La settima volta che metto piede a Dublino, lo faccio come regalo a un’amica che non ci è mai stata. Parto prevenuta, immaginando che rivedremo luoghi che conosco bene e che ho amato, convinta che la settima volta non possa riservare nessuna sorpresa. Due giorni dopo, torno a casa con un amore rinnovato per una delle mie città europee preferite e con nuovi indirizzi, luoghi e riflessioni che sospetto mi spingeranno a tornare presto a Dublino.

Il merito di questa piccola rivoluzione urbana è di Michael, che in un sabato moderatamente freddo, luminoso e ventoso, mi prende metaforicamente per mano e, con la passeggiata organizzata da Le Cool Dublin, mi conduce alla scoperta delle novità in città. Ma prima di parlare del motivo per cui ho deciso di partecipare (sacrilegio!) a un tour guidato, torniamo al venerdì.

DesignistVenerdì sera arrivamo in città che il cielo ha appena smesso di gocciolare, Audrey non ha mai bevuto una Guinness, così la prima cosa che facciamo, una volta lasciati i bagagli al The Gibson e preso il tram che ci porta in centro, è saltare a piè pari Temple Bar, inondato da ragazzini sovraeccitati e da gruppi di donne in assetto addio-al-nubilato, per finire da Grogan’s: a pochi passi da Grafton Street, un pub tinto di rosso, tappezzato di moquette d’annata e affollato di irlandesi in maniche di camicia, intenti a bersi la prima Guinness del weekend. Qui Audrey scopre di amare la Guinness e insieme iniziamo a stilare le 10 regole per il viaggiatore curioso. Dietro suggerimento di due dublinesi di Cork (regola numero 4: parla con almeno una persona del posto), alla chiusura di Grogan ci spostiamo da Whelan’s, una mezza istituzione cittadina dove trovare, oltre alla solita ottima birra, anche concerti di band locali e internazionali a prezzi onesti. La serata si conclude alle sette di mattina, ci concediamo due ore per dormire e alle 11 corriamo all’appuntamento con Michael delle guide Le Cool, che (non) ci aspetta davanti alla prima scoperta della giornata, il negozio Designist, esattamente di fronte al fin troppo turistico George’s Street Arcade.

Le Cool è nata come casa editrice atipica che, nel creare le proprie guide, fa affidamento ad autori, illustratori, fotografi e designer locali (un po’ come l’anglofono Boat Magazine), producendo un risultato a metà tra la guida turistica e il libro d’arte. Al suo interno, Le Cool Dublin produce un magazine online con i principali appuntamenti in città e, da qualche mese a questa parte, ha lanciato un tour guidato a piedi che conduce alla scoperta di luoghi vecchi e nuovi di una Dublino decisamente fuori dagli itinerari turistici. A dire il vero: fuori da qualsiasi itinerario, perché ogni passeggiata è diversa dalle altre.

La nostra guida Le Cool è, come dicevo all’inizio, Michael: viso spigoloso ma sguardo gentile, cappotto blu e un ombrello in mano, ci aspetta da Designist in South Great Georges Street, dove faccio quattro chiacchiere con la proprietaria, che ha aperto il negozio proprio in tempo di crisi, con l’obiettivo di raccogliere, in un luogo che potrebbe sembrare la versione in mattoni del negozio online Etsy, designer e artigiani irlandesi. La crisi l’ha toccata, ma ha resistito, e vale la pena fare tappa da lei per evitare i souvenir dozzinali firmati Guinness.

Usciti da questo minuscolo regno del design, camminiamo lungo South Great George Street e Michael ci fa notare che il wi-fi – che a Dublino è offerto dalla città in alcuni spazi pubblici – è segnalato all’angolo di edifici e muri di cinta con mosaici colorati che ritraggono i personaggi più celebri della città, musicisti inclusi, come Imelda May.

Sempre in tema d’arte ‘atipica’, Michael ci porta da Dublin Ink, negozio di tatuaggi che si trasforma periodicamente in mini-sala concerti, galleria d’arte e punto d’incontro per tatuatori di mezzo mondo, ospitati dai proprietari in una sorta di gemellaggio artistico. Qui chiacchiero con Shane, che ha le idee chiarissime non solo in merito al suo lavoro, ma anche sul tatuaggio come forma d’arte e sull’eventualità di ampliare il negozio per trasformarlo in una vera e propria galleria. La filosofia dietro Dublin Ink? Porte aperte a chiunque voglia curiosare tra i bozzetti appesi e gli aghi in funzione, domande e dubbi benvenuti e uno staff pronto ad aiutarti a capire cosa infilare, sotto la tua pelle.

Dublin Ink

Ancora due passi e ci troviamo tra le bancarelle del Designer Mart, mercatino che si tiene ogni sabato in Cows Lane: lo superiamo e finiamo tra le magliette, le bici e la macchina del caffè di Tamp & Stitch, dove il proprietario ci offre un ottimo cappuccino e ci fa conoscere Kevin, cuoco dai capelli rossi e dal maglione di lana multicolore, che organizza assieme alla sua ragazza secret dinner in appartamenti, ristoranti e retrobottega della città: il progetto si chiama News of the Curd, è estemporaneo dal luogo, al menu alla partecipazione, fino all’idea, un’alternativa all’impegno economico che richiederebbe l’apertura di un vero e proprio ristorante.

A proposito di ristorante, prima di lasciarci al resto del nostro weekend, Michael ci fa attraversare il Temple Bar Food Market (dove assaggiare formaggi irlandesi, hummus mediorientale, burritos e dolci austriaci) e ci porta alla scoperta dei graffiti più recenti della città. Ovunque nel mondo, quando si parla di graffiti, non si tratta ormai più di scarabocchi adolescenziali, ma la street art di Dublino è dichiaratamente di protesta, specialmente in questo periodo di recessione: artisti come Damien Dempsey e lo street artist Maser collaborano per far sentire la voce di chi si è visto esplodere tra le mani la bolla finanziaria, ritrovandosi sommerso dai debiti.

Maser @ Crampton Court, Dublino

I graffiti sono colorati, intensi e in qualche modo egualmente pieni di rabbia e speranza: lasciano addosso l’impressione che Dublino stia cercando la via d’uscita dalla crisi nell’arte, anche in quella di arrangiarsi. Lasciano addosso una curiosità e una fame che, nonostante il burritos vegetariano del Temple Bar Market, non riesco a saziare, rimanendo sulla superficie di una questione, quella economica, troppo stratificata per affrontarla in due giorni.

Quando Michael ci lascia, porto Audrey nel nuovo negozio di Queen of Tarts, dove assaggiamo un crumble e una lemon tart pressoché perfetti. Allo sbaraglio senza la nostra guida Le Cool, seguiamo le file di case rosse che portano alla Christchurch Cathedral, che ci fanno incrociare una protesta contro la crisi economica e finire casualmente sulla soglia di Jam Art Factory, altro angolo dedicato al design e all’artigianato locale riscaldato da un piccolo camino bianco.

Le ultime ore di sabato le passiamo camminando per le vie del centro, mangiando in un (pessimo) ristorante malesiano e lasciandoci andare sfinite sui nostri letti alle dieci di sera. Domenica ci spingiamo fino a Dun Laoghaire per prendere soltanto secchiate d’acqua; abbattute dal maltempo rientriamo in centro e ci rifugiamo da Fallon & Byrne per comprare the, biscotti e irish soda bread prima di riprendere la strada per l’hotel e ripartire.

Dublino è bagnata da una pioggia incessante e il cielo è grigio come nella migliore delle tradizioni irlandesi, ma in quei pochi scorci di sole tra sabato e domenica sono riuscita a intravedere una città sul punto di raccogliere le forze per uno slancio di rinascita. Sperando che non sia – come in altri momenti storici – uno slancio verso altri continenti, ma una spinta a restare, per ricostruire.

P.S.

Se questa piccola guida – come è giusto – non dovesse bastarvi, e se come noi amate fare affidamento su valide alternative alla Lonely Planet, ecco qualche sito da consultare prima e durante il vostro viaggio a Dublino:

  • Le Cool Dublin: magazine online & visite guidate a piedi (le visite non fanno mai tappa negli stessi posti, uno dei tanti motivi per cui camminare con Michael ci è piaciuto e sembrato decisamente naturale);
  • Pivot Dublin elenca alcuni dei ristoranti, negozi e spazi artistici più nuovi e interessanti della città;
  • Offset è un evento internazionale dedicato al mondo della creatività che si terrà a Dublino ad aprile, sul sito nella sezione news si trovano molti interessanti approfondimenti fatti dai ragazzi di Le Cool;
  • Altrettanto buoni, li ricordiamo, i suggerimenti di Spotted by Locals
  • E se, come noi, siete ancora di quelli che cercano blogger locali da seguire, la vostra donna è Emily di From China Village che ha da poco aggiornato la sua guida a Dublino su Design*Sponge.
  • Noi, da parte nostra, abbiamo scritto una guida su cosa fare in 72 ore a Dublino, abbiamo parlato di film irlandesi e dei nostri romanzi preferiti ambientati in Irlanda. Settimana prossima sconfineremo nell’arte, prima che marzo diventi aprile.

(Per chiarezza e onestà nei vostri confronti, aggiungiamo che il walking tour Le Cool ci è stato offerto dall’Ente del Turismo Irlandese, il resto – hotel e ristoranti inclusi – è stato pagato di tasca nostra, come sempre del resto)