La seconda volta è sempre più difficile della prima non solo in materia di sesso e, infatti, è qualche giorno che penso alla combinazione da proporvi questa volta in diretta dalla Nuova Zelanda. Se avessi mangiato ogni ricetta pensata e bevuto tutte le bottiglie di vino passate per la mia testa, mi avrebbero ritrovato, disteso, ad Albert Park, in stato confusionale e completamente ubriaco, incapace di ricordare il mio nome, ma probabilmente felice.

Adesso direte: “che noia… il solito italiano all’estero…”: non l’ho ancora detto, ma sto per dirlo: pizza.
Una delle “meglio cose” della vita. Ovunque siate nel mondo, la pizza è indispensabile. Se vivo all’estero per un lungo periodo, perché lavoro, perché studio, perché mi sono sposato, perché è la mia nuova casa, cerco un bravo pizzaiolo o mi faccio la pizza a casa. E’ come farsi una pasta ogni tanto, come bere un buon Sangiovese. La pizza serve. La pizza rasserena, almeno a me fa questo effetto.

Forse è un retaggio dell’infanzia, quando mangiavamo pizza era sempre un momento di allegria. E se hai davvero bisogno di qualcosa da non poterne fare a meno, ma apprezzi quello che ti circonda, tanto da farlo diventare parte dei tuoi usi e costumi, allora fai di tutto per creare il contatto, come fossero due tuoi amici a cui vuoi così bene da volerli vedere sposati.

Pizza cotta sul BBQ, Tuatara Bohemian Pilsener (siamo in Nuova Zelanda e la birra è come l’acqua… anzi meglio) e Fly My Pretties IV

Questo trittico scalderà i vostri cuori facendovi sentire nel posto giusto ovunque vi troviate: la Pizza cotta sul BBQ è un matrimonio fantastico. Come dicevo, io alla pizza non posso rinunciare e quindi nei primi mesi del 2012, appena arrivati a Auckland, sono andato alla ricerca di una pizzeria. In realtà non perché fossi in crisi d’astinenza (mia moglie la prepara egregiamente) ma più per curiosità. Pensavo: in una città così multietnica, con così tante possibilità culinarie, figurati se non trovo una buona pizzeria. Badate bene, ho detto “buona pizzeria” non pizzeria soltanto. Per farla breve ho girato decine di pizzerie, un’intera settimana di duro lavoro, rischiando la saturazione da pizza (impossibile!). Ho assaggiato di tutto, camuffato sotto il nome di pizza…e poi… ma torniamo alla pizza cotta sul BBQ.

No, ve  lo dico, dove trovare la migliore pizzeria di Auckland:
Al Volo, 27 Mt Eden road.
Superlativa!

Ma ri-ritorniamo alla pizza cotta sul BBQ:

Pizza dough from scratch © Paolo Re 2013

Preparata la pizza e guarnita come meglio credete (per me è solo margherita) e, preparato il BBQ con carbone, ma anche un paio di pezzi di legna da camino posizionati ai lati (il BBQ deve essere ben caldo e qualche volta deve anche sfiammare, ma non troppo, se no la pizza brucia), posizionate la piastra di pietra per la cottura della pizza sulla griglia (la pietra da pizza va posizionata subito dopo l’accensione del BBQ, se la appoggiate a BBQ caldo, quasi sicuramente si romperà), coprite con il coperchio del BBQ, aprite gli sfiatatoi sul coperchio e cuocete per 5/6 minuti a seconda del grado di calore prodotto dal vostro forno/BBQ. Controllate che la mozzarella non si bruci, sciogliendosi perfettamente e che il fondo della vostra pizza sia cotto il giusto (bruciacchiato qua e là è perfetto). Toglietela dal forno/BBQ e godetevela.

BBQ Pizza © Paolo Re 2013

Consiglio: mettete la pasta della pizza con la salsa di pomodoro e l’ olio di oliva a cuocere per 2/3 minuti e solo dopo aggiungete la mozzarella, lasciando cuocere per altri 2/3 minuti al completo sciogliersi del formaggio. Continuate a controllare il fondo della pizza facendo attenzione a che non carbonizzi.

Pizza & Tuatara © Paolo Re 2013Come accompagnamento, stappate una  Bohemian Pilsener di Tuatara (pronuncia: Too-ah-tar-rah) Breweries, Wellington. Perché ho scelto la Bohemian Pilsener di Tuatara? Beh, perché è una birra neozelandese, perché la prima volta che l’ho vista mi è piaciuto il suo packaging (non fate quella faccia, tutti siamo attirati da una bella confezione), erché il Tuatara è il rettile vivente più antico e quindi mi dava sicurezza (tuatara è una parola di origine maori che significa “aculei sul dorso” e qualche volta servirebbero proprio) e poi, per ultimo, ma non meno importante, è buona.
Ah no c’è un ultimissima cosa. Sull’etichetta c’è scritto: ‘bohemian non vuol dire che scriviamo poesie e suoniamo i bonghi, ma è il posto da dove proviene il lievito’.

La colonna sonora? Fly My Pretties IV di Fly My Pretties, a tutto volume.


Questo gruppo, anzi possiamo definirlo progetto artistico, è un collettivo di musicisti e artisti straordinari che si rinnova quasi a ogni album, che produce i propri lavori sempre dal vivo davanti a un pubblico entusiasta e, a mio parere, rappresenta la sintesi dello stare insieme creando qualcosa di appassionatamente coinvolgente e potente. L’ambiente intorno diventa benessere e crea quella sana voglia di movimento che qualcuno definisce ballo. E, in ogni caso, che siano gli artisti ospiti (in questo ultimo album il visual/street artist Flox partecipa all’esibizione come fosse un elemento del gruppo e suonasse lo strumento degli occhi, i nostri), che sia il pubblico presente, che contribuisce a stimolare i musicisti producendo adrenalina, tutto diventa scintilla per un’esplosione di gioia artistica straordinaria. Iniziate facendo suonare Turnaround eseguita da Aaron Tokona e dai Fly My Pretties, sorseggiate la birra e adesso addentate la pizza ustionandovi il palato, buttate giù un altro sorso di Tuatara e rilassatevi…

Ciao dall’ultimissimo mondo, credo… sicuramente il più lontano.

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Eat, Play, Laugh è una rubrica ideata e cucinata da Paolo Re, musicista e contastorie che un anno fa ha lasciato Milano per trasferirsi ad Auckland, Nuova Zelanda. MyFamilyGoesTo è il suo tumblr e vale di certo la pena seguirlo.

L’immagine in alto e in homepage è un lavoro dell’artista neozelandese Flox.