Abbiamo scoperto il libro di Luis Devin quasi per caso, ma ci ha subito travolti con la sua storia piena di fascino. Luis è un antropologo di Torino, da dove parte per ricerche antropologiche per il bacino occidentale del Congo. Qui trascorrerà un periodo piuttosto lungo, vivendo con la popolazione dei Baka: durante una delle spedizioni nella foresta pluviale del Camerun viene sottoposto al rito d’iniziazione maschile che segna il passaggio dei giovani Baka all’età adulta, rito segreto presieduto dagli anziani del gruppo e dallo Spirito della Foresta, entrando così di pieno diritto in un clan Baka. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare un po’ della sua storia.

NBM: Luis raccontaci l’inizio della tua storia: sei partito da solo? eri mai stato in zone simili?

LD: Poco prima di andare dai pigmei Baka ero stato una volta in Camerun con una mia amica e collega dell’università, per compiere la mia prima ricerca sul campo, ma in altre aree non di foresta e presso altri popoli non pigmei. A parte quella prima esperienza non ero mai stato in Africa centrale, anche se ero molto attratto da quelle aree e soprattutto dalla foresta pluviale. Una forte attrazione, non solo scientifica ma anche più personale, umana, per i popoli cacciatori-raccoglitori e le loro antiche culture, la loro vita tradizionale, il loro rapporto peculiare e unico con l’ambiente in cui vivono e da cui traggono, in modo assolutamente sostenibile, tutte le risorse. Quando ho vissuto con i Baka giravo spesso da solo in foresta con alcuni di loro, che mi portavano in visita a loro parenti e alla scoperta dei riti più interessanti per le mie ricerche. Anche quando ho compiuto il rito d’iniziazione, che racconto nel mio libro, ero solo. In una spedizione, sempre in Camerun, sono partito con una mia collega dell’università (all’epoca laureanda come me), anche se poi ognuno ha fatto le sue ricerche più o meno separatamente. In spedizioni più recenti in Camerun e in Gabon mi ha accompagnato la mia ragazza (quella dell’epoca, diciamo, e poi quella attuale…).

NBM: Ti asspettavi tutto quello che è poi successo?

LD: Prima di partire non potevo aspettarmi ovviamente tutto quello che è successo, ma in verità sognavo di vivere esperienze del genere con un popolo della foresta come i Baka…

NBM: Sai, la cosa a cui continuo a pensare è….ma quanto sarà stato difficile o straniante ritornare alla “normalità” o, forse, quanto è stato fastidioso tornare a tutte le cose che valutiamo e valutavi normali prima?

LD: Il ritorno, qui da noi, è stato abbastanza difficile, come hai intuito. Soprattutto il riadattamento ai nostri ritmi, alle nostre abitudini, a tanti aspetti della nostra cultura che vedi con occhi diversi e a certe nostre ipocrisie, per così dire, è stato complicato e piuttosto lungo. Poi, dopo qualche altra partenza e altri ritorni, ci si abitua anche a questo, e si finisce in qualche modo per sdoppiarsi, per vivere due vite parallele che non hanno molto in comune.

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NBM: C’è una persona in particolare che ti ha colpito durante questa esperienza?

LD: La donna più anziana del gruppo Baka che mi ha ospitato in Camerun. Una grande guaritrice, molto rispettata da tutti, depositaria di antichi saperi tradizionali legati alla farmacopea della foresta e a tante altre cose che i Baka, e l’umanità intera, rischiano di perdere per sempre. Come ho raccontato nel mio libro, è stata lei la prima ad accogliermi nel gruppo, a darmi del cibo, a interessarsi di me. E a supervisionare affettuosamente il mio soggiorno nella sua famiglia.

NBM: Qual è la cosa che non dimenticherai mai di questa esperienza?

LD: I ricordi sono tanti, e tutti molto vivi, anche se per motivi differenti. Certamente gli eventi che ho vissuto durante il rito d’iniziazione dei Baka sono tra i ricordi più indelebili, sono state situazioni forti, complesse, sensazioni che ho impiegato anni a cercare di decifrare (e a descrivere, per quanto possibile, nel libro). Credo però che i ricordi più vivi e importanti, alla fine, siano quelli che riguardano i rapporti umani, gli amici, i Baka che mi hanno accolto nelle loro capanne e mi hanno dato tutto, che mi hanno nutrito, protetto, curato quando stavo male, che mi hanno insegnato tutto ciò che so della loro cultura e della foresta.

NBM: Hai qualche viaggio in progetto ora? qualche occasione di studio?

LD: Sto programmando un ritorno in Camerun, dagli amici Baka che ho lasciato in foresta, e valutando nuovi progetti di ricerca in altri contesti culturali, presso altri popoli.

NBM: Immagino che il tempo nella foresta sia immensamente diverso da come lo percepiamo noi nelle nostre grandi città, a riguardo come hai vissuto la tua esperienza?

LD: Qui da noi, nel mondo occidentale, c’è questa tendenza affannosa all’iperattività, la propensione a riempire ogni momento con qualcosa, a cercare di rendere significativo il tempo che passa. Un atteggiamento del tutto incomprensibile per i Baka, che al contrario sembrano non conoscere la noia. Ricordo lunghissime soste nelle capanne comunitarie, dove gli uomini si ritrovano a conversare e a fumare tabacco. Attese infinite persino durante i giorni del rito di iniziazione, segregato con gli altri ragazzi nella capanna speciale dei candidati. Poteva non succedere niente per ore, pomeriggi interi ad aspettare, e noi sempre lì per terra, immobili sulle nostre stuoie. All’improvviso gli anziani ci venivano a prendere e ci portavano in foresta per compiere un rituale, e allora il tempo accelerava improvvisamente, in un istante eri catapultato in una nuova situazione che non sapevi come gestire, allora avresti voluto fermarlo, il tempo, prendere fiato, pensare. Ecco, direi che nella foresta la mia stessa idea di tempo si è dovuta modificare, in qualche modo espandere. I Baka non usano ovviamente strumenti per misurare lo scorrere del tempo, non contano i minuti, le ore,  neppure gli anni (non conoscono, infatti, la loro età). In poco tempo anche io ho cominciato a ragionare in termini diversi, è inevitabile. Arrivi in foresta, e prima che te ne renda conto non sai più che giorno sia, che ora sia, l’orologio non serve più.

Ecco qualche info sul libro scritto da Luis:
La foresta ti ha
di Luis Devin
Castelvecchi – LIT Edizioni
Pag. 192 (+ edizione ebook disponibile)

Luis Devin, nato a Torino nel 1975, ha compiuto ricerche antropologiche in Africa centrale, vivendo con i pigmei Baka e altri cacciatori-raccoglitori del bacino del Congo, di cui studia da oltre un decennio la musica, i rituali e le strategie di sopravvivenza. La foresta ti ha è il suo primo libro.

  • katia

    bellissima storia e foto straordinarie. leggerò il libro con piacere! grazie