Il Giro dei Paesi Bassi è un viaggio che vale la pena fare, perché riusciranno a stupirvi ogni giorno. Non sarà solo di fronte a un quadro della tradizione fiamminga o un qualche capolavoro architettonico di Amsterdam;  saranno le città più piccole, le strade meno battute, i musei meno frequentati. Abbiamo scelto di andare in macchina, possono sembrare tanti kilometri, ma alla fine tutto diventa parte del viaggio, no? Anche rispondere a una specie di questionario in un’area di servizio in Lussemburgo e farsi rimproverare da un’addetta perchè non eravamo stati abbastanza precisi. Ah, il Lussemburgo! Siamo partiti la mattina presto e mentre il sole tramontava dietro uno dei tanti canali, stavamo entrando in Olanda. In circa due settimane si può tranquillamente fare un giro che tocca sia città che natura, momenti di relax bevendo birra lungo la Mosa o grandi camminate nel bel mezzo dell’isola di Texel in attesa di vedere la grande marea che sale. Oggi vi parliamo di città.

Maastricht.  Sistemiamo le nostre cose nell’appartamento di Renée e ci dirigiamo a piedi in cerca di un posto dove mangiare per la sera. La città ci appare subito molto bella, dominata dai mattoni rossi e dall’acqua, tutta molto curata e a misura d’uomo. Sotto il sole del tramonto moltissima gente è fuori a fare due chiacchiere sull’erba o bere una birra tipica del Limburgo. Al mattino facciamo colazione nel piccolo giardino a nostra disposizione con alcuni dolci comprati in un panificio poco distante e ci mettiamo in marcia. Saliamo su uno dei tanti campanili che punteggiano la pianura olandese. Siamo sulla cima della Sint JansKerk con la sua tipica colorazione rossa: la vista è magnifica e si domina tutta la città, tagliata in due dalla Mosa.

A Maastricht c’è anche un piccolo pezzo di Italia, infatti uno dei suoi musei più importanti, il Bonnefanten, è opera di Aldo Rossi, uno dei più ispirati nonchè poetici architetti italiani. Non perdetevelo. Può capitare di entrare in una chiesa in fase di ristrutturazione, salire su uno dei tanti campanili che punteggiano la pianura olandese e una volta ridiscesi, assistere a una coro improvvisato di ragazzi in visita. Più o meno una cosa così:

Gouda. La città famosa per il tipico formaggio in forma circolare, con la sua buccia di cera gialla, si presenta con una serie di case sull’acqua che con la luce della sera sembrano tutte di una bellezza lancinante.  Entriamo nella chiesa di Sint Janskerk per ammirare le immense vetrate colorate. Il tempo di questi giorni è splendido e la luce del sole al tramonto la fa risaltare ancora di più. Usciamo che fa ancora inaspettatamente caldo, ci sediamo in un bar della piazza principale insieme ai molti olandesi che probabilmente godono di queste giornate di sole molto più di noi, non essendo propriamente abituati a tanta benevolenza climatica. Le botteghe che espongono il formaggio tipico sono uno spettacolo di colore, tutta la gamma dei rossi gialli arancione.

Utrecht. Arriviamo al mattino abbastanza presto ed è domenica. Non c’è molta gente in giro, la città sembra abitata solo dagli stranieri come noi. Ci aggiriamo tra le vie semideserte finchè arriviamo al Centraal Museum. Lì abbiamo prenotato la visita alla casa Schröeder, uno dei simboli del movimento De Stijl, opera dell’architetto Gerrit Rietveld.

La piccola casa, risalente al 1924, è tenuta in perfetto stato ed è visitabile solo su prenotazione e con un numero ristretto di persone. Le soluzioni spaziali adottate, i materiali, i colori, tutto è studiato nel minimo dettaglio.  Girando per la casa si ha quasi l’impressione che qualcuno della famiglia Schröeder o lo stesso Rietveld possa rientrare da un momento all’altro. Imperdibile. Tornati dalla visita ci infiliamo nell’orto botanico del muso universitario. Al momento di fare il biglietto, ci viene fatto notare che tra le bellezze sottovalutate d’Olanda c’è un rarissimo esemplare di microscopio, probabilmente il primo costruito al mondo. Il signore che si occupa delle visite, sostiene che se fosse stata un’invenzione americana, ora avrebbe un intero padiglione, una teca in vetro antiproiettile e un’illuminazione degna della notte degli Oscar. Gli olandesi no, non fanno di queste cose, e piazzano il prezioso cimelio su un ripiano in basso di una teca qualsiasi in mezzo a decine di altri oggetti. L’understatement è così praticato che, nonostante le indicazioni, facciamo fatica a trovarlo. L’orto botanico è piccolo ma molto vario; innumerevoli le specie all’interno delle serre di mattoni e intorno all’edificio universitario. L’atmosfera che si respira vale davvero una visita.

Delft. Sulle tracce di Vermeer, anche se del pittore meno prolifico della storia dell’arte ormai in città non è rimasto nulla. O quasi. Le sue poche opere si trovano in vari musei sparsi per il mondo, la maggior parte, paradossalmente, in questo periodo sono in Italia, alle scuderie del Quirinale. In ogni caso camminando per la città si ritrovano gli scorci tipici, la piazza, la Oude e Nieuwe Kerk, la piccola lapide e quella molto più scenografica posata solo pochi anni fa.

La vista dall’alto del campanile merita la faticosa salita sui minuscoli scalini. L’unica tela che riusciamo a vedere in tutta la sua evocativa bellezza, è al Geementmuseum di Den Haag. L’edificio, progettato da Berlage, ospita alcune opere della più famosa Mauritshuis attualmente in fase ampliamento (resterà chiusa fino al 2014).

Groningen. Il punto più alto del nostro giro è la città di Groningen. Dormiamo in un quartiere fatto di piccole case di mattoni, appena a ridosso del centro storico. Si cammina per una decina di minuti prima di arrivare nella piazza principale. C’è il mercato e i banchi che colpiscono di più sono quelli dei fiori. Le varietà di tulipani e in generale dei bulbi è impressionante. Da qui ci sposteremo verso la contea di Drenthe, in cerca di megaliti sulla strada per Assen, a visitare le foche in riabilitazione a Lauwersoog. Come si diceva, per buona parte del viaggio siamo stati immersi nella natura, ma di questo vi racconteremo più avanti.

Altre città che vale la pena visitare in giornata, sono le piccole Deventer e Zutphen. Piccole ma con una grande storia alle spalle, in quanto esponenti della Lega Anseatica, che è stata attiva dal tardo medioevo fino al XVII secolo. Ancora oggi girando per le strade del centro, si può vedere la ricchezza di una città che prosperava con il commercio e le attività mercantili.

Spingendosi più a sud, invece, una volta entrati nella Zelanda non perdetevi Zierikzee e Middelburg. In particolare in quest’ultima non mancate una visita al Zeeuws Museum. Situato in una abbazia nel centro della città, la sala degli arazzi da sola merita la visita.

Note pratiche.

Se avete voglia di una birra, potete fermarvi a guardare la Mosa al Cafetaria “De Aw Brök” ordinando una Brand. Se vi servisse un libro c’è la Selexyz, il negozio di Maastricht si trova all’interno di una chiesa sconsacrata. Per fare provviste potete affidarvi alle catene di supermercati Albert Hejin o C1000, se siete in vena di cose un po’ più ricercate c’è il Marqt. Sull’isola di Texel non perdetevi una pinta di birra locale, la Texels appunto. Se vi piace la cucina indonesiana, potete provare il Gadjah Mas. Per la parte “dormire” abbiamo deciso di prendere in affitto degli appartamenti, perchè avere la disponibilità della cucina ci sembrava la cosa migliore, e alla fine si è rivelata una scelta azzeccata. Un po’ perchè abbiamo trovato sempre case molto carine, pulite e confortevoli, un po’ perchè a volte ti può capitare di dormire in un posto incredibile come questo:

Texel

Per questo viaggio tra i vari siti disponibili abbiamo deciso di utilizzare AirBnB che offre la possibilità di prendere in affitto intere case, stanze private o condivise praticamente in tutto il mondo. Noi ci siamo trovati molto bene e lo consigliamo sicuramente. Anche se può sembrare strano, non ci hanno pagato nulla per parlare bene di loro!