“Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli” diceva Salgari. E leggere non è molto diverso, soprattutto in quei libri dove uno dei protagonisti principali, o addirittura il protagonista principale, è un luogo, una città, una montagna. Così come per conoscere la Milano degli anni Sessanta senza perdersi nei meandri di qualche saggio si può leggere Un amore di Dino Buzzati, che racconta le vie, i palazzi, ma anche l’atmosfera di quel periodo, abbracciando e seguendo la storia di Antonio Dorigo e la sfuggente Laide, o ci si può innamorare di Lisbona seguendo le parole di Tabucchi, anche altre città possono essere vissute attraverso opere di narrativa. A farne un punto di forza è stata Laterza, con la collana Contromano, che ormai dal 2004 segue per la maggior parte dei titoli un filone geografico-narrativo, puntando su una batteria di scrittori, in buona parte italiani, di primissimo livello e che spesso utilizzano questa collana come “via di fuga” dai lavori classici.

Libri leggeri, da viaggio verrebbe proprio da dire, che di frequente intrecciano il filone autobiografico a riflessioni sull’attualità, dando un affresco che permette di cogliere l’essenza di un città, attraverso i suoi luoghi, ma anche tramite le persone che la abitano, permettendo di scoprire quanto sta dietro una semplice guida. Si può conoscere la Bologna musicale e universitaria con La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco di Enrico Brizzi, ma anche la Torino di Giuseppe Culicchia, la Trieste di Covacich, la Scauri di Chiara Valerio o le notti di Bari descritte da Gianrico Carofiglio.

Tra tutto il catalogo abbiamo scelto quattro città da vivere, e leggere, contromano. Perché ci siamo stati o ci piacerebbe abitarci, per raccontare un punto di vista originale o per storie cui è facile affezionarsi.

La città con la C maiuscola: New York è una finestra senza tende di Paolo Cognetti

New York ha un fascino tutto suo. Per chi c’è stato e chi invece, come me, ha deciso di non andarci ancora, per tenerla da parte come un piccolo tesoro aspettando l’occasione e la persona giusta, ma che comunque ne legge di tanto in tanto, per non affievolire la voglia di affrontare un volo trans-oceanico. Per Contromano ne ha scritto Paolo Cognetti, che ne ha una vera e propria passione, tanto da averci ambientato il capitolo finale del suo ultimo romanzo, Sofia si veste sempre di nero. È un intreccio di vie che Cognetti racconta come chi solo l’ha vissuto in più viaggi può fare, scegliendo un punto di vista diverso dal solito. “Sono inaspettati anche i colori. Non il bagliore freddo del vetro e dell’acciaio, ma le tonalità pastello del rosso, dell’arancio, del marrone. La sorpresa di sbarcare nel Nuovo Mondo e scoprire una città vecchia: non come sono vecchie quelle europee, che sono vecchie come monumenti, ma vecchia come una fabbrica abbandonata, o una casa di famiglia, o gli edifici ferroviari che si vedono appena fuori dalle stazioni, o i luna park in disuso”.

La città d’arte, che solo città d’arte non è: Se fossi fuoco, arderei Firenze di Vanni Santoni

“Ah Florence…” sospirano gli americani ogni volta che ricordano il loro viaggio in Italia, facendo del capoluogo toscano solo un luogo comune. Firenze è anche altro, rispetto agli scorci da cartolina famosi in tutto il mondo, c’è la Firenze dei Diaframma, quella dei tifosi viola e di chi ne fa casa sua per qualche anno, senza sapere che saranno stagioni che non si dimenticheranno facilmente. Santoni racconta la città attraverso chi la vive davvero: lo studente universitario appena arrivato, che si trova catapultato in un microcosmo diversissimo dalla provincia in cui è cresciuto; gli adolescenti bulli che si sentono superiori a chi vive in campagna, ma un gradino indietro a chi frequenta le città che davvero dettano le tendenze in Italia; gli artistoidi falliti, che soprattutto in capoluoghi così, ancora a misura d’uomo, diventano personaggi conosciuti, miti di cui parlare al bar come succede in paesi più piccoli, ma non in città più grandi, dove le singole storie tendono a perdersi, se non circoscritte all’interno di ambienti ben definiti. Firenze, come Bologna, forse è proprio questo: una città bastarda, nata da una metropoli che ha fatto l’amore con un borgo di provincia.

La provincia italiana: Morte dei Marmi di Fabio Genovesi

Della provincia si parla spesso in maniera generica. Come se tutta fosse uguale, come ci fossero ovunque gli stessi stereotipi. In parte è così, ma ci sono anche molte differenze. Province che rimangono tali per tutto il corso dell’anno, solo calde d’agosto e gelate d’inverno, e altre che invece si trasformano con le stagioni, come quei paesini di montagna che si animano solo quando aprono le piste da sci, o il Forte (Morte) dei Marmi raccontato da Fabio Genovesi, che cade in letargo d’inverno per finire, due stagioni dopo, sotto l’occhio dei riflettori di tutta Italia, riempiendosi dei personaggi che rimbalzano tra trasmissioni televisive e rotocalchi scandalistici. Veline, calciatori, cantanti e attori di soap opera a luglio e agosto si ritrovano lì, seguiti da mattina a sera dalle telecamere di qualche presunto tg, in un paese che “d’estate è Las Vegas e nel resto dell’anno ricorda Bucarest”.

La città letteraria, che solo città letteraria non è: Parigi, senza passare dal via di Francesco Forlani

Pensi a un libro su Parigi e ti vengono in mente Sartre, Hemingway e un po’ magari il mito maledetto di Jim Morrison, ché in fin dei conti al liceo era lui, e quasi soltanto lui, che si ascoltava e leggeva e lì a Parigi fa ancora bella mostra la sua tomba. Ma Parigi può essere anche un grande gioco dell’oca, da girare una mattonella dopo l’altra come fa Francesco Forlani, scovando le differenze che fanno di due quartieri diversi due mondi lontani. Ogni casella vive attraverso piccole storie di contorno, che sono poi quelle che davvero permettono di conoscere una città in maniera diversa dai turisti. Perché Parigi è fatta soprattutto di incontri e scontri, persone che si incrociano e si avrebbe voglia di conoscere, sconosciuti seduti al tavolo di un pub o compagni del corso di lingue.

Paolo Bottiroli

(un ringraziamento a Contromano Laterza per averci messo a disposizione in forma digitale i titoli che abbiamo recensito)