maggiori di quelle che ho visto in questo freddo incontro di un figlio perduto con la madre e i parenti afflitti».

Questi giudizi giustificarono lo sterminio cui essi furono sottoposti. Negli anni successivi le navi baleniere uccisero due milioni di leoni marini, il cui grasso servì a illuminare la città di Londra, togliendo la base dell’alimentazione degli indios. Le epidemie di tubercolosi, morbillo e sifilide decimarono in pochi decenni i “nomadi del mare”, la popolazione yamana, che viveva vicino Capo Horn e gli Alacalufes che vivevano sullo stretto di Magellano. Con l’introduzione della pastorizia nel 1870, anche i cacciatori Onas, che vivevano all’interno dell’isola, furono sterminati. Se agli inizi del secolo gli indios fuegini potevano essere 15.000, alla fine rimasero poche centinaia. Oggi è rimasta solo una donna Yamana che vive a Puerto Williams Ursula Calderon, e qualche decina di Alacalufes che vivono a Puerto Eden. L’ultima Ona, Enriqueta Gastelumendi, è morta nel 2004 ed è sepolta ad Ushuaia.

Non è da meravigliarsi che il giorno 6 Novembre 1859 centinaia di indios inferociti, nella stessa baia di Wulaya assaltarono la nave Allen Gardiner proveniente dalle Falkland/Malvinas e uccisero tutti i membri dell’equipaggio. A capo dei rivoltosi vi era la famiglia di Jemmy Button, diventato consigliere del suo popolo circa la minaccia rappresentata dagli inglesi. Dalla strage si salvò solo il cuoco Coke, che raccontò l’accaduto. Disse che gli indios, dopo aver ucciso i marinai a sassate, la prima cosa che fecero fu di bastonare a morte l’orologio di bordo.

Furono i sacerdoti salesiani a cambiare di segno l’immaginario europeo nei confronti della Terra del Fuoco, che nel XX secolo da locus horridus divenne locus amoenus, buono per il turismo estremo, quello che in una settimana ti porta da Punta Arenas al Polo Sud. O le avventure off limits, come ad esempio arrivare a Capo Horn in canoa o su moto d’acqua.

E FitzRoy? Era a casa sua, a Londra, il 30 Aprile 1865. Sappiamo che alle sei del mattino era accanto alla moglie. Quando si decise a uscire dal letto (forse dopo aver fatto l’amore) erano le sette e trenta. In quel momento il cameriere venne ad annunciare la colazione. Quindici minuti dopo, disse che andava a vestirsi nello spogliatoio. Trovò la porta della stanza della figlia Laura semiaperta, baciò la bambina, poi fu al bagno, accostò la porta, impugnò un rasoio, ne saggiò il filo con l’unghia, scoprì per bene il collo dal risvolto della vestaglia e con mano ferma si tagliò la gola. Nessun colpo di mare fece tremare la sua mano, nessun rumore di pistola insospettì la famiglia. Fu trovato in un lago di sangue.

Quando andai a Wulaia nell’Aprile del 2007, cercai le tracce di quei due giorni della storia, del 24 gennaio del 1833, un giorno di venti ore di sole e quattro ore di buio, e del 6 Novembre 1859, più corto di luce. Cercai le impronte lasciate da Darwin, volevo vedere i  resti della capanna dove alloggiò il reverendo Matthews, e le tracce della strage e del saccheggio della nave, fatto venti sei anni dopo. Cercai la pietra che lanciò il fratello di Jemmy Button uccidendo il catechista Philippi. Chiesi agli alberi se ne sapevano qualche cosa, alle foglie se avevano sentito le grida delle vittime. Pensai che gli anelli del tronco degli alberi qualche eco di quelle grida avrebbero potuto conservarle. Che le radici dovevano avere assorbito il sangue delle vittime. Cercai tutto questo, senza trovare nulla. Solo il silenzio della natura. E, come sempre succede per le grandi tragedie,  nessuno sa dire perché non sono state evitate né perché esse siano avvenute.

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Nicola Bottiglieri insegna letteratura ispanoamericana all’Università di Cassino. Si è occupato di viaggi reali e immaginari nell’Oceano Atlantico e ha scritto Le case di Neruda, il romanzo Afrore eTristissimi Tropici. L’ultima sua opera narrativa è l’ebook A sud del sud, quasi fuori della carata geografica, viaggio dall’Italia nella Terra del Fuoco, fino a Capo Horn, per recitare la poesia l’Infinito di Leopardi, l’unico luogo dove la parola infinito ha davvero un senso. La scelta di pubblicare un ebook dipende dalla convinzione per cui oramai i libri di viaggio devono viaggiare nella rete.